spadolaUn po’ per volontà politica, un po’ per passività di chi quei territori li abita, anche per il 2014 il tabellone degli eventi culturali promossi nei vari comuni delle Serre Calabre, pare non possa gioire di iniziative di rilievo. Di recente, infatti, nella sede della Fondazione Terina di Lamezia Terme, l’Assessore regionale alla Cultura, Mario Caligiuri, ha incontrato i soggetti promotori degli eventi culturali finanziati dalla Regione Calabria attraverso l’utilizzo di Fondi comunitari. Presenti alla riunione, dunque - tra istituzioni pubbliche e operatori vari - i referenti di ben 40 attività organizzate in tutto il territorio regionale nei vari periodi dell’anno.

Secondo i dati ufficiali forniti dallo stesso Assessorato alla Cultura, nel 2013 le iniziative sostenute dalla Regione, hanno coinvolto oltre un milione e duecentomila spettatori, di cui ben il 40% proveniente da province diverse rispetto a quelle dove si sono tenuti gli eventi. Iniziative capaci, quindi, di calamitare la curiosità di molti e di determinare così anche cospicui flussi di denaro: in termini finanziari, infatti, il ritorno economico stimato sul territorio - sempre secondo i dati forniti dall’Assessorato - è stato di circa 34milioni di euro, pari a quattro volte il costo totale degli eventi e a otto volte i finanziamenti destinati. Infatti, proprio per l’anno scorso, sono stati promossi ben 40 eventi, finanziati dalla Regione con 4 milioni di euro, tutti derivanti da Fondi europei.

Nel corso della riunione sono stati resi noti, dunque, i nomi delle iniziative che verranno finanziate nell’anno in corso. Una ripartizione delle risorse però iniqua, visto che solo uno di questi eventi sarà realizzato nella provincia di Vibo (Premio letterario Tropea) e addirittura nessuno nel territorio delle Serre Calabre.

Di seguito l’elenco degli eventi che la Regione Calabria ha individuato tramite bandi pubblici:

Roccella Jazz di Roccella Jonica;
Peperoncino Festival di Diamante
Premio letterario Tropea;
Armonie d’Arte Roccelletta di Borgia e Catanzaro;
Cinema di Calabria;
Festival della Magia di Crotone;
Lamezia Summertime;
Stagione concertistica Ama Calabria di Lamezia;
Primavera dei Teatri di Castrovillari;
Famiglie a Teatro del Centro Rat di Cosenza;
Le strade del paesaggio della Provincia di Cosenza;
I luoghi ritrovati della Fondazione Politeama di Catanzaro;
Festival Euromediterraneo di Altomonte;
Varia di Palmi;
Peperoncino Jazz Festival;
Carnevale Occitano;
Concorso Musicale Orfeo Stillo di Paola;
Moda Movie di Cosenza;
Fatti di Musica;
Le mostre annuali del Centro Capizzano di Rende;
Premio Letterario Parole nel Vento della Provincia di Catanzaro;
Baccanalia di Tiriolo;
Autunno Musicale della Brass Collection;
Kaulonia Tarantella Festival;
Premio Padula di Acri;
Festa delle Invasioni di Cosenza;
Paleariza dell’area grecanica;
Rassegna di Teatro dell’Associazione Novecento;
Note di Fuoco;
Festival delle Serre di Cerisano;
Festival Leoncavallo di Montalto Uffugo;
Workshop Lirico di Verbicaro;
Borgo incantato di Gerace;
Tarantella Power di Badolato;
Festival degli Scacchi della Riviera dei cedri;
Corigliano Fotografia;
Presepe vivente di Panettieri;
Ritorno al Sud della Compagnia Teatrale del Grillo di Soverato;
Premio letterario Caccuri;
Horcynus Festival;
Premio Mia Martini di Bagnara.

 

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sette paia di scarpeSERRA SAN BRUNO - Sette paia di Scarpe, la prima fatica letteraria della giovane archeologa serrese Eliana Iorfida, sarà presentata domani, sabato 29 marzo, a partire dalle ore 17.00, a Serra San Bruno nei locali di Palazzo Chimirri.

