Il Vizzarro.it - quotidiano online
Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
Nella notte tra martedì e mercoledì l’auto di Ilario Filippone è saltata in aria. L’aveva acquistata pochi mesi fa: l’hanno incendiata, dopodiché hanno sfasciato la cassetta della posta di casa sua. Filippone è un cronista di nera e di giudiziaria, scrive di ‘ndrangheta dalla Locride per Calabria Ora. Le prime a vedere la sua auto in fiamme sono state sua madre e sua sorella. Un attentato gravissimo, l’ennesimo, alla libertà di informazione in Calabria. Una frase banale, questa, ipocrita, che ogni volta che accade un fatto simile rimbalza nei comunicati sfornati in serie dagli uffici stampa di politici e sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni e predicatori della “società civile”. Eppure fatti gravi, come quello accaduto a Filippone, a queste latitudini sono all’ordine del giorno. E sempre fiumi di solidarietà vomitevole. Lo spiega bene il buon caporedattore Sasà a Giancarlo Siani (cronista ucciso giovanissimo dalla camorra) nel film Fortapasc di Marco Risi. La notizia bomba può essere una rottura di palle, chè poi telefonano, fanno telefonare, querelano, ti fanno terra bruciata intorno. Oppure ti bruciano l’auto. Per ora. Non c’è molta differenza. L’obiettivo del politico che si sente “toccato” da un articolo, spesso, in Calabria, è lo stesso del boss di paese che manda dei ragazzini esaltati a punire il giornalista "‘mpamu e sbirru". Ma la novità, in Calabria, è che c’è chi, come Ilario, non si piega. C’è una generazione di cronisti che ha scelto l’indipendenza da ogni potere e da ogni struttura e che continua a documentare cosa succede in Calabria nonostante le conseguenze che ciò comporta. C’è gente, in giro, come Pietro Comito – epurato da Calabria Ora –, Giulia Zanfino, Emilio Grimaldi e moltissimi altri, che quotidianamente, costi quel che costi, racconta quello che vede senza il filtro dell’ipocrisia e del servilismo. Sono giornalisti-giornalisti, gente che osserva, scava, scrive del territorio in cui vive e sopravvive, senza avere alle spalle il giornale, l’editore, il politico. Soli: il fatto, il cronista e il lettore.
Quello che è successo a Ilario Filippone è molto preoccupante, ma è anche la conferma dell’incisività del suo lavoro. Ilario, come molti altri, ha smosso qualcosa, ha dato fastidio, dunque è un buon giornalista. Noi del Vizzarro gli siamo vicini, ma non vogliamo unirci al coro di solidarietà, non ci sentiamo di reiterare le stesse banali parole ripetute a menadito da chi in realtà vorrebbe aver a che fare solo con giornalisti sdraiati, che “tengono famiglia”. Purtroppo, in questa terra, tra guru, intellettuali, studiosi, scrittori e giornalisti-impiegati, si parla tanto senza dire nulla, si affollano salotti e convegni e si passa il tempo a bearsi del proprio ombelico. C’è anche chi non partecipa a questo ballo mascherato, e si “limita”, molto semplicemente, ad affacciarsi alla finestra e a scrivere della realtà che ha sotto gli occhi, sotto casa. Ci vuole coraggio.
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