mini manifestazione_ospedaleRiceviamo e pubblichiamo: 

"A chi pensava che il Comitato civico Pro-Serre fosse andato in soffitta rispondiamo con un rinnovato e più concreto impegno. Gli attivisti del comitato stanno mettendo in cantiere nuove e più importanti iniziative, che culmineranno l’11 febbraio con uno sciopero generale, a cui tutta la cittadinanza sarà chiamata a partecipare per dare un segnale forte a quella politica che sembra essersi dimenticata di questo territorio. Serra San Bruno conta ben 2 consiglieri regionali, di cui uno di maggioranza che ricopre la carica di presidente della Commissione sanità; la provincia di Vibo Valentia a sua volta conta ben 4 consiglieri regionali ed 1 assessore, ma nonostante ciò sembra un territorio senza alcuna rappresentanza politica.

 I tagli previsti dal piano di rientro sembrano voler colpire e affondare le Serre. La media dei posti letto nelle province di Reggio, Cosenza, Crotone e Catanzaro è di circa 2,8pl per 1000 abitanti mentre a Vibo questa media sfiora l’ 1,4pl per 1000 abitanti. Ciò è anomalo soprattutto se si mettono a confronto le province di Crotone e Vibo Valentia, che sono molto simili sia come estensione del territorio che come densità di popolazione. Se poi analizziamo le conseguenze del decreto 106 del Commissario ad acta Scopelliti ci accorgiamo di avere a che fare con dei conti puramente ragionieristici, che non tengono in considerazione le pessime condizioni della viabilità, soprattutto nei mesi invernali, e l’ inesistenza di servizi pubblici di trasporto. Non si è nemmeno tenuto in considerazione l’aumento della migrazione sanitaria verso le altre province della regione, a cui gli utenti saranno costretti a ricorrere per prestazioni che non sono più effettuate nel P.O. di Serra San Bruno. La migrazione verso altre strutture fa salire vertiginosamente la spesa sanitaria. Alla luce di ciò non si può che essere fortemente critici con tali scelte che porterebbero allo smantellamento di un presidio ospedaliero, quale è il “San Bruno” che ha sempre fornito ai cittadini del comprensorio prestazioni sanitarie qualificate. Il Comitato, che sembra ormai in questo comprensorio l’unica forza che tiene accesa la voce della protesta, sente il dovere di lottare per non far morire l’ospedale, perché esso rappresenta l’ultimo baluardo di civiltà ed un’eventuale chiusura segnerebbe il crollo di una cittadina che ormai versa in una situazione a dir poco critica. Al problema dell’ospedale, infatti, si affiancano problemi altrettanto gravi.

La questione rifiuti è giunta ormai ad un punto di non ritorno dopo che l’isola ecologica, situata nella strada statale verso Mongiana, è stata trasformata in una vera e propria discarica. Qui i rifiuti non vengono più differenziati, inoltre per la loro abbondanza, non possono essere neppure stipati negli appositi contenitori ma sono lasciati in maniera indistinta per terra, e così facendo il percolato si infiltra nel terreno avvelenandolo, e nei giorni di pioggia si versa direttamente nel vicino fiume. Tutto questo avviene in un silenzio assordante da parte delle istituzioni e in barba a qualsiasi norma di tutela del territorio e di salute pubblica.
Per quanto riguarda l’acqua sporca che con puntualità sgorga dai rubinetti dei cittadini serresi , sembra non siano iniziate, o per lo meno non abbiano avuto successo, le ricerche che il sindaco avrebbe dovuto “affidare ai boscaioli” della zona così come promesso nei comizi elettorali. E’ da ricordare che, in campagna elettorale, questo comitato aveva proposto un documento ai quattro candidati a sindaco, che prevedeva: la dichiarazione della non rilevanza economica del servizio idrico che avrebbe aperto le porte ad un distacco da So.ri.cal.; la richiesta di rimborso per gli aumenti illegittimi effettuati dalla stessa So.ri.cal.; infine la pubblicazione delle analisi dell’acqua che fino ad oggi sono praticamente sconosciute al popolo serrese. A non firmare quel documento allora fu proprio l’attuale sindaco di Serra San Bruno, che proprio in questi giorni ha rinunciato a tutte le azioni legali già intraprese dal comune contro Sorical in cambio di uno sconto di 30mila euro sui debiti. Il comitato invita i cittadini ad una riflessione attenta su queste problematiche, per non farsi ancora una volta sottomettere dalla rassegnazione, o dal pensare che l’unica speranza possano essere le istituzioni, e perché finalmente tutti scendano in campo a rivendicare il diritto ad un futuro più giusto nel quale la nostra cittadina abbia la dignità che per la sua storia e la sua gente merita".

