Mercoledì, 15 Agosto 2012 20:03

Serra Capitale

mini serra san bruno 2

Come del resto era prevedibile, la speculazione che stiamo subendo, da quella parte di popolazione del mondo che ha in mano risorse e ricchezza, che altrimenti chiamano “crisi”, non ha risparmiato Serra San Bruno. Che volete? Sarà stata l’acqua sporca, deterrente per quanti hanno preferito non esporsi al vituperato liquido made in Alaco, sarà stata la totale assenza di un ufficio predisposto alla ricezione turistica, fatto di agenzie, di siti operativi, di tecnici delegati alla predisposizione di quelle condizioni che poi permettono e garantiscono un generale aumento dell’Indotto tanto agognato in Serra ed in Calabria molto più generalmente. Eppure ricordo la compagine elettorale che ora amministra questa dimenticata cittadina dell’entroterra calabrese, che tra le tante corbellerie esplose dai berlusconiani palchi, parlava di una fantomatica Capitale Europea del Turismo Religioso.

Pubblicato in LO STORTO

mini mpa_serraRiceviamo e pubblichiamo:

La Maggioranza in seno al Comune di Serra San Bruno, vive costantemente la questione legalità con una strana visione tutta sua, figlia evidentemente di quel modus operandi che ha portato il Popolo delle Libertà a vincere le elezioni Comunali del 15 -16 Maggio 2011.

Tutto ciò che in qualche modo ne sfiori il tema mette ansia, paura e inquietudine agli interessati.

Ma cosa potrà mai creare tanta angoscia nella maggioranza al solo richiamo della legalità? Perfino durante la visita del Santo Padre o durante il corteo in ricordo delle vittime innocenti delle mafie si notava nella maggioranza (molto risicata al corteo) l’imbarazzo a stare assieme alle Autorità presenti. Lo stesso imbarazzo che riteniamo sia stato alla base della decisione di non organizzare una cerimonia pubblica per scoprire la targa “Qui la ‘ndrangheta non entra”, e immaginare, come lo struzzo che nasconde la testa sotto sabbia, che basta solo fissare, con sette mesi di ritardo, di notte in notte, furtivamente e con un assordante silenzio, la targa all’ingresso del Municipio per adempiere alla rovinosa quanto spinosa richiesta della Minoranza, tralasciando di invitare il Prefetto, le Forze dell’Ordine, le Autorità ecclesiastiche, quelle scolastiche e chiaramente il Consiglio Comunale che ha votato all’unanimità la proposta.

Perché tutto questo? Forse perché si ha timore o, meglio, vergogna, della presenza di tutti i componenti del Consiglio che non possono essere sostituiti a piacimento come quando si sostituisce un Assessore (Zaffino) per rilanciare l’azione amministrativa????? Cosa crede questa maggioranza che basti solo togliere dalla mente un problema perché questo, come per magia, scompaia?

La maggioranza consiliare sarebbe stata di certo una dei più importanti casi clinici di Sigmund Freud, il quale si sarebbe di certo accorto del meccanismo psicologico che sta allontanando dalle coscienze del Sindaco e dei suoi compari, quei pericolosi pensieri farciti di lati oscuri sui quali nascono i sospetti e i misteri oramai noti.    

Un tema, quello della legalità, sul quale questa maggioranza è oramai abituata a disattendere o rimuovere.

Nella teoria psicoanalitica, la rimozione, infatti, è un meccanismo di difesa e consiste nell'inconsapevole cancellazione di un ricordo, di una esperienza che il soggetto ha vissuto come acutamente angosciante o traumatizzante.

Di fronte a una situazione che genera eccessiva angoscia, per esempio, l’individuo ricorre a varie strategie per fronteggiare l'estrema portata ansiosa dell'evento, con lo scopo preminente di escludere dalla coscienza ciò che è ritenuto inaccettabile e pericoloso.