Interverranno all’evento Bruno Rosi, sindaco di Serra San Bruno; Giovanni Bruno, prefetto di Vibo Valentia; Franca Falduto, responsabile delle consulte studentesche - Ufficio Scolastico Regionale; Demetrio Crucitti, direttore Rai Calabria; Paola Gaglianone, Rai Eri; Mario Bozzo, già presidente della commissione regionale del Premio Letterario "La Giara" e presidente della Fondazione Carical; nonché l’autrice Eliana Iorfida, Giara d'Argento 2013. Nelle vesti di moderatore il professor Tonino Ceravolo. 

Il libro nell’agosto scorso si meritò “la Giara d’Argento”, un importante riconoscimento assegnato al romanzo nell’ambito dell’edizione 2013 del Premio Letterario “La Giara” indetto da Rai Eri; una preziosa opportunità di scouting per scrittori esordienti al di sotto dei 39 anni, la cui premiazione è avvenuta nello splendido scenario della Valle dei Templi di Agrigento.

«Sette paia di scarpe – si legge nella motivazione che spinse la prestigiosa giuria alla consegna del premio – è la storia di Ahida e della sua adolescenza, che sullo sfondo della guerra arabo-israeliana del 2006, ci trasporta in un mondo arcaico, rurale, destinato a metamorfosi profonde, senza tuttavia rinnegare i valori di una tradizione millenaria. Eliana Iorfida, narrandoci la vita del piccolo villaggio nella Jazeera siriana, ci descrive, senza giudizi morali o politici, una società dettata da rigide leggi patriarcali, di cui riconosce i limiti, la durezza, ma anche la forza e l’integrità morale. Di quel mondo ci restituisce i colori, la natura, e un senso profondo di humanitas, di collettività, che ci ricorda la genesi delle nostre radici mediterranee».

Il giovane talento letterario ha tratto aspirazione per la stesura del suo romanzo di esordio, durante una delle tante missioni archeologiche, effettuata tra il 2006 e il 2007, sotto la direzione scientifica del Prof. Buccellati (Università della California), in un territorio, dunque, che può senza alcun ombra di dubbio essere annoverato tra i più caldi e sventurati al mondo. Nonostante i tanti impegni quotidiani, Eliana inizia a scrivere il suo romanzo, in maniera intermittente, nel 2008, lasciandolo in sospeso più volte. Poi nel 2012, una volta ultimata, decide di inviare la sua opera alla sede Rai di Cosenza per prendere parte al concorso. Tra gli autori di riferimento della giovane autrice serrese, Corrado Alvaro, che la stessa Eliana Iorfida riconosce peculiare per essere stato «tra i primi a cogliere l’omogeneità della tradizione mediterranea, la comunanza del Meridione d’Italia coi paesaggi e i volti che popolano la sponda opposta e che io stessa ho potuto apprezzare».

 

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mini luigiadefrancescoIl Musagete, Istituto culturale della Calabria con sede a Francavilla Marittima, in provincia di Cosenza, opera da ormai 27 anni su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione ed interesse per la cultura letteraria contemporanea, per la poesia e le manifestazioni artistiche in genere. Più di un quarto di secolo, quindi, in cui l’Istituto ha inanellato centinaia di eventi, reading e premi letterari di caratura nazionale. In particolar modo, l’ultimo dei concorsi banditi – il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata 2013, giunto già alla terza edizione – ha visto trionfare una giovane autrice serrese: Luigia De Francesco. 
 
Il riconoscimento – come seconda classificata della categoria “Opera Inedita” – è stato consegnato alla De Francesco lo scorso martedì 20 agosto, durante la cerimonia di premiazione che si è tenuta proprio a Francavilla Marittima nel suggestivo Largo dell’ex Chiesa Santa Rita. La giuria – composta da Giuseppe Massaro (Presidente), Guerino Donato, Sara De Bartolo e Rossana Lucente – ha quindi riconosciuto il valore del saggio di cui si è resa autrice la scrittrice della cittadina della Certosa, titolato “Lo spopolamento dei centri storici calabresi”. Medaglia d’argento quindi per Luigia De Francesco nella sua categoria, alle spalle della palermitana Liliana Nobile (prima classificata con il racconto “Lacrime di pioggia”) e seguita, al terzo posto, dalla parmese Teresa Giulietti (con il racconto “Di ombra ti avevo vestita”). 
 
