Venerdì, 13 Giugno 2014 11:37

Fabrizia e la leggenda della statua di Sant'Antonio

Scritto da Bruno Greco
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santantonioCome sia arrivata quella cassa nei territori dell’Allaro, ai quali il principe di Roccella Fabrizio Carafa diede il nome, nessuno riesce a spiegarselo. A Fabrizia infatti, come la leggenda racconta, alcuni passanti trovarono una misteriosa cassa, all’interno della quale stava adagiata la statua lignea di Sant’Antonio di Padova.

Sant’Antonio – che i fedeli pensano sia arrivato da solo nel comune di Fabrizia direttamente da Lisbona, la sua terra natia – venne di seguito trasferito dai cittadini nell’antica chiesa di San Vito, quest’ultimo subito spodestato da colui che sarebbe presto diventato il protettore dei fabrizioti.

Ma, nonostante l’affascinante leggenda sopra descritta, don Vincenzo Maiolo, parroco di Fabrizia, sostiene che esistono delle fonti storiche secondo le quali la statua di Sant’Antonio sia di manifattura francese, un regalo delle truppe d’oltralpe accolte dagli abitanti del luogo all’inizio del “decennio” che segnò il passaggio dai Borboni ai napoleonici.

Nasce così la devozione degli abitati di Fabrizia nei confronti di uno dei più importanti monaci francescani, che in vita conobbe e seguì scrupolosamente l’ordine fondato da San Francesco d’Assisi.

Come ci ha raccontato la devota e fedele signora Rita Tassone, quando – secondo la leggenda – la statua del Santo venne ritrovata nel comune di Fabrizia, in occasione della vigilia della festa (12 giugno), i fabrizioti portarono in processione Sant’Antonio dalla chiesa omonima fino alla piazza nella quale era stato trovato. Giunti sul luogo, né i fedeli che lo condussero in processione, né i “massari” muniti dei loro possenti buoi riuscirono a spostare la statua dalla piazza.

Piegandosi alla volontà di Sant’Antonio, che quel posto non lo voleva proprio abbandonare, il sacerdote del paese intonò così una litania, eseguita anche dalla comunità presente. Di seguito alla corale preghiera dei fedeli, i fabrizioti riuscirono a continuare la processione a ritroso e a ricondurre nuovamente il Santo in chiesa. Questo singolare avvenimento portò gli abitanti di Fabrizia a dedicare anche la suddetta piazza a Sant’Antonio. Pare che nella medesima, il Santo patrono di Fabrizia sia apparso più volte ad un contadino per esprimere la sua volontà di rimanere in quel luogo.

In occasione della festa (13 giugno) tantissimi sono i fedeli che giungono nel comune di Fabrizia per fare visita al Santo. La maggior parte di loro porta con sé un ex voto, che alla fine verrà messo all’incanto da una persona del luogo. Una volta che gli ex voto benedetti sono stati assegnati all’asta, con l’incasso verranno sostenute le spese della festa.

In passato, gli allevatori del luogo e dintorni, erano soliti portare i propri capi di bestiame al cospetto di Sant’Antonio per essere benedetti. Sempre dal racconto della signora Rita Tassone, si apprende che ai bovini, per esempio, il padrone legava alle corna i soldi che fungevano da offerta per Sant’Antonio e nel momento in cui l’animale giungeva alla statua, lo stesso si genufletteva con gli arti anteriori come mosso da una forza soprannaturale. I fedeli invece, in atto di penitenza, dall’entrata della chiesa fino alla statua del Santo vi arrivavano in ginocchio.

Ancora oggi, nel rispetto della tradizione, il 13 di giugno tante famiglie hanno l’abitudine di invitare a pranzo 13 ragazzine simbolo di purezza, accompagnate da un loro coetaneo che rappresenta il Bambin Gesù, quasi sempre presente nell’iconografia che ritrae Sant’Antonio. In questa particolare occasione a tavola verranno serviti 13 pasti differenti.

Un fatto curioso ha colpito ultimamente i fedeli di Sant’Antonio, che strettamente legati alla tradizionale effige francescana, non hanno accettato lo studio scientifico portato avanti dal Centro Studi Antoniani. Il Centro infatti, avvalendosi di un team di esperti antropologi e fisionomisti italo-brasiliano, ha condotto una indagine scientifica che martedì scorso ha svelato il vero volto di Sant’Antonio, il quale da magro e penitente è stato trasformato dalla tecnologia 3D in paffuto e giocondo. Ma questa e tutta un’altra storia!

 

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