Davide Schiavello (Comitato Pro-Serre)

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mini gdpRiceviamo e pubblichiamo:

"Politica delle Serre, intervieni! Per salvare l'Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno occorre una richiesta di accorpamento dei Comuni di Serra San Bruno, Spadola, Simbario, Brognaturo, Fabrizia, Vallelonga, San Nicola da Crissa, Nardodipace entro 60 giorni (12 marzo 2012) A nulla sono valse le iniziative dell'Avvocatura delle Serre. Entro il 12 Marzo 2012 la domanda di giustizia di ogni cittadino delle Serre, sarà cancellata da una logica proveniente dall'alto, da Roma che concepisce la gestione della giustizia una mera questione numerica. E' stato cancellato il diritto del popolo delle Serre a poter esercitare la domanda di giustizia a Serra San Bruno, in quel territorio dove una volta esisteva la Pretura. Un territorio quello delle Serre che continua ad essere violato dall'alto da quei poteri forti che cercano di coprire le falle con un taglio di giustizia che vuol dire risparmio della spesa di giustizia. Come il passo del gambero. Quella che per questo territorio desolato si presenta da sempre come una crisi permanente ora si traduce nella cancellazione dei diritti fondamentali delle popolazione delle Serre. Non abbiamo diritto più ad un Ospedale efficiente ed efficace, non abbiamo diritto più ad aver accesso alla giustizia nel nostro territorio. Ci sopprimono l'Ufficio del Giudice di Pace di Serra. Abbiamo perso la Pretura, l'Ospadale “San Bruno”, il Consultorio familiare ed ora anche il Giudice di Pace di Serra San Bruno. Questa terribile notizia ci è stata comunicata da un disegno governativo perverso, da uno schema che da tempo 60 giorni per esercitare una sorta di “riscatto” dell'Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno. Proprio come si riscatta una casa popolare. Ma ora più che mai il futuro della sete di giustizia dipende dalla politica delle Serre. Da quella politica che ci ha appassionato, che ci ha fatto sognare, che eletta democraticamente dal popolo ci rappresenta tutti indistintamente ed ascolta quello che il popolo delle Serre gli chiede. Serve ciò che chiamerei “accorpamento su richiesta” dei Comuni di Serra San Bruno, Spadola, Simbario, Brognaturo, Fabrizia, Vallelonga, San Nicola da Crissa, Nardodipace. Se la politica dei precitati Comuni non eserciterà una richiesta di mantenimento dell'Ufficio del Giudice di Pace di Serra San Bruno allora vorrà dire che avranno voluto davvero la chiusura. Non è la questione del destino dell'Ospedale “San Bruno” che i diversi orientamenti politici parlano di rilancio o di chiusura. Qui c'è poco da fare, il nostro Ufficio del Giudice di Pace è soppresso e tale soppressione diventerà definitiva se entro il 12 marzo 2012, gli enti locali precitati, anche consorziati tra loro, non richiederanno il mantenimento, facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento e di erogazione del servizio giustizia nelle relative sedi. In tali ipotesi dovrà essere messo a disposizione dagli enti locali anche il personale amministrativo necessario alla gestione dell’ufficio e rimarrà a carico dell’amministrazione giudiziaria unicamente la determinazione dell’organico del personale di magistratura onoraria entro i limiti della dotazione nazionale complessiva nonché la formazione del personale amministrativo. Entro i successivi dodici mesi il Ministro della giustizia, dovrà apportare con decreto ministeriale le conseguenti modifiche alle più volte menzionate tabelle. Il Ministro potrà e dovrà in tale sede, valutare esclusivamente la rispondenza delle richieste pervenute ai criteri previsti dalla normativa, ovvero se esiste la disponibilità da parte degli enti locali a farsi carico degli oneri relativi all’istituzione ed al funzionamento dei nuovi uffici. Si dice che la reazione di ogni individuo ad alzarsi si verifica quando si raggiunge il fondo e nel caso del Giudice di Pace di Serra San Bruno questo fondo è stato toccato. Allora serve l'intervento della politica delle Serre per evitare di veder cancellato una delle poche tracce di democrazia di questo martoriato territorio".