Il saggio di Luigia De Francesco, “Lo spopolamento dei centri storici calabresi”, è un perfetto spaccato di quello che è il dannato declino socio-demografico che assilla ormai da anni la nostra regione. Un destino amaro a cui sono condannati, in particolar modo, i piccoli borghi della sempre più miserabile Calabria. Un’opera impegnata, in cui emerge, senza mezzi termini, tutto il dolore di una terra “ultima”, destinata ad uno sfollamento indolente, continuo e costante. Un dramma dei nostri tempi raccontato superbamente nel saggio sorprendente di questa eccelsa e sopraffine penna serrese.  
 
Nel corso della serata sono state premiate anche altre categorie letterarie inerenti ai migliori racconti e poesie inedite, sia in lingua italiana che dialettale. 
Si tratta quindi del primo riconoscimento ufficiale per la giovane serrese che, arrivata a questo punto, non può che continuare a coltivare la sua passione letteraria, in prospettiva di ulteriori riconoscimenti e di altre meritate affermazione. 
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mini eliana_iorfidaSERRA SAN BRUNO – Un riconoscimento prestigioso, non soltanto per l’autrice, ma che di riflesso e per suo tramite, si estende anche a tutta una nuova di generazione di intellettuali serresi. Una giuria d’indiscusso calibro - composta da giganti del panorama letterario, editoriale e giornalistico nazionale, quali Dacia Maraini, Franco Scaglia e Antonio Debenedetti, solo per citarne alcuni – ha assegnato la “Giara d’Argento” al romanzo secondo classificato “Sette paia di scarpe” di Eliana Iorfida, nell’ambito del Premio Letterario “La Giara” indetto da Rai Eri, giunto quest’anno alla sua seconda edizione, confermandosi ancora una volta una preziosa opportunità di scouting per scrittori esordienti al di sotto dei 39 anni. La archeologa trentaduenne originaria di Serra S. Bruno, - la cui premiazione è avvenuta nello splendido palcoscenico della Valle dei Templi di Agrigento - attraverso quest’opera prima, descrive la vita nel profondo nord-est siriano. «Sette paia di scarpe – si legge nella motivazione del premio - la storia di Ahida e della sua adolescenza sullo sfondo della guerra arabo-israeliana del 2006, ci trasporta in un mondo arcaico, rurale, destinato a metamorfosi profonde, senza tuttavia rinnegare i valori di una tradizione millenaria. Eliana Iorfida, narrandoci la vita del piccolo villaggio nella Jazeera siriana, ci descrive, senza giudizi morali o politici, una società dettata da rigide leggi patriarcali, di cui riconosce i limiti, la durezza, ma anche la forza e l’integrità morale. Di quel mondo ci restituisce i colori, la natura, e un senso profondo di humanitas, di collettività, che ci ricorda la genesi delle nostre radici mediterranee». «Ho dedicato quest’opera al popolo siriano che me l’ha ispirata – ha spiegato l’autrice al Quotidiano -  concedendomi il privilegio di conoscere una storia vera, toccante, durante una delle missioni archeologiche cui ho preso parte, tra il 2006 e il 2007, sotto la direzione scientifica del Prof. Buccellati (Università della California). Oggi la Siria sta vivendo un passaggio drammatico della propria storia, che non può lasciarci indifferenti». La scrittrice serrese ha iniziato a scrivere questo romanzo nel 2008, lasciandolo più volte in sospeso per via degli impegni quotidiani, ma senza abbandonarlo del tutto «perché sentivo – ha commentato - che le vicende travagliate dei personaggi erano lì ad aspettarmi, non potevo tradirle. L’autunno scorso ho appreso del concorso RAI e mi sono affrettata a spedirlo alla sede regionale di Cosenza, emozionata nel sottoporlo ad un primo giudizio autorevole ed esigente».  Gli autori di riferimento della scrittrice sono tanti, ma in chiusura di questo romanzo «ho voluto citare Corrado Alvaro e il suo importante reportage dalla Turchia degli anni ’30. Alvaro fu tra i primi a cogliere l’omogeneità della tradizione mediterranea, la comunanza del meridione d’Italia coi paesaggi e i volti che popolano la sponda opposta e che io ho stessa ho potuto apprezzare». La scrittrice si è quindi detta felice del traguardo raggiunto e onorata di aver rappresentato la Calabria in una circostanza così importante. «Spero – ha detto in conclusione - che l’opera diventi presto un libro e accompagni i miei futuri lettori in un viaggio avvincente, alla scoperta di un mondo che mi è rimasto nel cuore».  