D’altronde non può esserci altra spiegazione, dato che, nonostante ciò, la cosa non sembra assolutamente preoccupare Rosi & Compari. Dei numerosi atti illegittimi, posti in essere da questa incompetente e discutibile compagine nel primo anno di attività, già si stanno occupando le Forze dell’Ordine, ma, purtroppo, in spregio alle regole e alle leggi, continua imperterrita e senza preoccupazione alcuna, insita solo in chi è convinto di avere SANTI IN PARADISO, la produzione di dubbi Atti che a quanto pare hanno l’unico scopo di placare il proprio, sempre più agguerrito, elettorato che ormai, ovunque e senza pudore, rinfaccia il mancato rispetto delle promesse fatte in campagna elettorale.

Così, dopo l’affidamento di lavori in somma urgenza, con gara truccata, l’indecorosa gestione delle posizioni organizzative al personale dipendente, l’affidamento diretto a ditta esterna per il trasporto rifiuti, che scientemente hanno reso necessario con la ricollocazione dei bidoni della spazzatura in tutto il territorio comunale, mancata pubblicazione di Determine per oltre 7 mesi, la dubbia gestione dell’emergenza neve, le Ordinanze ballerine, l’incoraggiamento sui network all’avvelenamento collettivo, ecc. ecc., la Giunta Comunale, con delibera n. 128, del 13.07.2012, approva una bozza di convenzione e decide di affidare, ai sensi dell’art. 5 della L. 381/91, ad una cooperativa sociale di tipo B, l’attività dei servizi di gestione parcheggi siti nei pressi della Certosa e di Santa Maria del Bosco.

A tale Delibera è seguita la Determinazione n. 35, del 18.07.2012, del Responsabile del Settore Lavori Pubblici, che ha affidato direttamente il servizio di gestione parcheggi alla Società Cooperativa Sociale “Atena Servizi” di Mileto (VV) che, puntualmente, e su questo non avevamo alcun dubbio, avvia al lavoro giovani di Serra San Bruno di notoria fede politica.

Dalla lettura e, quindi, dall’analisi dei citati atti deliberativi, apprendiamo che il co. 1 della citata L. 381/91, come giustamente viene riportato in premessa della delibera, prevede la derogabilità alla disciplina in materia di contratti della pubblica amministrazione e l’affidamento diretto, mediante stipula di convenzioni, per la fornitura di beni e servizi, diversi da quelli socio-sanitari ed educativi, A CONDIZIONE CHE tali convenzioni siano finalizzate a creare opportunità di lavoro per le persone svantaggiate.

La Giunta Comunale però, opportunamente e dolosamente, richiama in delibera il D. Lgs. n. 276/2003, che, ai fini e per gli effetti di cui allo stesso Decreto, che nulla hanno a che fare con la L. 381/91, all’art. 2 definisce “lavoratore svantaggiato” qualsiasi persona appartenente ad una categoria che abbia difficoltà ad entrare, senza assistenza, nel mercato del lavoro, ovvero qualsiasi persona che soddisfi almeno uno dei criteri indicati all’art. 2 del Regolamento comunitario richiamato sempre in delibera. Ciò è aberrante.

Invero, le persone svantaggiate interessate sono quelle che la stessa Legge 381/91 definisce all’art. 4, così come modificato dall’art. 1 della legge 193/2000, che testualmente recita: “Nelle cooperative che svolgono le attività di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), si considerano persone svantaggiate gli invalidi fisici, psichici e sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici, anche giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli alcolisti, i minori in età lavorativa in situazioni di difficoltà familiare, le persone detenute o internate negli istituti penitenziari, i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all'esterno ai sensi dell'articolo 21 della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni. (…Omissis … ).

Non ci risulta che le persone assunte rientrino in una delle categorie sopraelencate, ma questo dovrebbe essere immediatamente verificabile, tenuto conto che la condizione di persona svantaggiata deve risultare da documentazione proveniente dalla pubblica amministrazione (art. 4, co. 2, legge 381/91). Altrimenti sarebbe troppo facile raggirare ed eludere i limiti imposti dalla legge in materia di assunzioni (Circ. MEF n. 11/2011)

Ma l’abuso non finisce qui.

