Sabato, 31 Ottobre 2020 08:33

“L’uomo è forte”, l’Alvaro distopico che anticipava Orwell

Scritto da Bruno Greco
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“Detto tra noi”, sulle onde di Rs98, dimostra ancora una volta la propria confidenza con i libri. Dopo il riuscito esperimento della prima puntata, che ha visto ospite lo scrittore e saggista serrese Tonino Ceravolo, addentratosi con “Resta con me” di Elizabeth Strout nella grande narrativa americana, giovedì scorso è arrivato il contributo dell’archeologa e scrittrice serrese Eliana Iorfida. Dall’America all’Italia, o meglio alla Calabria, alla “scoperta” di Corrado Alvaro «uno scrittore conosciuto ma allo stesso tempo disconosciuto da noi calabresi». La premessa è d’obbligo dato che il libro presentato ai microfoni di Daniela Maiolo è stato “L’uomo è forte”, opera che pone la figura di Alvaro in una dimensione mondiale, e scosta la sua importanza lontano dai confini di casa nostra. «Un romanzo molto distante dall’Alvaro che conosciamo di “Gente in Aspromonte” o comunque dalla narrazione della nostra Calabria». Iorfida ha parlato poi di un «Corrado Alvaro cosmopolita, grande reporter che negli anni 30 ha realizzato dei servizi di viaggio meravigliosi per alcune delle testate giornalistiche più importanti della nazione come La Stampa e il Corriere della Sera».

Di viaggio in viaggio, con i reportage giornalistici che spesso diventano gli incipit di nuovi romanzi, c’è voluta la Russia per far partorire al celebre scrittore calabrese “L’uomo è forte”, che in principio avrebbe dovuto titolarsi “Paura sul mondo”, prima di cadere sotto la scure della censura. Un libro definito dalla scrittrice serrese «un gioiellino del Novecento» che l’autrice de “Il figlio del mare” ha scoperto proprio nel trascorso periodo di lockdown trovandolo di «un’attualità sconvolgente». Musa dello scrittore di San Luca è dunque l’ex Unione Sovietica del 1934 (il libro sarà edito da Bompiani nel 1938). «Si trovava in Russia per un reportage – ha continuato Iorfida entrando nel merito dell’opera – anche se nel romanzo l’ambientazione rimane sempre indefinita. Non sappiamo con certezza quale sia questa città ma chiaramente c’è molto dell’ex Unione sovietica e anche dell’Italia di Mussolini». Che l’espediente del “non-luogo” sia stato proprio una scelta per fuggire, alla stregua dei colleghi del passato, la censura del tempo? Di sicuro non manca la critica a un tipo di società omologata, controllata e militarizzata tipica di alcuni regimi totalitari.  

«Il protagonista – ha continuato – è un giovane ingegnere che rientra dopo un lungo periodo d’assenza dal proprio paese natale e trova uno Stato di polizia, distopico, assurdo, che si avvicina molto anche all’attuale situazione che stiamo vivendo nel contesto della pandemia. Sospensione delle libertà individuali dove su tutto aleggia quello che è una sorta di grande inquisitore, grande fratello». Nell’analisi di Iorfida, da questo momento, il testo in sé perde la sua efficacia narrativa, rimandando a un’altra accezione che non denota una storia bensì la descrizione più efficace della società controllata che la letteratura ci abbia mai regalato con “1984”. Verrebbe da dire Alvaro come Orwell sebbene, aiutati dalla cronologia, è corretto dire Orwell come Alvaro. L’attenta analisi della scrittrice serrese evidenzia come con “L’uomo è forte”, nel 1938, Corrado Alvaro avesse anticipato di 10 anni l’intramontabile capolavoro dello scrittore inglese. Un particolare di non poco conto, che sottolinea maggiormente la dimensione universalistica e l’importanza dello scrittore di San Luca.  

Un romanzo che, come raccontato in seguito da Eliana Iorfida, ricorda molto le atmosfere descritte da Dostoevskij in “Delitto e castigo” e da Kafka ne “Il processo”. «Il protagonista è oppresso da un senso di colpa pur non avendo commesso alcun crimine» condizione che fa aleggiare la presenza di questo inquisitore «un grande occhio, un grande orecchio, che monitora l’esistenza di tutti fino a insinuarsi nella psiche dei personaggi e del protagonista tanto da fargli confessare una colpa della quale non si è mai macchiato». Anche se, forse, una colpa il giovane ingegnere ce l’ha, ossia «quella di aver vissuto un amore con una giovane figlia di dissidenti politici, in maniera del tutto privata, in maniera esclusiva, cosa poco affine a un sistema di controllo sociale dove tutto deve essere pubblico, dove ogni casa è una casa di vetro e anche vivere un sentimento privato diventa un errore». Alla storia d’amore, resa difficile dal particolare contesto sociale, fanno da cornice una serie di tematiche trasponibili nella situazione attuale. Il consiglio di Iorfida, dunque, ricade sulla lettura di un romanzo «bellissimo» senza ombra di dubbio, alla scoperta di un Alvaro “inedito” quanto internazionale, che fa riflettere rispetto a una società livellata e conformista, caratterizzata da dinamiche alle quali stiamo assistendo anche in questi giorni in cui persevera «la mancanza si solidarietà reciproca e la degenerazione della burocrazia».  

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