 

(articolo pubblicato su 'Il Quotidiano della Calabria')

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Giovedì, 17 Gennaio 2013 13:26

Leggendo Sole Nero...

 

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Per alcuni autori della letteratura meridionalistica e non solo, molto spesso, l’infanzia o l’adolescenza sono state un utile strumento di lettura e d’analisi: primo per raccontare storie che fossero espressione di un contesto socio-culturale territoriale regionale, se non addirittura nazionale; secondo, evidenziare eventuali fenomeni sociali. E’ il caso di Saverio Strati con il suo “Tibi e Tascia” e “Mani vuote”, di Corrado Alvaro con “Gente in Aspromonte”, di Pier Paolo Pasolini con “Ragazzi di vita” ed “Una vita violenta”, ma anche della letteratura del centro-nord del Paese, come con Fenoglio ed il suo Agostino di “Malora”, di Carlo Cassola con “La ragazza di Bubbe”e per certi aspetti, anche se figura controversa, ma comunque adolescenziale, anche l’Alessandro di “Eroi del nostro tempo” di Pratolini; ed  infine, ultimi, non per ordine d’importanza, Silone e prima ancora di Verga, rispettivamente con il loro Neorealismo politico e Verismo letterario. Ma non sono solo i personaggi di questi romanzi le icone della letteratura sociale del sud del Paese (escludendo i borgatari violenti di Pasolini e le metafore di Pratolini, Fenoglio, Gadda, ecc.) i paradigmi di quegli scenari reali o presunti (molto spesso agropastorali della prima metà del Novecento) che la realtà, pure letteraria, ha oramai consegnato alla storia o alla finzione cinematografica. Più di altri, a raccontarci di tutto questo è il Gesuino di Malifà di Sharo Gambino (Frama e Rubbettino edizioni), l’esempio e  l’emblema  di quel racconto sociale che esce fuori dagli stereotipi della violenza di mafia, di casta sociale o delle vicende degli adulti in generale e ne mette in luce le contraddizioni dell’uomo in quanto essere, e dell’essere sociale con i suoi ma e i suoi perché. L'Autore, per la prima volta nel panorama letterario meridionalistico, in superficie spinge dal fondo dell’abisso della coscienza collettiva, di quel Meridione indifferente ed a volte apatico, in particolare  di quella Calabria rurale, che in parte oramai appartiene al passato, la violenza feroce, distinta dai tratti gentili dell’adolescenza, tratteggiandone aspetti e psicologia, tanto da farne un'unicità ed un caso letterario. Sì, il Malifà di Gambino esce dagli stereotipi e proietta sullo sfondo di quel mondo l’immagine di quella violenza degli adulti, frutto ed effetto di condizionamenti culturali e deviazioni sociali, ma porta in rilievo, soprattutto, un altro tipo di violenza: più cruda, più feroce, più drammatica, perché fatta d’innocenza ed ingenuità; perché perpetrata da bambini in un mondo di adulti violenti, ma subita da un ragazzo per l’espiazione di una colpa che lui non ha commesso, nel momento più bello e più tragico della sua vita. E' quell'attimo in cui, nell'avvertire la gioia inebriante dell'abbracciare e sentire il profumo di un corpo caldo bagnato di  una  donna e  la scoperta del suo stesso, di corpo, con il torpore della ragione e la piacevole inquietudine dell’anima, nell’aprirsi dei sentimenti, lo allontana  così dal suo Dio ( perché sente il paradosso della ragione della fede, sentendo la ragione dell'avvertire), e lo avvicina alla vita degli uomini, però, purtroppo, quando già il suo cammino è oramai segnato (da quel suo stesso Dio?) verso le porte del paradiso. Dall’altra, la visione deistica e l’inculcata percezione della presenza sbagliata di quel  Dio non suo, nonché l’idea di una religiosità opprimente, fatta anche di residuati ancestrali di paganesimo e visione delirante, quasi eremitiana, di primo cristianesimo orientale o da  primo Medioevo; ma anche presenza violenta nell’assenza di un padre e di una speranza insperata per un futuro migliore, lo portano al risveglio della coscienza ed al "lume della ragione," e lo assegnano al mondo delle cose e dell'inquietudine del corpo.

