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Venerdì, 27 Settembre 2013 18:08

Tra le carte di Jerocades

Scritto da Sergio Pelaia
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mini 481px-Antonio_JerocadesÈ un ritrovamento quasi casuale ma di grande importanza storica. Una scoperta che restituisce l'immagine di una piccola comunità di mercanti e pescatori nota ai vistatori stranieri, già negli ultimi decenni del 1700, per il suo grado di civiltà e per l'evoluzione dei costumi e delle conoscenze dei suoi componenti. Si tratta di Parghelia, piccolo centro costiero poco distante dalla più nota Tropea, che già dal 1600 era uno snodo nevralgico di rapporti commerciali con il resto del mondo. 

LA SCOPERTA

Nei mesi scorsi qualcuno nota uno scatolone contenente vecchie carte appoggiato vicino a un cassonetto dell'immondizia, nel centro storico di Parghelia. Lì vicino c'era la casa dei Collaci, fratello e sorella, ultimi discendenti – per parte di madre – della famiglia Jerocades. Tra queste vecchie “cianfrusaglie” c'è però qualcosa che non può finire nella spazzatura, e per fortuna qualcuno se ne accorge in tempo. Così saltano fuori le “carte di Jerocades”, circa un centinaio di lettere e documenti risalenti al decennio tra il 1770 e il 1780. 
Si tratta di un carteggio intercorso tra Antonio Jerocades e il fratello Vincenzo. Oltre alle lettere, ci sono anche diversi documenti che raccontano alcune controversie relative al testamento del padre e a diversi titoli di proprietà riguardanti la famiglia. Vincenzo era un mercante che girava il mondo intrattenendo rapporti commerciali con le realtà più importanti dell'epoca. Antonio, invece – abate massone – divenne una figura culturale di primo piano nella storia del Settecento. E poi sullo sfondo, nelle carte c'è sempre Parghelia, un piccolo villaggio costiero che fino al 1806 è stato un casale del distretto della città di Tropea.
 
L'ABATE MASSONE
Sacerdote, poeta, comemdiografo, patriota, giacobino, nato nel 1738, Antonio Jerocades già negli anni giovanili, trascorsi in seminario a Tropea, dimostrava insofferenza verso la cultura accademica tradizionale, specie riguardo alla teologia e ai metodi di insegnamento dell'epoca. Trasferitosi a Napoli, i suoi studi confluirono nel 1768 nel “Saggio dell'Umano sapere ad uso de' giovanetti di Paralia”, opera che – secondo Francesco Tigani Sava – può considerarsi il primo vero rivoluzionario progetto di riforma della scuola. La sua indole libertaria, maltollerata dagli amnbienti ecclesiastici, lo costrinse a trasferirsi a Marsiglia, dove fu iniziato alla massoneria. Attratto dai principi illuministici, umanitaristici e rivoluzionari della setta, tornò a Napoli e poi in Calabria, dove divulgò il nuovo “credo” fondando molte logge. Dopo la Rivoluzione francese e la breve esperienza della Repubblica napoletana, però, l'atteggiamento dei regnanti nei confronti della massoneria divenne molto meno accondiscendente di prima, e la setta d'altro canto passò dal mero simbolismo alla diffusione vera e propria dei principi rivoluzionari e giacobini. L'abate fu così condannato – siamo negli ultimi anni del secolo – all'esilio nel convento di San Pietro a Cesarano, in Irpinia, poi incarcerato e di nuovo esiliato, a Marsiglia. Quindi tornò a Napoli e infine fu segregato nel convento dei Padri del Santissimo Redentore, a Tropea, dove morì nel 1803.
 
PARALIA
Conosciuta con il nome di derivazione greca che fu poi italianizzato, Parghelia nel XVIII secolo  era composta da 23 casali, riconosciuti come università rurali ma dipendenti in toto dalla vicina località che in seguito sarebbe divenuta nota come la “perla del Tirreno”. A differenza del resto della Calabria, che allora era per lo più fondata sull'organizzazione contadina della società, il distretto di Tropea era una delle poche aree in cui si registravano ferventi attività commerciali. Il villaggio di Parghelia, inoltre, era tra i più attivi nella pesca del tonno. Già dal '600, infatti, i marinai del luogo fondarono un “monte”, ovvero una società di mutua assistenza a carattere corporativo. 
Nel '700 emerge con forza come l'organizzazione politico-amministrativa del territorio – di fatto “dominato” da Tropea – non corrispondesse alla reale situazione economica e sociale. Ciò è testimoniato dai contrasti tra la popolazione dei casali e la città capoluogo, già manifestati nel '600 e sfociati nel 1722 in una vera e propria ribellione. Dunque alle pretese della nobiltà tropeana, in fase decadente, faceva da contraltare l'attivismo del ceto borghese dei casati, per lo più composto da commercianti che avevano irrobustito le loro economie con i traffici marittimi e la pesca. Tra questi vi era Andrea Jerocades, padre dei fratelli protagonisti del carteggio ritrovato, che aveva fatto fortuna con la pesca e il commercio e aveva – come altre famiglie pargheliote – usato parte della sua ricchezza per acquistare beni immobili, soprattutto proprietà terriere. 
Da queste parti, dunque, l'economia generata dal commercio produsse una civilizzazione dei costumi non comune all'epoca. La situazione sociale della Parghelia settecentesca era in parte già nota, ma sempre grazie a fonti indirette, mentre adesso, con le carte scoperte di recente, ci sono i documenti a testimoniare, quali fonti primarie, la realtà eccezionale di quella comunità. Dal piccolo centro costiero che si affaccia sul Tirreno si stabilirono rapporti commerciali con Napoli, Genova, Marsiglia, e da qui sulle rotte oceaniche, fino al Centro e al Sud America. Dalla Calabria si esportava, tanto per fare un esempio, l'olio destinato ai saponifici della Francia meridionale e alle industrie tessili inglesi, e tutto ciò portò alla trasformazione della società pargheliota: cambiarono – evolvendosi – le mode e gli usi alimentari, crebbe la richiesta di beni di lusso, di generi coloniali, di mobili, gioielli e prodotti di teleria. E così il visitatore che arrivava a Parghelia non poteva non notare lo sviluppo sociale di quella piccola comunità – pare che quasi tutti parlassero francese –  che si rifletteva anche nell'architettura e nell'edilizia urbana. 
Una realtà sorprendente, dunque, inedita, che emerge dalle carte di Jerocades – di cui si stanno occupando Francesco Campennì, ricercatore dell'Unical che a breve darà alle stampe un saggio sull'argomento, e Luciano Meligrana, studioso e presidente del Centro studi Galluppiani –, già acquisite dalla biblioteca comunale di Parghelia, che dunque a breve saranno digitalizzate e fruibili alla comunità. 
 
(pubblicato sul n. 117 del Corriere della Calabria)

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