Secondo le Linee guida per gli affidamenti a cooperative sociali ai sensi dell’art. 5, co. 1, della L. n. 381/91, emanate dall’Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori, servizi e forniture ( AVCP ), l’utilizzo del convenzionamento diretto deve concernere l’affidamento di servizi strumentali, cioè svolti in favore della pubblica amministrazione e riferibili ad esigenze strumentali della stessa, con esclusione dei servizi pubblici locali (in tal senso, C.d.S., sez. V, 11.05.2010, n. 2829) o, comunque, erogati in favore dell’utenza.

L’Autorità di Vigilanza, con Deliberazione n. 34 del 9 marzo 2011, ha escluso che l’istituto della convenzione diretta possa estendersi alle concessioni di servizio pubblico, quali ad es. la gestione di un parcheggio, per le quali la controprestazione consista nel diritto di gestire e di sfruttare economicamente il servizio, secondo lo schema di cui dall’art. 30 del Codice dei contratti.

Purtroppo, anche in questo caso, e non sarà l’ultimo, dobbiamo rilevare che questi signori perseverano nella volontà di gestire la “cosa pubblica” come fosse “cosa loro”, con l’aggravante di farlo in totale disprezzo delle norme che stanno alla base di una gestione legale, imparziale, trasparente e democratica.

Eppure le indagini in corso sul “caso Zaffino”, che hanno portato in Caserma il Sindaco e tutti i consiglieri comunali per essere interrogati, avrebbero dovuto insegnare qualcosa. Quantomeno avrebbero dovuto suggerire un po’ di cautela e non certamente di continuare in questa sfida impari che li vede ogni giorno sempre più isolati e spaventati all’idea di una sempre più imminente e, ormai, ineludibile visita ispettiva.

Ma di chi è la responsabilità di questa inquietante situazione?

Nei romanzi gialli lo stereotipo è che il colpevole è sempre il maggiordomo, innanzitutto perché all'interno di un romanzo è il personaggio più interessante che non mostra mai ciò che pensa veramente e mantiene sempre la posizione di umile servitore, e poi perchè il maggiordomo essendo sempre stato al servizio del padrone, è alla ricerca di un "riscatto", di una vendetta, di un capovolgimento della situazione.

Ora, benché non sia difficile individuare in questa maggioranza chi ricopre il ruolo del maggiordomo e chi, invece, quello del padrone, temiamo che in questo caso il maggiordomo non sia così impavido ad affrontare la situazione. Ed allora, la responsabilità sarà forse del padrone?

Un caso esemplare che ci ricorda la trama del romanzo “10 piccoli indiani” di Agatha Christie:  

- Otto persone, che non si conoscono tra di loro, sono state invitate dal padrone di casa, di cui non sanno l’identità, in una splendida residenza su un’isola dell’Inghilterra. Nonostante lo strano invito, gli ospiti decidono di accettare la proposta e, ognuno di loro, spinto da motivazioni diverse, chi per necessità, chi per gioco, chi per opportunità, si presenta all’appuntamento in questa villa. Gli invitati non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Hanno trovato una poesia incorniciata, appesa sopra il caminetto della loro camera, e una voce registrata, inumana e penetrante, che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l'inizio di un interminabile incubo: essendo solo loro gli abitanti di quel luogo ameno, sanno di conoscere l’assassino, poiché deve essere per forza in mezzo a loro e siede al tavolo insieme a loro.I sospetti ricadono su tutti, nessuno escluso, e non ci sono mai abbastanza indizi, non si capisce cosa si nasconde dietro questo gioco perverso né chi ne sia l’artefice.

Il colpo di scena principale, qui, consiste nel fatto che i personaggi scompaiono tutti -.