Avv. Vincenzo Albanese

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mini angitola_2E' stata accolta nel corso della seduta odierna del Consiglio regionale la proposta di integrazione alla norma in materia di ambiente presentata dal consigliere del Pdl Nazzareno Salerno. Il provvedimento assegna al Parco naturale regionale delle Serre un contingente di 50 operai idraulico forestali da utilizzare per la gestione dell’area protetta. Gli operai in questione dovrebbero provenire dall'Afor in virtù di un consorzio tra i due enti subregionali. All'ente di tutela ambientale, inoltre, saranno concesse in uso gratuito le aree demaniali della foresta "Prasto" e dell'area umida dell'Angitola (foto). Di seguito la nota diffusa poco fa dal presidente della Commissione “Attività sociali, sanitarie, culturali, formative”

“Con l’approvazione dell’emendamento da me presentato all’articolo 21 del Collegato alla manovra di finanza regionale, si aprono nuovi ed interessanti scenari per il Parco naturale regionale delle Serre che potrà finalmente produrre importanti benefici per il territorio senza più essere visto, come accaduto in passato, solo come fonte di vincoli. Finalmente si potrà dare concreta attuazione alle legge istitutiva dell’Ente (legge regionale 10/03) tramite l’assegnazione di 50 operai idraulico-forestali a partire dall’inizio del prossimo anno che saranno utilizzati dallo stesso Parco per la gestione dell’area protetta con l’esecuzione degli interventi in economia col metodo dell’amministrazione diretta secondo quanto previsto per gli altri Enti utilizzatori di manodopera idraulico-forestale. In più, saranno concessi in uso gratuito al Parco le aree demaniali della foresta ‘Prasto’ e dell’area umida dell’Angitola e in esse saranno attivate azioni sperimentali di educazione ambientale. Ne consegue che sarà possibile un utilizzo razionale e sostenibile delle risorse e che sarà valorizzato l’immenso patrimonio naturale presente fra le province di Vibo, Catanzaro e Reggio Calabria. Questi provvedimenti, che si aggiungono all’incremento della dotazione finanziaria, consentiranno l’effettivo rilancio del Parco che, dopo anni di stenti trascorsi nell’oblio, può proporsi come Ente operativo nel campo della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile. Abbiamo dunque la riprova di come la Regione intenda puntare sul Parco delle Serre che, d’ora in avanti, potrà assumere un ruolo di primo piano e offrire un valido contributo anche per la crescita economica e sociale. Sono sicuro che questo risultato sarà presto accompagnato da altri atti miranti a rendere questo Ente protagonista di una nuova stagione di sviluppo in cui le Istituzioni, prendendosi le proprie responsabilità, riescono a lavorare proficuamente nell’interesse della collettività volgendo lo sguardo alle prospettive future e sapendo cogliere con prontezza le occasioni che si presenteranno”.

