Sabato, 12 Maggio 2018 14:08

Serra, il parco di San Rocco e la democrazia di Tiririca

Scritto da Bruno Vellone
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Al parco di San Rocco, a Serra San Bruno, la primavera è finita. È stata abbattuta per mano dell’uomo che in un sol colpo ha strappato braccia, mani e vita di alcuni alberi secolari.

I platani centenari che abbellivano uno dei posti più frequentati della cittadina montana sono stati rasi al suolo.

Fonti vicine alla Curia, che è proprietaria dell’area sulla quale sorge un piccolo tempietto incompiuto da più di 50 anni, rassicurano che «è tutto autorizzato». Ma su questo non nutrivamo alcun dubbio. I dubbi sorgono, ed in verità sono molti, circa l’opportunità e la necessità del taglio effettuato. Era proprio obbligatorio? È stato preceduto da uno studio sulla reale possibilità di preservarli? Davvero mettevano in pericolo la struttura della chiesetta dedicata al pellegrino di Montpellier, una delle eterne opere incompiute di Serra? Molti cittadini sono perplessi e si sono indignati innanzi a due cose: la prima riguarda il taglio che ha spogliato uno dei posti più belli, dove generazioni e generazioni di ragazzi hanno trascorso le ore più liete dell’infanzia; la seconda riguarda il silenzio della classe politica che sembra non essersi accorta di nulla. Il Comune poteva in qualche modo impedirlo? Probabilmente no, ma si sarebbe auspicata una presa di posizione di chi avrebbe dovuto farsi portavoce della generale indignazione dei serresi. Ma nessun fiato è stato emanato nemmeno dai politici di opposizione. Diceva un insigne giurista che «l’uomo è una somma di fatti» e di fatti i politici nostrani ne hanno messi in campo davvero ben pochi, salvo uscire periodicamente sulle testate giornalistiche locali con proclami, annunci e resoconti di cui al cittadino importa ben poco. Francisco Everardo Oliveira Silva, di professione pagliaccio circense, umili origini nello stato nordestino del Cearà, meglio noto come Tiririca, è l’uomo controcorrente del Sudamerica. Forte di una popolarità costruita in realtà attraverso apparizioni televisive in veste di umorista, è arrivato a sedere tra i banchi della camera bassa del Congresso di Brasilia con uno slogan davvero efficace e particolare: «Peggio non potrò fare”» Prima di abbandonare il parlamento ha voluto esternare il resoconto della sua esperienza politica ai suoi colleghi parlamentari: «Anche io non è che abbia fatto molto in questi sette anni ma l’ho fatto a testa alta. Oggi posso ancora andare in giro perché ho coraggio, mentre molti di voi fuori di qui devono mascherarsi per non farsi riconoscere. È una vergogna».

Se dei politici si vergognano i politici forse sarebbe ora che incominciassimo a vergognarci un po’ anche noi.

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