Chissà se anche in questo romanzo tutto serrese l’epilogo per questi signori possa essere la stesso? D’altronde, anche loro, come gli invitati del romanzo, hanno accettato l’avventura pensando ad un prospero soggiorno e ad un roseo futuro, fino a quando il padrone, raggiunto lo scopo (elettorale) e preoccupato di essere scoperto, non li ha trattati da indesiderati e li ha messi gli uni contro gli altri.

Noi ci auguriamo che l’epilogo sia lo stesso, perchè non è utopico pensare che, finalmente,  anche a Serra San Bruno si possa tornare alla normalità. PREFETTURA DOCET.

 

MPA-AD Sede di Serra San Bruno

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mini municipio serraSERRA SAN BRUNO - Acqua e ospedale. Ad oggi, sembrano essere questi i temi al centro del dibattitto politico locale. Da un lato, infatti, la minoranza critica senza mezzi termini l’ "immobilismo" dell’amministrazione comunale e, dall’altro, la maggioranza pidiellina si difende rispedendo le critiche al mittente. Un rimpallo di accuse e di responsabilità, insomma, che non ha portato ad alcun risultato concreto. Eppure, dalle retrovie qualcosa si muove. La minoranza, infatti, è in attesa di conoscere l’esito della questione relativa a Bruno Zaffino, l’ex assessore comunale ai Lavori pubblici estromesso dalla squadra di governo. Il sindaco Rosi, nel soffermarsi sulle motivazioni che lo avrebbero indotto a prendere una decisione di questo tipo, ha parlato di "rilancio dell’attività amministrativa".

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mini Cassari_F._GambinoNARDODIPACE - I luoghi che ispirarono a Sharo Gambino il suo primo romanzo, Sole Nero a Malifà, vivono ancora oggi, a distanza di 50 anni, lo stesso dramma di allora, l'isolamento. Cassari, frazione di Nardodipace arroccata sulle montagne al confine con il reggino, distante dal "capoluogo" più di 30 km, continua a soccombere, oggi come allora, sotto il peso di un'emarginazione che non è certo dovuta solo a fattori geografici, ma che ha assunto ormai da troppo tempo i contorni dell'emergenza sociale, economica, culturale. L'autore del Vizzarro arrivò qui per insegnare a leggere e scrivere ai contadini del luogo, e fu fortemente colpito dalle condizioni in cui vivevano, tanto da riuscire a far arrivare in queste montagne dei camion carichi di generi alimentari di prima necessità e soprattutto di medicinali.

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mini CAPOMOLLA_DOMENICOSERRA SAN BRUNO - I Carabinieri di Serra San Bruno hanno tratto in arresto il 19enne Domenico Capomolla (foto), ritenuto uno dei responsabili degli innumerevoli furti avvenuti nella cittadina montana negli ultimi mesi. Capomolla è accusato di essere l'autore del furto in casa di un'anziana signora residente nel centro storico di Serra, che fu legata e immobilizzata ad una sedia. Per l'arresto di Capomolla i carabinieri si sono serviti anche della collaborazione dei R.i.s. di Messina. Ora si cercano i complici del 19enne. Di seguito la nota stampa diffusa dal capitano Stefano Esposito Vangone, Comandante della Compagnia Carabinieri di Serra San Bruno.

I militari del Comando Compagnia Carabinieri di Serra San Bruno (VV), nella nottata odierna, ad esito di un’articolata e complessa attività investigativa, dipanatasi in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’ufficio G.I.P. del Tribunale di Vibo Valentia, hanno tratto in arresto CAPOMOLLA Domenico nato a Serra San Bruno (VV) il 19.03.1993, ivi residente in via Matteotti nr.26, celibe, nullafacente, con precedenti di polizia.

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mini acqua_pubblicaIl 20 Luglio scorso, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese. Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l'articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e reintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti. La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l'articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l'articolo 75 della Costituzione.

