mini 112Nella serata di ieri, i carabinieri della Stazione di Soriano Calabro, guidati dal maresciallo Barbaro Sciacca e diretti dal capitano della Compagnia Carabinieri di Serra San Bruno, Stefano Esposito Vangone, hanno proceduto alla notifica di un'ordinanza per espiazione pena detentiva emessa dal tribunale di Palmi nei confronti di Giuseppe Mastruzzo, 41enne disoccupato di Limbadi già noto alle forze dell'ordine, ma domiciliato a Gerocarne, per il reato di ricettazione, commesso a Feroleto della Chiesa, nel Reggino, nel lontano 1996. L'arrestato, tradotto presso la propria abitazione in regime di domiciliari, dovrà adesso espiare la pena di un anno e cinque mesi.  

 

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mini 20140807_225204Nella tarda serata di ieri, i militari del Comando Stazione Carabinieri di Serra San Bruno, coadiuvati da personale dell'aliquota radiomobile di Compagnia, hanno tratto in arresto, in flagranza di reato, Rocco Cosmano, 50enne di Serra, ivi residente in contrada Tavolella s.n.c., per il reato di detenzione abusiva di arma clandestina e ricettazione.

Nel corso di una perquisizione eseguita presso l'abitazione del pensionato - che tra l'altro è già noto alle forze dell'ordine - i militari hanno rinvenuto, occultato all'interno di un tubo in pvc, interrato nel cortile dell'abitazione, un fucile doppietta, calibro 16 a canne mozze con impugnatura modificata, privo di marca e matricola. L'arma è stata posta sotto sequestro, mentre il 50enne, dopo le formalità di rito, è stato condotto presso il carcere di Vibo Valentia, a disposizione della competente autorità giudiziaria. 

 

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mini furto_energiaSORIANO CALABRO - Nella giornata di ieri, i militari della dipendente Stazione Carabinieri, nel corso di un predisposto servizio finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati contro il patrimonio, hanno tratto in arresto in flagranza di reato Elisa De Masi, nata a Soriano Calabro (VV) il 21.10.1985, ivi residente in via Giardinieri, nubile, commerciante, poiché responsabile del reato di furto aggravato di energia elettrica. Nel corso del controllo, i militari operanti - coadiuvati da personale della società Enel, a seguito di perquisizione presso l’attività commerciale della predetta - hanno accertato che la stessa aveva manomesso il proprio contatore, collegandosi abusivamente alla linea elettrica, per alimentare la propria attività di autolavaggio, nonché la propria privata abitazione.
 
Nel medesimo contesto, venivano altresì deferiti a piede libero D. M. V., nato Sorianello (VV) il 04.05.1954 operaio; G. A. M., nata Soriano Calabro (VV) il 26.11.1960 casalinga; D. M. G., nato Vibo Valentia (VV) il 21.04.1982 operaio, sorvegliato speciale di p.s.; A. M. R. nata Soriano Calabro (VV) il 02.01.1990 casalinga; M. V. I, nato Romania il 22.03.1979 operaio e M. A. E., nata Romania il 21.12.1984 casalinga. Tutti soggetti beneficiari, a vario titolo, del provento del reato.
 
L’arrestata, espletate le formalità di rito, veniva tradotta presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari, così come disposto dall’autorità giudiziaria. Arresto che, successivamente, è stato convalidato in sede di giudizio per direttissima. 
 
 
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mini Carabinieri-sorianelloI carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno, guidati dal capitano Stefano Esposito Vangone, hanno effettuato nella giornata di ieri un arresto per violazione degli obblighi imposti dalla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, nei confronti di Giuseppe Scarmozzino, 44enne residente ad Acquaro. 
I militari dell’aliquota radiomobile, hanno colto l’uomo in flagranza di reato, mentre si trovava all’interno di un bar sito nella stessa cittadina di Acquaro. Nella circostanza Scarmozzino è stato sorpreso mentre era intento a dialogare con alcuni pregiudicati del luogo, in totale violazione degli obblighi di legge a lui imposti. Scarmozzino, espletate le formalità di rito, è stato sottoposto, dunquem al regime degli arresti domiciliari, in attesa del giudizio per direttissima.
 
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palazzo di giustizia locriSono stati assolti con formula piena i due operai Afor, Rocco Iacopetta e Adriano Cirillo, entrambi residenti a Nardodipace nella frazione di Cassari, che erano stati imputati il 28 settembre 2012 per il reato – in concorso fra di loro - di coltivazione di sostanza stupefacente. Nel dettaglio l’accusa riguardava la messa a dimora, in un terreno ricadente nel Comune di Caulonia, in provincia di Reggio, di ben cento piante di canapa indiana con altezza compresa tra i 2,5 e i 3,5 metri.

Il giudice del Tribunale di Locri, Davide Lauro, dopo una lunga Camera di Consiglio, ha quindi accolto a pieno la tesi difensiva formulata dall’avvocato Raffaele Masciari, basata sulla estraneità dei due imputati rispetto ai fatti contestati. Il legale ha infatti evidenziato come non vi fosse alcuna traccia nel verbale d’arresto – né in tutti gli altri atti processuali – del fatto che i due operai idraulico-forestali fossero stati colti in flagranza di reato. Al momento del fermo, dopo le formalità di rito, nel settembre dell’anno scorso i due erano stati arrestati e tradotti, per due settimana circa, nella casa circondariale di Locri. All’udienza di convalida dell’1 ottobre 2012, il gip Caterina Capitò, aveva deciso la convalida dell’arresto, disponendone però l’immediata liberazione, applicando la contestuale misura dell’obbligo di dimora. In seguito il Pm era arrivato a chiedere la condanna di Iacopetta e Cirillo a 4 anni e mezzo di reclusione ciascuno e a 3.500 euro di ammenda. Il 17 dicembre scorso, infine, si è arrivati quindi alla totale assoluzione, in quanto i due operai non avrebbero commesso i fatti ascritti.