E’ vero, il Gesuino di Gambino con la sua Malifà è un concetto letterario nella Storia, ma che trova la sua origine e si alimenta nell’arretratezza socio-culturale e nell’ignoranza religiosa ed a volte violenta della ruralità sociale di Ragonà e Cassari di Nardodipace, nonché della Calabria degli anni cinquanta, residuali scampoli di una feudalità d’anno Mille. Ma è anche l’espressione di una società morente (perché vittima dei suoi stessi pregiudizi) la quale, non riuscendo a creare tensione connettiva e sviluppo sociale, si ripiega su se stessa e muore. Se la morte del protagonista è la metafora di una società che raggiunge il suo epilogo e si piega su se stessa, sotto il suo stesso peso, dall’altra, però, la presenza di figure, direi minori, poste sullo sfondo: il Fiorello, l’organizzatore di rivolte, l’uomo che rifiuta l’idea manzoniana dell’ineluttabilità della violenza del potere sulla società, fanno dire all’autore che c’è una possibile speranza, anche in quell’emisfero fatto di sottomessi. Purtroppo, il mondo di Gesuino nonostante tutto non è morto, anche se in agonia, mentre quello indicato e suggerito da Fiorello non è ancora nato, perchè Godot,  non è ancora arrivato. Nel riferimento letterario di Malifà, saranno pure cambiate le forme del suo malessere sociale, ma non la sostanza. La terra che vide Gambino fare il maestro serale nel 1959 - “Eroe del nostro tempo!” - sin da più di trent’anni, oramai ha la sua chiesa ed il suo cimitero; non girano più per le strade uomini avvinazzati a portare cadaveri stecchiti al camposanto del vicino paese o durante le lunghe nevicate invernali non si conservano più morti in casa, in attesa di poter aprire un varco lungo distese di neve e scoscesi pendii. Ma il riferimento letterario del Gesuino di Gambino gira ancora, come residuato di ere a noi lontane nel tempo, carico e gravato dei suoi pregiudizi religiosi e della sua idea di giustizia, un po’ ricurvo per il peso degli anni e della sua statura, a volte, con il suo sacco vuoto sulle spalle, e le lunga braccia penzoloni, come rami rinsecchiti. Metafora di una metafora! Figure che la modernità non ha cancellato e che il presente sta sbiadendo, ma comunque, ancora testimoni di un Tempo, come corpi di pietre scolpite su una strana isola: alieni che tracciano scie, senza volerlo, nella memoria delle loro Malifà. Aspetti di un mondo dove la finzione letteraria non ha avuto confini e la realtà, anche d’oggi, è sfumata, dove il bianco dell’uno ed il nero dell’altro intridono l’area di un grigio indistinto. L’idea di speranza di Gambino e di autodeterminazione e presa di coscienza di sé dei malifioti con Fiorello, non è come quella di Silone con il suo Berardo Viola, il quale condisce di visione leniniana pseudo-pararivoluzionaria la pentola della storia dei cafoni della Marsica. Il Fiorello di