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mini Bivongi_e_fiumaraGiuseppe Gerace, 30 anni, è stato ucciso in un agguato avvenuto stamattina nelle montagne tra Bivongi e le Serre, al confine tra le province di Reggio, Vibo e Catanzaro. La vittima era alla guida di una jeep su una strada sterrata, quando l'auto è stata raggiunta da diversi colpi di fucile. Insieme a Gerace in auto c'era Giuseppe Geracitano, 19 anni, che è rimasto ferito. Secondo le prime ricostruzioni, pare che i due siano scesi dall'auto e abbiano tentato la fuga: il 30enne non c'è riuscito ed è stato freddato, mentre il 19enne, dopo essere fuggito attraverso un bosco, è stato visto e soccorso da alcuni operai forestali. Geracitano sarà sottoposto ad intervento chirurgico presso l'ospedale di Locri. Pare che a sparare siano stati almeno due sicari. Sull'agguato indagano i carabinieri.

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mini omicidio_fortuna_vibo_marinaSotto l'ombrellone, con la calura soffocante e i bambini che giocano a fare castelli di sabbia. In riva al mare, quando l'obiettivo è nudo, disarmato. La 'ndrangheta in Calabria uccide anche così. Dal Tirreno allo Jonio. Davide Fortuna, 31 anni, è stato freddato ieri pomeriggio, intorno alle 17, sull'affollatissima spiaggia di Vibo Marina. Proprio come Ferdinando Rombolà, 40 anni, crivellato di colpi sulla spiaggia di Soverato il 23 agosto 2010. Fortuna, come Rombolà, era in spiaggia con la moglie ed i figli piccoli. A Soverato il killer, dopo aver sparato, gridò ai bagnanti terrorizzati: "State zitti e fermi". Ieri a Vibo Marina, dopo aver piantato cinque colpi di pistola nel petto del 31enne, il sicario ha sparato un colpo in aria per farsi strada nella fuga.

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mini comitato_pro_serreSERRA SAN BRUNO - Il fantomatico balletto delle ordinanze, mandato in scena dall’amministrazione comunale serrese negli ultimi mesi, ha contribuito a rendere ancora più paradossale la questione acqua potabile. Si tratta, infatti, di un problema grave, che incide sulla salute oltre che sulle tasche dei cittadini, causato per larga parte dalla responsabilità delle amministrazioni comunali alla guida del paese dal 2004 (anno di insediamento di SoRiCal) e che viene malamente gestito oggi dall’amministrazione Rosi, che nell’arco degli ultimi 3 mesi ha tenuto un atteggiamento contraddittorio e fuorvianteper i cittadini, che oggi appaiono esasperati