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Venerdì, 18 Ottobre 2013 18:09

Serra, 23enne arrestato per droga

 

mini carabinieriI carabinieri della locale Compagnia, guidati dal capitano Stefano Esposito Vangone, durante un normale servizio di perlustrazione diretto alla prevenzione ed alla repressione di reati concernenti la diffusione di sostanze stupefacenti, hanno tratto in arresto G.C., 23enne del luogo, per il reato di detenzione a fini di spaccio di 760 grammi di marijuana, suddivisa in cinque dosi. Il tutto è stato rinvenuto presso l'autolavaggio gestito dal giovane. L' autorità giudiziaria ha, dunque, disposto la misura degli arresti domiciliari.

 

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La notizia ha fatto il giro non solo della Calabria, ma si è immediatamente diffusa anche a livello nazionale. Pochi giorni fa in via Sharo Gambino, nella periferia del paese, è stato ucciso un cane con un colpo di arma da fuoco. Tutto è avvenuto la sera del 23 agosto, quando i carabinieri della locale Compagnia, guidati dal capitano Stefano Esposito Vangone, sono intervenuti in contrada Guido, dove era stata segnalata la presenza di un cane randagio, meticcio, di taglia grande, verosimilmente agonizzante, a seguito del dissanguamento causato da alcune evidenti ferite presenti sulla testa. 

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mini Placido_ScaramozzinoPlacido Scaramozzino fu legato, trascinato in un sentiero nei boschi di Gerocarne, colpito con una zappa al petto e alla testa, e fu seppelito ancora vivo. Il fatto avvenne il 28 settembre 1993 e il corpo del parrucchiere di Acquaro, che avrebbe pagato con la vita una presunta vicinanza alla cosca Maiolo di Acquaro, non fu mai ritrovato. Ieri, a distanza di vent'anni, la Corte d'Assise di Catanzaro ha emesso due condanne a 28 anni di reclusione per Antonio Altamura, 66 anni, ritenuto dagli inquirenti il capo della "società dell'Ariola", e Vincenzo Taverniti, 53 anni, riconosciuti colpevoli dell'omicidio di Scaramozzino. Un’assoluzione piena, invece per Antonio Gallace, 47 anni, anche lui di Ariola di Gerocarne. Altamura e Taverniti sono stati assolti dal reato di occultamento di cadavere. Per i tre il pubblico ministero Romano della Dda di Catanzaro aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

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mini tribunali-pmFABRIZIA - La Corte d’Appello di Catanzaro ha completamente ribaltato la sentenza di primo grado emessa diversi mesi fa dal tribunale di Vibo Valentia, condannando a 12 anni di reclusione Bruno Nesci e a 9 anni il genero Antonio Montagnese, entrambi di Fabrizia. Nell’ambito dello stesso processo, i giudici di secondo grado, hanno confermato le condanne di 10 anni di reclusione ciascuna ad Antonio Dessi e Domenico Audino, entrambi di Locri.

Le sentenze riguardano quindi il processo scaturito dall’operazione antimafia “Domino”. Ai due imputati fabriziesi è contestato il reato di associazione mafiosa. In particolare Nesci (56 anni) è indicato dagli inquirenti come capo del clan mafioso “Nesci-Montagnese” operante nella locale di Fabrizia. Mentre Dessi e Audino, già condannati nel processo per l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, sono stati incriminati per tentato omicidio, in un agguato avvenuto nel 2004, proprio a danno di Bruno Nesci.

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mini Soriano_Calabro_generaleSORIANO CALABRO – “San Francesco ha insegnato a pregare con i nostri fratelli ladroni”. Dev’essere quello che ha pensato un uomo di 53 anni che si è introdotto furtivamente nel convento dedicato a San Domenico approfittando del buio serale per mettere a segno un colpo ai danni dei frati domenicani, che però ha prodotto un magro bottino e che si è concluso con il suo arresto. E’ stato, infatti, tratto in arresto in flagranza di reato, con l’accusa di furto aggravato in abitazione, F. P. classe 1961, di Cosenza ma domiciliato a Squillace, già noto alle forze dell’ordine. Erano passate da poco le 18,00 di giovedì sera quando i militari dell’Arma della locale Stazione, appartenenti alla Compagnia dei Carabinieri di Serra San Bruno al comando del Capitano Stefano Esposito Vangone, nel corso di un normale servizio di controllo del territorio finalizzato alla prevenzione dei reati, sono intervenuti presso il locale Convento di San Domenico dei Frati Domenicani, sorprendendo e arrestando in flagranza di reato il 53enne con l’accusa di furto aggravato. Secondo la ricostruzione dei fatti operata dai carabinieri, F. P. dando presumibilmente per scontato che l’orario fosse propizio per un furto senza impedimenti, si sarebbe introdotto nelle stanze private dei monaci a cui avrebbe sottratto una somma contante di 145,00 euro. Successivamente, i carabinieri, dopo aver tratto in arresto il 53enne hanno provveduto informate l’Autorità Giudiziaria competente che ha disposto la traduzione dell’uomo presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari.

 
articolo pubblicato su Il Quotidiano della Calabria
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