Malifà, nelle sue istanze ed esigenze di rivolta non ha ambizioni velleitaristiche di organizzare la loro rivolta attraverso il giornale e l’informazione, o di fomentare sedizioni e spedizioni punitive;  non individua nelle classi sociali più abbienti  l’elemento e l’ostacolo d’ abbattere per la creazione di una società comunista (come nel caso della rivolta di Caulonia) ma rivendica il diritto di dissentire e di protestare, nelle regole e con le regole (questa sì è finzione letteraria!) organizzando a sua volta i malafioti, contro quello Stato che gli nega l’identità di cittadino: la mancanza  assoluta di strutture viabilistiche, l’assenza di un medico, di un prete, delle più elementari condizioni di vita sociale. Nella Malifà di Gambino, ovvero, la Ragonà e la Cassari vive degli anni cinquanta, questi sono i temi e gli aspetti che sembrano riportarci, anche se eufemisticamente, all’Eboli leviana. Un mondo al di fuori del tempo e della storia, un mondo dove quel Cristo stenta ancora ad arrivare, anche perché l’assenza di quello stesso Cristo, ne determina la mancanza della critica della ragione e dell’autocritica della coscienza, disponendo così il proprio biglietto da visita, ancora stampato col grigio dell’ignoranza. Il paradosso è che, nonostante il vorticare, a volte  violento, del mondo d’oggi e delle società occidentali, la spinta propulsiva del motore di quel Nazareno, ancora non s’intravvede, e l’attesa di Vladimiro e compagni sembrerebbe inutile. Il viaggio di Girotta da Malifà alla casa del medico, perché visitasse quel corpo morente, sembra essere la metafora dell’assenza di un “cammino”, di quel famoso e più volte evocato Cristo (come il richiamo di Godot, diluito e spalmato sull'attesa dell'eternità) lungo il palcoscenico della vita. Così, le pozioni magiche della Scazzòntara (vicina di casa dei Sambàrvara) mentre Gesuino muore, non ci portano di certo oltre “I morti della collina”, e ci lasciano nel nostro viaggio “dei fatti e delle gesta” - come - “simboli del destino” dei malifioti, molto, molto prima del cimitero di “Spoon River”, e direi nel tempo remoto, anche se fuori dalla storia. E’ “Il mondo dei vinti”. E sebbene sia un universo fatto di una umanità vera, paesaggi reali, sentimenti concreti, come i personaggi alla Concia della Brancaleone del “Carcere” di Cesare Pavese; un universo oramai quasi archiviato dalla grigiosa e sfumata memoria di una senilità traballante, o dalla nebbia del tempo, di ancora sopravvissuti testimoni di un mondo, o ancora come patrimonio collettivo dentro le ingiallite pagine di un libro. Racconti, questi, nati non dall’estro fantasioso di uno scrittore immaginifico, ma solo vicende, a volte non definite col proprio nome, e registrate dall’acuta ed attenta osservazione di uomini che con la loro umanità si sono calati nell’inferno di quel presente.