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mini Serra_Certosa_2SERRA SAN BRUNO – Dopo la recente visita di Sua Santità Benedetto XVI, la cittadina della Certosa aspira a diventare, a pieno titolo (lo conferma la visita di due pontefici in 27 anni), una meta importante nell’ambito del turismo religioso. E’ in questa ottica che si inseriscono i progetti del sindaco Bruno Rosi che, oltre al museo delle tre Confraternite religiose per il quale le idee sono in cantiere, non facendo mistero di voler fare entrare la cittadina bruniana nel circuito internazionale delle mete religiose, si è fatto promotore insieme all’amministrazione comunale di un progetto per la creazione di una casa per l’accoglienza dei pellegrini che faranno tappa nella cittadina montana. Il progetto, che rientra nei PISL (Progetti Integrati di Sviluppo Locale), ha visto la luce alla conclusione di alcuni incontri tra i Comuni facenti parte dell’Ambito Alte Serre Vibonesi, che hanno inteso costituire tra loro un partenariato per l’Elaborazione e l’Attuazione del Progetto Integrato di Sviluppo Locale denominato “Alte Serre Vibonesi” con Capofila il Comune di Mongiana. Con la delibera n.87 del 29/11/2011, l’esecutivo cittadino ha dato avvio ai “Lavori di ristrutturazione, adeguamento e completamento di un complesso edilizio da destinare a Centro Accoglienza Pellegrini” che riguarda lo stabile che avrebbe dovuto essere adibito al centro anziani e che non ha mai visto la luce, per un totale complessivo del progetto di 2 milioni di euro, spesa a cui si potrebbe fare fronte con i fondi PISL-POR Calabria FESR 2007/2013, qualora il comune di Serra San Bruno dovesse vincere la concorrenza. «Abbiamo presentato progetti per 3 milioni di euro – ha commentato  il sindaco Rosi – e puntiamo a vincere questo progetto per incentivare il turismo religioso verso la nostra cittadina. Insieme al progetto per i borghi di eccellenza, quest’ultimo, se andrà tutto per il meglio, consentirà a Serra di cambiare volto». 

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mini manifestazione_ospedale"Il Comitato Civico pro Serre si mobilita solo ed esclusivamente per il bene del comprensorio e continuerà a farlo finché non raggiungerà il suo obiettivo. Per quel che ci riguarda i copiosi e continui trionfalismi di qualcuno sono solo perle della stessa ridicola collana". Il Comitato che sta lottando da mesi per la difesa dell'ospedale "San Bruno" interviene sulla questione dei 220 milioni di euro sbloccati dal "tavolo Massicci" destinati alla sanità calabrese. "A poco serviranno le premialità sbloccate - si legge ancora in una nota del sodalizio locale - se tali fondi si continueranno ad utilizzare sempre e solo a favore degli stessi territori, come ad esempio quelli del reggino, e se si deciderà di continuare a distribuire accreditamenti e convenzioni per continuare ad “ingrassare” le tasche dei proprietari di laboratori e cliniche private, condannando ulteriormente a morte la sanità pubblica. L’ormai ex Presidio Ospedaliero “San Bruno” e tutti gli altri ospedali di montagna, che sono stati bruscamente tagliati e ridimensionati, beneficeranno dei fondi sbloccati dal Tavolo Massicci? O questi saranno impiegati per i nuovi 280 impiegati (di cui ben 65 a tempo determinato) frutto dell’assorbimento della Fondazione Campanella di Cz e per tutti gli altri sprechi che Scopelliti continua a dispensare? Ed il Vibonese? Per quanto tempo ancora continuerà ad essere il fanalino di coda della nazione con i suoi 1,4 posti letto per mille abitanti?".