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Riceviamo e pubblichiamo

Al Peggio non c’è mai fine, proprio per questo, la politica italiana non riuscendo più ad emergere dalla palude in cui si è andata a cacciare, pur di cercare di salvarsi, sta proponendo “il ballo degli Stregoni”. Cercano di mettere paura, terrorizzare tutti, in tutti i modi possibili e immaginabili. Le stragi di Stato sembrano essere terminate, ma il default da spread, che è uno degli spauracchi più gettonati, non sembra essere di meno delle stragi. Il vizietto è vecchio ed il repertorio è ricco e fantasioso e si aggiorna continuamente. La cosa comica è che, a furia di ripetere pubblicamente certi  slogan, si auto convincono di quello che dicono senza capire di cosa parlano. “Le iene docet”. Naturalmente, ognuno cerca il suo slogan con molta cura, ovvero, che possa soddisfare appieno le sue aspettative terrorizzanti. Purtroppo però, tutta questa macchinazione, che, in altri tempi, sicuramente, avrebbe avuto successo, oggi non funziona più. Quello di cui si sarebbero dovuti accorgere, e non si sono accorti, e che, a furia di esercitare giochetti politici di cattivo gusto sugli italiani, quest’ultimi, hanno fatto morire in loro ogni speranza. Il risultato pratico è stato che il popolo, demotivato, non va’ più a votare, non solo! Ma è diventato (ed è l’aspetto peggiore della faccenda) qualunquista e apatico. Via l’Ideologia, via il Nazionalismo, via l’Identità, via la Cultura, via la Storia, via la Lingua, via la Sovranità nazionale, via…, via … cosa rimane? “Un popolo di pecoroni”. Ecco il vero obiettivo che hanno perseguito in questi ultimi quaranta anni. Rendere il popolo un bue mansueto al servizio della politica. Ed ora cosa vogliono…? Questo è il frutto del loro seminato. Quindi, ben venga l’uragano. Ho letto l’intervento che ha fatto l’on. Censore a proposito della soppressione della provincia di Vibo Valentia, e sinceramente ho provato molta tristezza nel leggere (come da copione)  l’articolo con cui si ipotizza il disastro dalla mancanza della provincia. Altri, più in alto, manifestano la loro visione disastrosa sull’ipotesi di uscire dalla moneta unica! Ma è possibile che la voce politica si possa fermare a intimare disastri, quando il vero disastro lo ha prodotto la politica stessa? Le proposte (quelle vere) dove sono andate a finire? Di cassandre né abbiamo avute fin troppe! È ora di passare all’azione. Questo lo hanno capito tutti, fuorché la classe politica. Il vero problema del popolo italiano è la continua ingerenza politica nella vita privata dei cittadini. Un’ossessione. Politici che per decenni hanno sprecato il loro tempo a rendere il popolo: non sovrano, come sarebbe auspicabile, ma, servile ai partiti. Schiavo dei partiti. Solo per farne un esempio che, in questi giorni sta tenendo banco: Il Redditometro. Questo strumento impopolare e illegale perché viola palesemente l’art. 54 della Carta costituzionale, che impone il reddito a prescindere da tutto, ovvero da, malattie, incidenti, crisi economica, precarietà, che tratta il liberi lavoratori come fossero dei dipendenti statali, che ha indotto i più piccoli a chiudere le “loro” attività e quindi a lavorare (quando possibile) in nero, mentre, ha indotto quelli più facoltosi a esportare i loro capitali all’estero. Caro on. Censore, questi sono i veri problemi della gente non la chiusura di una insignificante  provincia o di un Parco regionale. La politica oggi deve fare solo e soltanto un passo indietro rispetto alla sovranità popolare, ovvero, deve fare deregulation. E lo deve fare, con molta attenzione e non con la semplice e solita disinvoltura e superficialità con cui ha operato sino ad oggi! Deve dare la possibilità a tutti di sbarcare il lunario senza interferire col mondo produttivo. L’irap, per il mondo del lavoro, equivale allo “strafulminato di cianuro”, quanto ci vuole ancora per capirlo? Meno impeachment  burocratico a tutti i livelli. Il reddito non si può imporre né si può stabilire a prescindere. Esistono meccanismi supercollaudati  da centinaia di anni che regolano il rapporto di lavoro senza che lo Stato ci ficchi il naso e, men che meno, la magistratura. Le leggi economiche non sono delle scienze esatte e ciò che è successo a livello mondiale né è la dimostrazione. Non c’è niente da inventare.  Essere vicino a i soggetti più deboli, più abietti, non significa prendersi “cura” di tutti. Come abbiamo potuto costatare sulla nostra pelle, la cura per tutti ha prodotto una società malata. Lo Stato impiccione canonizzato da alcune ideologie ottocentesche fa solo danni. E, giusto per chiarire: Uno Stato ricco non significa che le istituzioni devono amministrare il 100% delle ricchezze di ciascun cittadino italiano, entrando nei suoi conti bancari, nelle sue agende, nelle sue case, nelle  sue aziende, nella vita privata, ecc. , bensì significa che,  i singoli cittadini dello Stato in cui sono sovrani sono ricchi. Credetemi! È tutta un’altra storia, E, la prima ricchezza di un popolo è, certamente, la Libertà per la quale, in passato si è intrinsa di sangue la bandiera a prescindere dall’orientamento politico.

 

Francesco Pastore

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