Vincenzo Nadile

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mini mimmo-gangemi-la-signora-di-ellis-island_290x435WOLFSBURG - Una manifestazione prettamente culturale. Questo è stato il taglio che si è voluto dare alla settimana calabrese a Wolfsburg. Infatti, per l’occasione, l’architetto Maria Lia Ciconte (tra gli organizzatori dell’evento) assieme al direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese Gilberto Floriani, ha presentato il 12 giugno scorso il "Premio Letterario Calabria - Wolfsburg".

«Quest’anno - ha sostenuto Maria Lia Ciconte - abbiamo cercato di individuare 5 volumi rappresentativi della Calabria, al fine di lanciare un premio letterario che, per le prossime edizioni, potrebbe assumere un taglio diverso dando spazio a nuovi talenti letterari».

E la scelta è caduta proprio su scrittori autorevoli i quali, anche se in modo molto diverso tra loro, hanno saputo descrivere la Calabria da più sfaccettature. Gli autori, -  scelti in seno al Sistema Bibliotecario Vibonese -, sono: Vito Teti con Pietre di Pane, Mauro Minervino con Statale 18, Angela Bubba con MaliNati, Francesca Viscone con Concerto a Berlino e Mimmo Gangemi (unico autore presente alla presentazione del Premio) col suo La signora di Ellis Island.

Maria Lia Ciconte cede subito il timone a Gilberto Floriani, il quale si è cimentato a descrivere lo scopo del "Premio Letterario Calabria - Wolfsburg". «Quando abbiamo pensato a quest’evento - ha detto il direttore del SBV - abbiamo puntato alla diffusione della cultura calabrese attraverso l’aiuto dei nostri corregionali integrati in Germania».

Superate oramai le difficoltà che si scagliarono sulla prima generazione di emigranti, il calabrese, si fa divulgatore tramite la letteratura della propria cultura. Come? «I libri selezionati quest’anno - sostiene ancora Floriani - sono solo l’inizio di un percorso che non ha l’intento di promuovere la cultura calabrese attraverso lo scrittore affermato, ma al contrario, attraverso lo scrittore emergente, il talento letterario calabrese che vive in Germania, il quale, partecipando al "Premio Letterario Calabria - Wolfsburg", ha l’occasione di farsi conoscere e di ritagliarsi uno spazio nel mondo dell’editoria».

Praticamente, i ragazzi calabresi della terza generazione, lungi dall’essere figure di emigranti tradizionali, oramai completamente integrati nella società tedesca, attraverso le loro opere potrebbero scoprirsi scrittori talentuosi e farsi ambasciatori con la letteratura della cultura dei loro padri.

Floriani in ultimo, ha introdotto l’intervento dello scrittore Mimmo Gangemi sostenendo che nonostante fare cultura in Calabria sia difficile, gli intellettuali riescono sempre ad emergere. Gangemi, dopo aver sottolineato un dato statistico che vede i lettori calabresi al primo posto nel Sud Italia, ha sostenuto che esiste in Calabria un fermento letterario forte, attraverso il quale si può presentare la possibilità per i giovani scrittori di far arrivare la propria voce oltre i confini del Pollino.

Pertanto, l’autore de La signora di Ellis Island, ha invitato tutti a fuggire gli stereotipi che da sempre annoverano la Calabria in un girone infernale, sostenendo che oramai da tempo «il cancro che affligge la nostra regione ha trovato un nemico inaspettato: la cultura».

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mini Premio_LetterarioDi seguito pubblichiamo il regolamento del concorso letterario bandito dall'associazione "L'Officina: idee per la cultura" di Chiaravalle Centrale (Cz).

                                   Quarta edizione

Concorso letterario “L‘Officina: Idee per la Cultura”

Regolamento

Concorso e sezioni

È indetto il concorso letterario di poesia, quarta edizione, “L‘Officina: Idee per la Cultura”.

Il concorso si articola in due sezioni, tutte a tema libero:

  • lingua italiana;
  • lingua dialettale calabrese.

I componimenti devono contenersi, orientativamente, entro i cinquanta versi.

Possono essere presentate al concorso solo composizioni inedite.

Ogni concorrente può presentare un solo componimento, pena l’esclusione del concorso.

La partecipazione al concorso è gratuita.

Modalità d’invio delle opere

Gli elaborati devono essere presentati in sei copie, cinque anonime, la sesta recante anche:

• dati anagrafici (nome, cognome, data di nascita, indirizzo) recapito telefonico ed eventuale indirizzo email;

• titolo componimento e indicazione della sezione di concorso

Il plico, così completato, deve essere inviato tramite posta, al seguente indirizzo: Associazione “L’Officina: Idee per la Cultura”, c/o “Bar del Corso – Via Gregorio Staglianò – 88064 Chiaravalle Centrale (Cz), o consegnato a mano allo stesso indirizzo.