"Inoltre - proseguono gli attivisti del Comitato - chi, come il consigliere regionale del Pdl Nazzareno Salerno, dice testualmente che 'l’attuale classe dirigente ha messo in primo piano i reali interessi dei cittadini attuando un progetto in cui sono sempre stati ben chiari sia le situazioni e le necessità del presente sia gli obiettivi di lungo termine', dovrebbe dire una volta per tutte, visto che si parla di obiettivi a lungo termine, che fine ha fatto il tanto sbandierato 'ospedale del futuro' di Serra, un feticcio ormai mitologico su cui in tempi di campagna elettorale lo stesso Salerno costruì convegni e banchetti, illudendo migliaia di cittadini del comprensorio e soprattutto accaparrandosene il voto. La classe dirigente che lui tira in ballo sapeva dell’ospedale del futuro a Serra San Bruno? E se lo sapeva allora, oggi a riguardo come si pronuncia? Quando Scopelliti parla di campanilismi territoriali si riferisce ai cittadini delle Serre che difendono fino alla stregua il proprio ospedale? Ed ancora, soprattutto, quali sono i progetti per il P.O. San Bruno, oggi ridotto ad un pronto soccorso ed un reparto di medicina? Quali saranno dopo il 30 marzo 2012?".

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mini manifestazione_pro_ospedaleIl Comitato civico Pro-Serre non demorde nella battaglia in difesa dell’ospedale di Serra San Bruno, fortemente ridimensionato con i tagli del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario, e ridotto a solo 20 posti letto di medicina dai provvedimenti del commissario ad acta, il presidente della Regione Giuseppe Scopelliti. Gli attivisti serresi hanno organizzato un nuovo sit-in di protesta per martedì 13 dicembre a Catanzaro, e nell’annunciarlo ribadiscono le loro critiche al presidente della Commissione snaità Nazareno Salerno e al sindaco di Serra Bruno Rosi, che hanno a loro volta criticato le iniziative del Comitato e sarebbero stati “sbugiardati” in merito alla notizia dei fondi per la messa in sicurezza della struttura ospedaliera. Di seguito la nota integrale diffusa dal Comitato Pro-Serre:

«Nonostante il dramma vissuto dalla nostra terra e dai cittadini del comprensorio (in 38.000 senza una struttura sanitaria adeguata e con una solo autoambulanza a disposizione) c’è chi ancora coglie la palla al balzo per strumentalizzare i fatti, il più delle volte del tutto inventati, per continuare a rimpinguare la propria immagine politica, senza mai pensare al bene della cittadinanza. E così il consigliere regionale del Pdl Salerno e tutti i suoi seguaci si sono pronunciati sui fondi per le ristrutturazioni esterne del “San Bruno”, di cui al momento non esiste alcuna prova documentata, accaparrandosene la paternità.

Andiamo per gradi. Vista la situazione di profondo sdegno da parte del comprensorio nei confronti di chi fino a qualche mese fa prometteva l’ospedale del futuro ed oggi, dopo il valzer del “mi dimetto - non mi dimetto”, si trova ancora alla guida della Commissione sanità, Salerno ha pensato bene, per sedare gli animi, di raccontarci l’ennesima bugia e si è autoproclamato salvatore della patria, attribuendosi la paternità di un fondo “salva intonaci” che in realtà non è mai esistito, quantomeno non per l’ospedale di Serra San Bruno. Si tratta piuttosto di una somma cospicua, complessivamente 14 milioni di euro, che secondo le direttive regionali andavano ripartiti solo a favore dei P.O. di Tropea e di Vibo Valentia. Piuttosto, come rivelato dal Quotidiano qualche giorno fa, è stata la Commissione dell’Asp di VV a chiedere per iscritto a Scopelliti che parte dei fondi originariamente destinati allo Jazzolino di Vibo fossero dirottati sul “San Bruno”. A riguardo da parte della Regione non è stata inoltrata alcuna risposta. D’altronde perché finanziare la ristrutturazione di un ospedale che nei piani di Scopelliti è già chiuso da tempo?

