Sabato, 14 Aprile 2018 11:50

Il “buco nero” della Trasversale ingoierà anche Silvia Vono

Scritto da Salvatore Albanese
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Un buco nero nel cuore dell’Appennino calabrese con intorno cantieri a cielo aperto che sembrano imbalsamati, sospesi nel nulla. Alcune delle aziende che li avevano allestiti sono fallite o hanno avuto altre grane giudiziarie. Per un numero imprecisato di volte, le ruspe, i camion, i loro mezzi da lavoro – come il finale triste di un film sempre uguale – sono stati mestamente avvistati scomparire all’orizzonte da comunità impotenti e sempre più esigue. Quegli stessi cittadini che vivono attorno al buco nero e rinnovano quotidianamente le frustrazioni che solo le infrastrutture eternamente incompiute ti sanno regalare. Un buco nero largo mezzo secolo e oltre e che al suo interno ha già ingoiato di tutto: sindaci e amministratori locali, senatori, deputati, presidenti di Regione, tecnici e burocrati della più disparata specie, capidipartimento Anas, architetti, ingegneri, geometri, costruttori, imprenditori, nani e ballerine.

La Trasversale delle Serre – strada a scorrimento veloce che almeno nelle intenzioni originarie avrebbe dovuto presto condurre da Soverato a Tropea e da Tropea a Soverato passando per le Serre – conosce da mesi la sua ennesima lunga fase di stallo. Per colpa di chi o di che cosa anche stavolta non è dato saperlo né capirlo, ma quel che sembra chiaro è che anche stavolta chi ha contribuito a salire alla ribalta strumentalizzando l’infrastruttura “maledetta” finirà per pagarne inesorabilmente le conseguenze. Anche se ancora non lo sa.

Il celeberrimo «lo sviluppo è avviato» di Pino Soriero, ex sottosegretario ai Trasporti del governo Prodi, resta agli annali come il non plus ultra del genere. Il politico di Catanzaro, a metà degli anni ‘90, aveva imbrattato ogni muro della Calabria centrale con manifesti che lo immortalavano, convinto e determinato, a indicare con la mano sinistra i piloni spogli del tronco di Chiaravalle. Ma ci vollero decenni affinché quei pochi chilometri di Trasversale potessero assaporare gli pneumatici delle auto, così tanto tempo che nel mentre Soriero si era ridotto a essere uno dei tanti che, trovandosi a passare da queste parti, aveva semplicemente avuto l’ardore di sfidare il buco nero della Trasversale finendo anche lui, inevitabilmente, per esserne ingoiato. Dimenticato, nel migliore dei casi, al pari di tanti predecessori e di altrettanti che lo seguiranno all’interno di quel buco nero circondato dai sempre uguali cantieri imbalsamati.

Ma nel tempo, finalmente, a mobilitarsi sono stati anche i cittadini che, vivaddio, hanno di recente fondato un Comitato civico spontaneo utile a riportare all’attenzione dei media e degli addetti ai lavori la tragica storia della triste incompiuta. Sono molti i risultati che il Comitato – non a caso nominato “50 anni di sviluppo negato” – ha saputo raccogliere nei mesi, così come tanti sono stati i semplici cittadini che condividendo la causa del sodalizio sono scesi in piazza a reclamare il sacrosanto diritto alla viabilità anche per questo angolo di Meridione. Ma ce n’è una di cittadina che, tra tutti i cittadini che hanno aderito al Comitato, col tempo si è fatta notare. Lo ha fatto senza peli sulla lingua, schietta, diretta, mettendosi contro i poteri forti come l’Anas, arrivando – assieme agli altri componenti del Comitato – a chiederne addirittura il commissariamento. Adesso però quella cittadina non è più una cittadina. È diventata un politico, è entrata in Parlamento e lo ha fatto grazie alla sua aspra lotta, appunto, per la Trasversale. La senatrice pentastellata Silvia Vono molto tempo prima del voto era stata nominata vicepresidente di quello stesso Comitato, carica che ancora oggi nonostante la nuova veste istituzionale continua a mantenere.

Insomma un Comitato civico di lotta e di governo, anche se proprio perché civico, popolare e spontaneo dovrebbe al proprio interno annoverare solo cittadini, al massimo amministratori locali. Perché i Comitati civici nascono da un vuoto di rappresentanza politica e istituzionale che proprio i cittadini intendono colmare, ma se a guidarli sono i politici e le istituzioni – i senatori come Silvia Vono – il rischio è quello di incarnare il più perfetto degli ossimori.

L’antitesi si è infatti compiuta e lo spartiacque delle urne dello scorso 4 marzo pare abbia determinato l’attesa metamorfosi della Vono, finita – come da copione, a sua insaputa – con un piede già nel buco nero. La cittadina/senatrice da agguerrita oppositrice dell’Anas ne è diventata perfetta cassa di risonanza. È infatti passato poco più di un mese dalle elezioni e le prime uscite pubbliche della neo inquilina di palazzo Madama hanno regalato ai lettori echi diversi da quelli del recente passato. Dall’impellente necessità di «commissariare l’Anas», con cui era considerato «inutile alcun dialogo», si è passati in soli quaranta giorni alle «visite di cortesia» (lo scrive proprio la Vono) con i vertici della stessa azienda.

Solo nell’autunno scorso la Vono urlava infatti a gran voce su tutti i giornali l’esigenza di «aggregare i cittadini del Basso Ionio e delle Pre Serre, uniti nella richiesta di commissariamento dell’Anas, perché – spiegava la vicepresidente del Comitato – è arrivato il momento di sbugiardare i Pinocchi di turno affinché la gente possa rendersi conto veramente di chi fidarsi per essere legittimamente e democraticamente rappresentata». E proprio per chiedere il commissariamento dell’Anas calabrese, la vicepresidente Vono aveva convocato i cittadini a un’assemblea promossa nel Municipio di Gagliato grazie alla quale programmare una «mobilitazione collettiva». Guai a non parteciparvi, il rischio sarebbe stato quello di «prolungare invano i danni per i cittadini del territorio». Insomma, commissariare l’Anas regionale subito.

Ma adesso come per magia tutto è cambiato. L’Anas non è più «ente correo» di quei “50 anni di sviluppo negato”, ma un qualcos’altro con cui interloquire con toni molto meno cruenti a tavolino, a Catanzaro come a Roma. Ieri, infatti, ancora con un comunicato stampa, la Vono per la seconda volta in pochi giorni da quando è senatrice, è finita per fare da megafono alla vecchia amica/nemica Anas, annunciando «entro fine anno il riappalto della bretella “Svincolo Gagliato-Campo Petrizzi”». Ne è sicura, gliel’hanno detto quelli dell’Anas (che in Calabria non va più commissariata).

E già ancora prima, all’incontro di mercoledì 21 marzo, questa volta i vertici dell’Anas regionale (sempre quelli che la Vono voleva commissariare) gli avevano assicurato che «avvenuta l’aggiudicazione efficace per il completamento dei tratti ex Cavalleri sulla Trasversale delle Serre» ossia il tronco di Monte Cucco e quello che collega all’A2, «subito dopo Pasqua verrà effettuata la consegna dei lavori, entro aprile è prevista la cantierizzazione ed entro i tre mesi successivi è prevista l’apertura al traffico». Attenta, senatrice Vono, la Santa Resurrezione è passata da due settimane e ancora tutto tace sui due tronchi della Trasversale per i quali l’Anas (da non commissariare più) le ha detto di dirci che si riprenderà presto a lavorare. Mentre quel buco nero, sempre di più, si allarga.

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