Gli elaborati possono, inoltre, essere inviati per posta elettronica all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Al messaggio dovranno essere allegati due files, uno con il solo testo della poesia, l'altro con testo e i dati anagrafici su indicati.

Gli elaborati dovranno pervenire all’Associazione entro il 15 luglio 2012.

Commissione giudicatrice e Premi

L'Associazione nominerà un’apposita Commissione giudicatrice alla quale consegnerà, in forma anonima, gli elaborati, per la redazione della classifica.

Il giudizio della Giuria è insindacabile. I lavori presentati non saranno restituiti.

Per ciascuna sezione, agli autori delle migliori composizioni saranno consegnati:

  • 1° Premio “Officina: Idee per la Cultura”
  • 2° Premio “Officina: Idee per la Cultura”
  • 3° Premio “Officina: Idee per la Cultura”

La Commissione e l’Associazione potranno stabilire eventuali menzioni speciali.

I premi consisteranno in targhe o coppe.

L’Associazione “L’Officina: Idee per la Cultura” provvederà a informare i vincitori.

La proclamazione ufficiale dei vincitori e la consegna dei premi avverranno nel corso di una serata speciale che avrà luogo a Chiaravalle Centrale in data da definire.

Il bando integrale del Concorso potrà altresì essere consultato sul sito www.radioiris.it.

Eventuali ulteriori informazioni potranno essere richieste sempre all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Informativa

La partecipazione al concorso comporta: l’autorizzazione al trattamento dei dati personali ai fini dell’espletamento del concorso, (per la restante disciplina si fa rinvio al decreto legislativo n. 196/2003); il consenso, a titolo gratuito, alla lettura dei componimenti durante la manifestazione di premiazione e ad eventuali riprese video e registrazioni radiofoniche della stessa, alla pubblicazione, con il solo vincolo della citazione del nome, in un eventuale antologia curata dalla stessa Associazione, o su portali telematici dei quali l’Associazione riterrà di avvalersi per la diffusione degli esiti del concorso. I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli autori.

I partecipanti si assumono ogni responsabilità relativa alla paternità dell’opera.

Chiaravalle Centrale lì, 21 maggio 2012                                      

Il presidente

Maria Augusta Giorgio

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Martedì, 21 Febbraio 2012 10:08

Il Premio letterario Tropea adotta l'e-book

tropea3La sesta edizione del premio letterario Tropea, promossa dall'Accademia degli Affaticati, adotta l'e-book. Ai 409 sindaci calabresi che compongono la giuria popolare saranno consegnati in formato elettronico i tre libri finalisti che saranno decretati entro la fine del prossimo mese di aprile.
«È il primo Premio letterario in Italia – è scritto in una nota - che ha deciso di abbracciare questo moderno approccio alla lettura e ai libri, un evento unico almeno fino a questo momento. Una vera piccola rivoluzione quindi per i giurati, anche per i 41 componenti della giuria popolare, fra cui studenti, e per il Premio che ancora una volta si modula ed espleta insediandosi nel cuore di questo nuovo trend».
«Secondo gli analisti del settore - è scritto in una nota - infatti l'editoria digitale è ormai una realtà concreta, gli editori stanno adeguandosi a questo nuovo orientamento offrendo al pubblico di lettori numerosi titoli in formato digitale facilmente scaricabile sui supporti di ultima generazione quali tablet o e-reader, oltre che naturalmente su computer portatili. Il libro in formato elettronico non è più dunque un'idea futuristica ma un nuovo modo di intendere la lettura. Attraverso questa piccola rivoluzione il "Tropea" dunque intende riaffermare il senso del fare cultura attraverso differenti canali di ricezione libraria, utilizzando le nuove tecnologie e i nuovi modelli culturali per diffondere in modo ancora più capillare il gusto del leggere».
«La giuria tecnico-scientifica – conclude la nota – presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti, e tutti i suoi componenti, citiamo fra gli altri Giuliano Vigini, hanno fortemente voluto questa innovazione al Premio Tropea, sicuri che sarà proprio questo il punto forte di questa sesta edizione».
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