Martedì, 22 Ottobre 2013 14:21

Malasanità, il dramma di un territorio depredato del diritto alla vita

Scritto da Salvatore Albanese
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mini mediciNon c’è la disponibilità di un posto letto. Non c’è quasi mai la disponibilità dell’autoambulanza per soccorrere il paziente o trasferirlo in un altro ospedale. Non c’è neanche un adeguato livello di professionalità, in grado di dare indicazioni appropriate sullo stato di salute di chi si rivolge al presidio, vista la precarietà in cui oggi lo stesso personale sanitario è costretto a lavorare. Non c’è una diagnostica accurata. C’è solo la morte. Questa volta è toccato a una donna serrese di 55 anni, madre di due figli, che purtroppo - dalle prime ore dell’alba di ieri - non c’è più.

Spazzata via, sembra, da un’emorragia gastrica in corso. Un’emorragia trascurata perché non diagnosticata. Un fuoco che lentamente l’ha divorata dall’interno fino a quando, stremata dal dolore, non ha potuto che arrendersi alla morte.

I casi di malasanità, secondo la Commissione parlamentare sugli errori sanitari, non sono solo quelli in cui il disastro è direttamente frutto di un intervento andato a male o in cui si registra un decesso verificatisi in sala operatoria sotto i ferri del chirurgo. I casi di malasanità sono anche quelli imputabili alla precarietà di un settore minato da incertezze ed instabilità in ogni suo ramo, in ogni angolo, centimetro per centimetro: disservizi, carenze ed inadeguatezza degli strumenti e della struttura; servizio di autoambulanza ed eliambulanza a singhiozzo; medio-lunghi tempi di attesa al pronto soccorso; difficoltà e spesso impossibilità di trasferimento del paziente da un ospedale ad un altro.

Ieri, all’alba di un nuovo giorno, l’ormai martoriato ospedale ‘San Bruno’, si è svegliato teatro dell’ennesima battaglia. Una battaglia contro la morte, fatta di attesa, di dinieghi, di sofferenza e purtroppo anche di sconfitta. Ma stavolta, al contrario di tutte le altre volte, i familiari vogliono vederci chiaro. Gli stessi familiari che nella serata di domenica avevano condotto la propria cara - in preda a dolori lancinanti all’addome  - verso il locale presidio sanitario. L’avevano accompagnata loro, con le proprie autovetture private, perché l’autoambulanza afferente all’ospedale ‘San Bruno’ risultava impegnata nel trasporto di un altro paziente, come sempre più spesso accade. Un soccorso quindi tardivo, nonostante il medico di guardia – già nei primi momenti – si fosse detto notevolmente preoccupato, tanto da consigliare ai parenti il trasporto immediato della donna al Pronto Soccorso. Ma una volta arrivati in ospedale, all’attesa si è aggiunta altra attesa. La paziente avrebbe aspettato invano più di mezz’ora. Ferma ad attendere di essere posta sott’osservazione dai sanitari di turno. Poi, una volta aperte le porte del Pronto Soccorso, giusto il tempo di somministrarle qualche flebo antidolorifico ed altri medicinali antispastici e la visita si è conclusa. La paziente è stata rispedita – verso le 2 di notte - alla propria abitazione, rassicurata dai medici presenti che le sue condizioni sarebbero migliorate nel giro di poche ore. Ciò nonostante il figlio avesse chiesto di ricoverare la donna in ospedale. Una richiesta bocciata, sembrerebbe, per la mancanza di posti letto disponibili. Per tutta la notte il dolore si fa sempre più acuto. La donna rigurgita sangue. Alle 6 la tragedia si concretizza: perde conoscenza, smette di respirare e muore. Qualche minuto prima, per l’ennesima volta, i familiari ancora più allarmati avevano provato a rivolgersi al 118 del ‘San Bruno’ per avere l’ausilio dell’autoambulanza, ma il mezzo – avevano avvertito dal centralino del presidio – risultava ancora indisponibile.

Allora, viene da chiedersi, che tipo di razionalizzazione della spesa pubblica è quella che lascia alla mercé di se stesso un intero territorio? Dove si finisce per impiegare un’autoambulanza per trasportate un paziente con una frattura ad un arto all’ospedale di Soverato, per tenere il 118 di un ospedale scoperto per un’intera notte? Un libro già letto per un presidio ospedaliero che con soli 28 posti letto ed una sola autoambulanza, dovrebbe rispondere alle istanze di salute di un bacino di utenza di 38mila cittadini residenti nei 19 paesi del Distretto Sanitario del comprensorio serrese. Da Cassari a Capistrano.

In attesa di un’autopsia che faccia maggiore luce sull’accaduto e soprattutto sulla causa del decesso, sono già state avviate le indagini: il pm Michele Sirgiovanni ha aperto un fascicolo in Procura riguardo al fatto di cui – da ieri mattina – si sta occupando la locale Compagnia dei Carabinieri, guidata dal capitano Stefano Esposito Vangone. Rimane lo sgomento e la rabbia di chi ha visto spegnersi, in maniera del tutto inspiegabile, una giovane madre. Rimane la sofferenza dei cari. Rimane l’amaro in bocca agli abitanti di un territorio violentato e depredato di ogni diritto, compreso il diritto alla vita.  

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