Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
A gennaio la prima sezione penale della Corte di Cassazione aveva annullato, con rinvio alla Corte d'assise d'appello di Catanzaro, la sentenza di condanna a 18 anni di carcere per Vito Gallè (a sinistra), inflitta in appello il 29 giugno 2009, in quanto ritenuto responsabile del duplice omicidio di Angelo Cravè (a destra), 42 anni, e Giuseppe Campese (al centro), 35, avvenuto a Serra San Bruno la mattina del 18 febbraio 2008. A scatenare l'accaduto furono alcuni dissapori legati ad una servitù di passaggio, tra le due proprietà confinanti. Lo scorso mese di marzo furono anche concessi i domiciliari per il 47enne. La Corte d'Assise d'Appello, però, si è espressa sulla vicenda, condannando Vito Gallè a 19 anni di reclusione.
Acquaro - È uno spettacolo indecoroso quello che appare agli occhi dei cittadini acquaresi che, quotidianamente, si recano al cimitero per fare visita ai propri cari. Incuria e degrado prevalgono da diversi anni. Come si può notare dalle immagini, una volta riesumate le salme, il tutto viene lasciato lì, nel più totale abbandono. In alcuni loculi, addirittura, ci sono tutt'oggi i resti di bare e di materiali usati, appunto, per la riesumazione. Una situazione questa che purtroppo vige da tempo, ma la politica si dimostra latitante anche di fronte a questo genere di problemi. Pubblichiamo alcune foto scattate e inviate da un lettore della zona
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
La più grande tragedia dell’immigrazione - per numero di vittime - che la storia abbia mai conosciuto. Sono 211, ad oggi, i corpi senza vita recuperati a Lampedusa. I superstiti raccontano fatti e numeri che fanno pensare che ancora, purtroppo, il “peggio” deve arrivare: «sul peschereccio eravamo in 518». Molti dei cadaveri rimangono quindi prigionieri degli abissi. Catturati dalla pancia di quel relitto che giace sommerso a 50 metri di profondità di fronte alla costa dell’Isola dei Conigli. I sub hanno estratto questa mattina due donne abbracciate l’una all’altra. Tanti mancano ancora all'appello. Il molo Favaloro è diventato ormai una camera mortuaria a cielo aperto. I corpi giacciono racchiusi in contenitori di plastica grandi quanto sacchi a pelo. Ogni sacco è contrassegnato da un numero.
Peggio che uccidere un uomo, è ucciderne anche il ricordo. Farlo svanire nel nulla, cancellarne la memoria, privarlo anche di una degna sepoltura e tenerlo sospeso, come in un limbo eterno, in uno spazio e in un tempo che non è né della vita né della morte. Un destino tremendo, che in Calabria è toccato a molti, tanto da diventare metodo, pratica consolidata, privilegiata da chi vuole annientare una persona non solo fisicamente, da chi vuole cacciare il “nemico” in un inesorabile oblio. È la famigerata lupara bianca, l'arma più temibile della 'ndrangheta, che uccide, inghiotte e non lascia tracce dietro di sé, solo dubbi atroci, domande disperate che non troveranno mai risposta. E tanto dolore. Le vittime non si contano più, come non si contano le madri che cercano con cocciutaggine una verità che solo in alcuni, rari casi sono riuscite a far venir fuori. Di contro, invece, questa barbara pratica criminale si sta materializzando anche in territori che, finora, ne erano rimasti immuni. Perché la lupara bianca “conviene”
SERRA SAN BRUNO - Hanno utilizzato del liquido infiammabile per tentare di dare alle fiamme il fuoristrada, un Toyota di proprietà di L.G., del luogo, parcheggiato in via Filangieri, nel centro storico del paese della Certosa. L' incendio, però, è stato prontamente sventato da alcuni passanti ed i danni sono stati fortunatamente limitati. Il fatto è accaduto stanotte, intorno alle 2. Sul posto, sono intervenuti i carabinieri della locale Compagnia, agli ordini del maresciallo Giuseppe Grillo, ai quali ovviamente spetterà il compito di fare luce sull'accaduto. L'ultimo episodio si è verificato lo scorso mese di luglio, quando ad andare completamente distrutta è stata una Fiat Punto, parcheggiata in via Antonio Gramsci. I danni all'epoca hanno interessato anche le abitazioni situate nelle vicinanze.