Partendo dal presupposto che intonaci, murature, infissi e cornicioni messi a nuovo serviranno a nulla quando alla porta del Pronto Soccorso busseranno infartuati e donne in gravidanza, risulta ancora più chiaro che chi si permette di apostrofare l’operato del Comitato Civico Pro Serre, in realtà muove queste critiche solo perché si sente messo all’angolo da una cittadinanza disillusa, stanca delle eterne bugie e che trova la forza di scendere in strada, come accaduto anche a Reggio Calabria, per urlare la propria indignazione nei confronti di una classe politica che non solo trascura gli interessi del territorio, ma addirittura persevera nel dispensare falsità a destra e a manca, mantenendo un atteggiamento poco riguardoso nei confronti dei cittadini stessi.

Intanto i 300 cittadini dei comitati per la difesa degli ospedali di montagna, che riuscirono poco più di una settimana fa a bloccare via Cardinale Portanova congestionando per 5 ore il traffico reggino, e che sono stati bollati dal solito Salerno come una trentina di scalmanati, sono riusciti a far ottenere un incontro fra i Sindaci del territorio e Scopelliti. L’incontro si terrà martedì 13 a Catanzaro, e il Comitato Pro Serre sarà presente ancora una volta, poiché non si sente affatto rappresentato dal sindaco di Serra San Bruno, che si impegnò immediatamente a riempire colonne di giornali per lodare l’impegno, oggi rivelatosi una bufala, di Salerno e del suo fondo “salva-intonaci”, ma che ancora non si sente in dovere di raccontare alla popolazione, ad esempio, perché il Tavolo Massici continui a bocciare l’operato del commissario ad acta Scopelliti, oppure perché oggi nel suo partito nessuno parla più di “ospedale del futuro”».

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Domenica, 11 Dicembre 2011 00:51

Il sistema Alaco

mini schiumaE’ stata a lungo una delle tante dighe fantasma del sud. Il progetto risale al 1961, fu approvato nel ’78, i lavori furono appaltati nel 1985 ma, bloccati molte volte, furono terminati intorno al 2003-04, e a fronte di una spesa inizialmente prevista di 15 miliardi di lire, l’opera alla fine è costata oltre 150 miliardi. Un esempio di spreco di denaro pubblico a cui la sezione regionale della Corte dei Conti ha dedicato un paragrafo nella relazione del 2002. L’invaso dell’Alaco si trova sul monte Lacina, a cavallo tra le Serre vibonesi e la costa jonica soveratese. Territorio del comune di Brognaturo, un paesino a due passi da Serra San Bruno.

Nel 2006 qui arriva la Sorical: l’obiettivo è mettere a regime l’invaso e inviare più acqua ai comuni, ma alla fine il liquido che arriva nelle case è di pessima qualità, torbido, giallognolo e maleodorante. Oggi il bacino serve circa 80 comuni (molti del vibonese e altri sulla jonica catanzarese e reggina) per un numero di abitanti che dovrebbe aggirarsi attorno ai 400mila. L’acqua dell’Alaco genera periodicamente situazioni di forte disagio: molti comuni emettono spesso ordinanze di non potabilità. Vibo all’inizio del 2011 è arrivata a superare i 100 giorni consecutivi di non potabilità. La Sorical punta il dito sulle condotte dei comuni, per molti invece il problema è l’Alaco, la cui acqua risulta sempre troppo “ricca” di ferro e manganese. A Serra San Bruno è nato un collettivo (Coordinamento delle Serre per il diritto all’acqua) che da mesi protesta contro Sorical denunciando le distorsioni del “sistema Alaco”. Secondo il Coordinamento il bacino non è mai stato bonificato prima di essere riempito, ed è difficile sostenere il contrario, visto che ancora oggi si notano chiaramente fusti di alberi e piante che fuoriescono dall’acqua, e qualche volta si vedono anche degli animali che si dissetano sulle rive del lago. Proprio sulle rive è stata fotografata una inquietante schiuma marrone chiaro, e i ciottoli toccati dall’acqua sono stranamente nerastri.

