Mercoledì, 27 Luglio 2022 21:59

La lettera-denuncia: «Ospedale di Serra in agonia. La sanità una mangiatoia»

Scritto da Redazione
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Una sanità, quella vibonese, diventata una vera «mangiatoia», e a farne le spese «sono gli ammalati e tutti i cittadini bisognosi di cure, penalizzando in questo modo soprattutto il territorio montano che è effettivamente quello più disagiato perché più trascurato sia dalla politica che dal management aziendale (forse perché c’è poca carne da spolpare». Parole dure quelle contenute in una lettera firmata da Clara Tassone, che dice di essere una «specializzanda in anestesia e rianimazione al Bambin Gesù di Roma». A suo giudizio, «la sequela di episodi ne dà conferma: di guardie mediche a Serra San Bruno ne sono rimaste solo due; i medici del 118 sono sempre di meno e quelli che rimangono fanno a gara per accaparrarsi 460 euro a turno in prestazioni aggiuntive (alla faccia dei disoccupati); c’è una vera e propria spoliazione degli specialisti ambulatoriali. Mentre l’Asp dispensa 300 ore in più Serra rimane senza gli specialisti di endocrinologia, dermatologia, psichiatria e geriatria. La Medicina e la Lungodegenza - fa sapere Tassone - rimangono senza medici senza nemmeno rimpiazzare quelli andati via per mobilità quando invece per questo settore si annuncia l’aumento dei posti letto senza badare alla qualità delle cure che i pazienti ricoverati devono avere e alle consulenze specialistiche che mancano (radiologia, chirurgia, ecc.)».

A giudizio di Tassone, «in tutto questo chiacchiericcio nessuno si accorge che l’ospedale di Serra è in evidente agonia perché non vi sono piani e documenti ufficiali da cui si evince che questo presidio gode degli stessi diritti degli ospedali di Acri, San Giovanni in Fiore quale ospedale di montagna. Alla fine, dobbiamo amaramente constatare che le scelte politiche vanno nella direzione di un crescente e graduale, quasi impalpabile, abbandono di questa comunità e che i figli prediletti abitano in altre zone della Calabria, evidentemente più gradite a Occhiuto e alla politica regionale. In questo quadro, come i fatti dimostrano, la sanità pubblica subisce i danni più corposi, contro chi ha bisogno di cure e deve andare lontano e a favore con ogni evidenza della sanità privata».

Dinanzi a quella che la stessa Tassone definisce una «catastrofe, stupisce il silenzio assordante delle istituzioni e dei loro rappresentanti. Ma cosa aspettano i sindaci a mobilitarsi e attivare gli strumenti di controllo e di programmazione? I consiglieri regionali di maggioranza (la cui sede per il “disbrigo di pratiche” è diventata la sanità e gli ospedali che non curano ma procurato interessi e consenso sotto ricatto) e di minoranza (che non interpretano i disagi delle comunità “tradite” ma che si limitano alle giaculatorie retoriche e che non spaventano nessuno). E il comitato “politico elettorale” che ruolo ha? che obiettivi si pone? o la sua attività è solo strumentale? E delle firme che dicono di avere raccolto a migliaia cosa hanno fatto? E il sindaco della comunità più numerosa dell’entroterra serrese non ha più niente da dire? Che la smetta almeno di tessere le lodi deII’Asp di Vibo: Ma anche qua - conclude Tassone - sorge il dubbio! Un grande dubbio».

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