Se ne potrebbe trarre un telefilm, o meglio una soap-opera dalla trama intricata. Con inganni, patimenti, dubbi, tormenti, amore ed odio. Il soggiorno complicato di Don Alessandro Iannuzzi – da quasi due anni parroco della passionale Brognaturo – è ormai volto al termine, così come la sua esperienza di prete in una comunità, evidentemente, ancora troppo legata alla figura del compianto Don Francesco Timpano.
C’è anche l’ex presidente del Parco delle Serre, Gregorio Paglianiti, tra le persone indagate per abuso d’ufficio e falso ideologico in atti pubblici, nell’ ambito di una inchiesta portata avanti dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, che avrebbe evidenziato presunte irregolarità nella stabilizzazione di alcuni soggetti al Parco, nonché la gestione di determinati concorsi, pilotati proprio al fine di favorire alcuni candidati. I pubblico ministero, Santi Cutroneo, in particolare ha chiesto il rinvio a giudizio, oltre che per Paglianiti, anche per altri ex dirigenti dell’ ente, avvocati e componenti delle commissioni esaminatrici.
Questa mattina la sede sociale di Catanzaro della Sorical Spa è stata letteralmente presa d’assalto da una sessantina di dipendenti impiegati nell’indotto della stessa società che si occupa della gestione delle risorse idriche calabresi. I dipendenti, operanti quindi in aziende impegnate nella manutenzione degli impianti di competenza della Sorical, hanno manifestato davanti agli uffici di Catanzaro a causa di gravi ritardi nel pagamento degli stipendi attesi, per alcuni, da ben sette mesi. "La mobilitazione – sostengono i dimostranti - è stata organizzata anche per attirare l’attenzione sul dramma occupazionale che potrebbe abbattersi sui dipendenti Sorical da qui a poco, visti i diversi problemi che attanagliano il futuro della società posta attualmente in liquidazione e sempre più propensa ad abbandonare la gestione degli impianti idrici calabresi".
SERRA SAN BRUNO- Ad essere colpito stavolta da atti di vandalismo è stato il campo di calcio “la Quercia”. Infatti non appena finita la stagione calcistica, con la risalita in seconda categoria di una delle due squadre locali e la permanenza nella prima categoria dell'altra, alcuni vandali si sono da subito messi in azione rompendo la catena che chiudeva un ingresso secondario, facendo così irruzione nel campo e negli spogliatoi, dove si sono dedicati allo sfondamento di porte, rompimento di vetri, sradicamento di piastrelle, ribaltamento di panchine e scaffali, insomma un vero e proprio raid vandalico che ha colpito tutto quanto si sono trovati difronte. Fatto aggravato ancora di più se si pensa che per tutta la stagione calcistica non solo non si sono verificati mai tali atti, ma l'impianto era gestito in maniera impeccabile dalle società. Non è la prima volta comunque che si registrano questi riprovevoli accadimenti nella cittadina della certosa, infatti ad essere oggetto di forme di vandalismo sono stati dapprima la piscina comunale, poi la palestra interscolastica(più volte), l'anfiteatro e l'ex ristorante kursaal (di proprietà della Regione Calabria). Un grave atto questo che va a colpire ancora una volta chi vuole mediante attività sportiva svolgere anche attività sociale e pone seri dubbi sulla cultura della legalità e del rispetto della cosa pubblica, che devono essere presenti in una comunità come quella serrese, ma che purtroppo per varie cause sono in alcuni casi assenti.
(articolo pubblicato su Calabria Ora)
Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
Associazione "Il Vizzarro”
via chiesa addolorata, n° 8
89822 - Serra San Bruno