La Sorical ha consentito ad una delegazione del Coordinamento di visitare l’impianto di potabilizzazione: «Ci mancava solo che ci facessero pagare il biglietto – hanno riferito gli attivisti che hanno visitato l’invaso – tanto era stato programmato tutto nei minimi dettagli. Peccato che su una lavagna si fossero dimenticati di cancellare un ordine di servizio: “dalle 18 in poi aprire al massimo la valvola…smaltire più fanghi possibile…”. Ci hanno anche fatto assaggiare l’acqua potabilizzata mostrandoci come tutti i contatori non rilevassero alcuna presenza di sostanze o altro al di fuori della norma, solo che uno di noi si è accorto che il rilevatore del cloro era spento». Infatti l’acqua che arriva nei rubinetti è sempre molto carica di cloro, spesso oltre la norma.

Fonti accreditate raccontano che, per almeno due anni, i fanghi non venivano disidratati e venivano prelevati allo stato liquido con autobotti e trasportati altrove, con costi al di fuori da ogni logica. Le stesse fonti segnalano che le acque di risulta del lavaggio dei filtri e della disidratazione dei fanghi (che oggi non avviene) non vengono smaltite, ma reimmesse in testa all'impianto. Probabilmente il potabilizzatore è sottodimensionato e quindi non adeguato a servire tutte le migliaia di utenti che dovrebbe – il che lascerebbe presupporre che parte dell’acqua che arriva nelle case venga bypassata, magari superclorata, senza passare per il potabilizzatore.

Sicuramente, perché l’acqua di lago come quella possa essere potabile, il bacino andrebbe bonificato, e quello dell’Alaco non lo è affatto. Probabile che una volta terminata la diga e riempito d’acqua l’invaso, quando la Sorical ne prese possesso si prospettò di fronte ai monopolisti dell’acqua calabrese una grande opportunità per sfruttare quel liquido e trasformarlo in guadagno. Alcuni dirigenti Arpacal, nell’agosto 2010, dissero chiaramente che il problema dei continui disagi era senza dubbio l’Alaco con le sue acque difficilissime da potabilizzare. Molto difficile ma interessante, tra l’altro, sarebbe sapere cosa è stato riversato in quel bacino durante tutti gli anni in cui l’acqua non c’era ancora e tutt’intorno non c’erano né recinzioni né controlli. Fatto sta che l’acqua, nonostante adesso sia ufficialmente potabile, è sempre la stessa: ferro e manganese, e molto  cloro (lo hanno confermato analisi ufficiose e ovviamente senza valore legale). I cittadini continuano a pagarla profumatamente (compreso il famoso 7% che Sorical continuerà a incassare anche dopo il referendum) anche nei non rari periodi di non potabilità. Ciò succede nelle Serre, una zona le cui sorgenti sono sempre state catalogate tra le più pure e salubri d’Italia.

p.s.

La zona in cui si trova l’Alaco, a mille metri di altezza, è molto bella. Una zona umida su cui ancora circolano leggende su una baronessa ottocentesca che dopo aver attratto in incontri amorosi giovani contadini del posto li gettava nelle paludi che circondavano il suo castello, di cui ancora ci sono i ruderi poco distante dalla diga. Il centro abitato di Brognaturo sta a 7-8 km di curve, alla stessa distanza dall’altra parte c’è la frazione Elce della Vecchia di Guardavalle. E’ una montagna dove un tempo si nascondevano i briganti; negli anni ’80 i suoi boschi invece furono uno degli scenari della prima faida dei boschi; oggi è colonizzata dai “predoni” di Veolia (la multinazionale che detiene il 47% di Sorical; il restante 53% è della Regione Calabria, ma è chiaro che il socio privato tiene la Regione per le palle, grazie alle clientele e non solo).

 

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