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Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
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In seguito alla comunicazione del presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, indirizzata alla presidente della Camera, Laura Boldrini, sono stati in queste ultime ore desecretati documenti precedentemente coperti dal segreto di Stato. Come rivelato dal giornalista Claudio Cordova su il Dispaccio.it, in molti atti, oltre a comparire riferimenti sul caso delle cosiddette “navi dei veleni” e sull’omicidio dei giornalisti Ilaria Alpi e Miram Hrovatin, ci sono anche delle note dei Servizi segreti che segnalano esplicitamente le attività illecite effettuate a ridosso degli anni ’90 dalla ‘ndrangheta.
Particolare attenzione viene posta allo smaltimento illecito di rifiuti tossici e radioattivi. Già nel 1994 - secondo quanto riportato negli stessi atti - i Servizi Segreti segnalarono l’esistenza di numerose discariche abusive in cui venivano interrati rifiuti tossico-radioattivi, ubicati nella zona dell’Aspromonte e del Vibonese, dove esponenti della cosca Mammoliti e di altri clan avrebbero occultato sostanze pericolose, provenienti via mare o via terra dall’Est Europa.
Gli atti, oggi desecretati e marchiati SISMI e SISDE, parlano anche di alcune rivelazioni informali avvenute all'inizio del 1995, fatte al magistrato Francesco Neri - coordinatore in seguito anche delle indagini sulle “navi dei veleni” - che avrebbero accertato l'esistenza di un vasto traffico nazionale riguardante lo smaltimento illecito di sostanze tossiche e radioattive attraverso il conferimento in discariche abusive per conto di tre tra le famiglie storiche della 'ndrangheta reggina, i De Stefano, i Tegano e i Piromalli.
Le note dei Servizi Segreti parlano, addirittura, di circa 7mila fusti sparsi nelle discariche del Nord Italia, a opera delle cosche, e di ulteriori centinaia di fusti interrati - come riportano testualmente i documenti - in diversi comuni della provincia di Reggio Calabria e dell’attuale provincia di Vibo (all’epoca afferente ancora a Catanzaro): «I luoghi dove si trovano le discariche, per la maggior parte grotte, sono: Grotteria, Limina, Gambarie, Canolo, Locri, Montebello Jonico (100 fusti), Motta San Giovanni, Serra San Bruno (Cz), Stilo, Gioiosa Jonica, Fabrizia (Cz)».
Ancora, dalle carte, si deduce che in diversi territori della nostra regione, oltre al traffico di scorie, vi sarebbe stato anche quello di uranio rosso. Segreti che vengono fatti riemergere a distanza di vent'anni. I Servizi segreti parlavano infatti di «primi incoraggianti riscontri info-operativi» già nel cuore degli anni ‘90. Attivando le proprie fonti gli 007 acquisirono già da allora dati riferiti però soltanto oggi. «Le discariche presenti in Calabria sarebbero parecchie - si legge ancora nei carteggi - site, oltre che in zone aspromontane, nella cosiddetta zona delle Serre (Serra San Bruno, Mongiana, ecc.) nonché nel vibonese. In quella zona la famiglia Mammoliti, competente per territorio, avrebbe occultato rifiuti tossici-radioattivi lungo gli scavi effettuati per la realizzazione del metanodotto in quell'area».
Rifiuti che - stando alle stesse note dei Servizi - sarebbero arrivati dall'Est dell'Europa: «Il canale via mare prenderebbe il via da porti del Mar Nero, dove le navi interessate oltre che scorie, imbarcherebbero droga, armi e clandestini provenienti dall'India e dintorni; il trasporto gommato proverrebbe da paesi del nord Europa su tir, anch'essi utilizzati per il trasporto di droga e armi». Ancora prima, il 17 novembre 1992, i Servizi del Centro di Reggio Calabria segnalarono che i fratelli Cesare e Marcello Cordì, all'epoca dei fatti latitanti, avrebbero gestito lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e radioattivi provenienti da depositi del Nord e Centro Italia, sotterrandoli lungo i canali scavati per la posa in opera di tubi per metanodotti nel Comune di Serrata, in provincia di Reggio Calabria: «I rifiuti - è scritto nella nota dei Servizi - verrebbero sotterrati, grazie alla copertura dei predetti fratelli, lungo canali scavati per la posa dei tubi del metanodotto in via di costruzione presso il fiume Mesima e più precisamente nella contrada Vasi» con camion del Comitato autotrasportatori (Caarm).
Gli atti d'archivio emersi riportano anche le parole dei Servizi segreti scritte nel 1994 in merito a importanti indagini sulla cattura del super latitante di Africo, Giuseppe Morabito, detto il “Tiradritto”. Cattura che avverrà solo dieci anni dopo, nonostante già in quella occasione fosse stato segnalato il fatto che Morabito, in cambio di una partita di armi, avrebbe concesso l'autorizzazione a far scaricare nella zona di Africo, un indefinito quantitativo di scorie tossiche e, presumibilmente, anche radioattive, trasportate tramite autotreni dalla Germania: «Gli accertamenti e le indagini tuttora in corso - scriveranno i Servizi - hanno consentito di acclarare che l'area interessata allo scarico del materiale radioattivo sarebbe compresa nel territorio sito alle spalle di Africo e segnatamente nella zona di Santo Stefano-Pardesca-Fiumara La Verde».
Affermazioni che verranno fatte sulla base di dati di fatto che sembrano abbastanza concreti: «In contrada Pardesca è stato riscontrato un tratto di terreno argilloso rimosso di recente, verosimilmente, per l'interramento di materiale di ingombro. Nello stesso tratto è stato rinvenuto, altresì, un bidone metallico di colore rosso adagiato sul terreno».
Le notizie verranno comunicate al Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria, che nel 2004 arriverà alla cattura del “Tiradritto”.
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