GIRDA ROTTAMI
Domenica, 29 Novembre 2020 09:48

Todo modo, la farsa nerissima del potere occulto che va in scena ancora oggi

Scritto da Redazione
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L’appuntamento con i libri a “Detto tra noi”, programma in onda ogni giovedì su Radio Serra, è stato affidato nuovamente alla scrittrice e archeologa serrese Eliana Iorfida. I consigli di lettura sono ricaduti ancora su uno scrittore del Sud. Dopo il Corrado Alvaro distopico de L’uomo è forte Iorfida si affida al Leonardo Sciascia politico di Todo modo. Ai microfoni di Daniela Maiolo e Sergio Pelaia (regia di Bruno Iozzo) si passa dunque di classico in classico e a fare scuola è ancora un autore del Sud, la cui narrazione travalica però anche i confini della Storia per farsi attualità. «Il genio dello scrittore – è l’incipit di Iorfida – consiste nel segnare con parole di attualità ogni momento e ogni epoca. Ecco perché ripropongo un grande classico, a mio avviso un capolavoro». Todo modo, edito nel 1974, è «un breve ma a dir poco incisivo romanzo che ci catapulta in quella che è l’Italia degli “anni di piombo”». L’ambientazione di fantasia è nell’Eremo di Zafer in cui il pittore/protagonista cerca rifugio per ritirarsi in solitudine, per poi scoprire che il luogo è diventato un hotel. A dirigere la struttura «un prete molto carismatico, don Gaetano, che guida ogni anno gli esercizi spirituali di un manipolo di politici, banchieri, massoni… in breve – chiosa Iorfida – potremmo definirli un gruppo di professionisti del potere occulto». 

La scrittrice serrese, raccontando le vicende dell’hotel/eremo spiega come gli esercizi all’interno vengano fatti nel segno della massima di Sant’Ignazio di Loyola: «Todo modo para buscar la voluntad divina/Ogni mezzo per raggiungere la verità divina». Ma, l’esercizio per riconciliarsi con Dio non è altro che un’espiazione privatissima di quelle che in realtà sono colpe pubbliche, che gli ospiti esercitano quotidianamente alla luce del sole. 

Per portare la trama al di là del rito spirituale arriva come elemento di rottura l’omicidio di un ex senatore. «Ad un certo punto – ha continuato Iorfida – questi esercizi si tingono di giallo perché ci scappa il morto. Qui c’è la grande preveggenza dello scrittore che a livello letterario prevede addirittura l’assassinio di Aldo Moro». Il commissario Scalambri, che interviene nella storia per fare luce sul caso, «nulla capisce alla fine se non la verità, e cioè che queste riunioni così segrete, così mistiche, non perseguono una volontà divina ma la verità di un potere che è completamente terreno al quale nessuno di loro può sfuggire».

Andando oltre la consunta diatriba libro/film Iorfida ha sottolineato come a volte le forme artistiche si completino tra loro mettendo da parte la retorica spicciola. «La cosa più affascinante è comprendere quando un’opera d’arte confluisce in un’altra forma artistica. La trasposizione cinematografica del grandissimo Elio Petri è straordinaria. Pertanto invito gli ascoltatori a leggere il libro ma anche a guardare il film che ha avuto interpreti magistrali come Gian Maria Volontè e Marcello Mastroianni. Mi piace ricordare, tra l’altro, che la triade delle meraviglie composta da Sciascia, Petri e Volontè ha realizzato delle pagine fantastiche di letteratura e di cinema».

L’altro artista, che ci mette del suo, stravolge la chiave di lettura e la contestualizza facendone veicolo di denuncia. «Lo stesso Petri – ha raccontato Iorfida – a proposito del film, disse di aver forzato la mano perché la verità della quale erano in cerca i personaggi era la verità del potere che allora si chiamava Democrazia cristiana. Quindi il film, nelle intenzioni di Petri, voleva portare a termine in qualche modo quel processo all’allora Dc che non era riuscito a compiere del tutto Pasolini. Il film si può definire a tratti pasoliniano e a Petri costò la censura e delle critiche molto aspre. Volontè stesso, in diverse interviste, disse che a partire da quell’interpretazione, che poi gli italiani identificarono con la morte di Aldo Moro, ebbe qualche problema anche lui pur essendo già un gigante del cinema. Petri – ha detto infine la scrittrice serrese – apostrofò questo film come l’Italia della farsa nerissima. Io vi voglio lasciare purtroppo con questa tinta fosca, che rimanda all’attualità di questo messaggio, perché a mio avviso quell’Italia della farsa nerissima va in scena ancora oggi, sia a livello nazionale che a livello locale».

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