Domenica, 30 Gennaio 2022 09:39

LI STUORI* | La tragedia di "Mamma Candida" e i viandanti salvati dal freddo

Scritto da Sergio Pelaia
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Foto di Salvatore Federico (riproduzione riservata) Foto di Salvatore Federico (riproduzione riservata)

Il fatto risale, per una strana coincidenza, a 59 anni fa esatti. Accadde il 30 gennaio del 1963 e per un cronista di razza come Sharo Gambino, per natura e dedizione capace di scovare la meraviglia fin negli anfratti più bui, ha rappresentato un pretesto per raccontare una storia più grande.

Un rito di pietà

Si tratta della tragica storia di «mamma Candida», una giovane donna che diede la vita per salvare la sua bimba e la cui memoria fu poi custodita con un gesto di «umana pietà» dai suoi compaesani. Un rituale di compassione popolare non solo simbolico ma che, anzi, negli anni aveva finito per salvare altre vite negli stessi luoghi in cui lei aveva trovato una morte atroce. Gambino racconta questa vicenda in un articolo, custodito nell’archivio donato dalla famiglia dello scrittore al Comune di Serra San Bruno e consultabile nella biblioteca “Enzo Vellone”, apparso sulla Gazzetta del Sud il primo febbraio 1963. Tutti i virgolettati che potete leggere qui sono tratti da quella corrispondenza, che evidentemente è riferita ai giorni precedenti.

Il miracolo

Erano giorni di grande freddo: proprio il 30 gennaio di quell’anno un pastore, Cosimo Tassone, aveva rischiato di morire assiderato nella montagna che sale fino a oltre mille metri sopra Brognaturo. «Attorno a lui la neve turbinava violenta – scrive Gambino – e certo avrebbe finito col vincere anche questa volta se non fosse intervenuto il miracolo. Sì, il miracolo della bontà umana, il culto per i morti che è una delle virtù più profonde del popolo calabrese».

Il sentiero

È qui che al lettore viene rivelato il dramma che si era consumato 80 anni prima. Un fatto semplice, portatore di un destino tanto crudele quanto gravido di umana solidarietà. Una donna di Brognaturo, Candida Gagliardi, all’epoca – dovremmo essere intorno al 1880 – aveva circa 30 anni. Era andata a Santa Caterina assieme alla figlioletta di 3 anni per fare delle provviste che sarebbero arrivate in paese a bordo di mulo dopo di loro. Ma sulla via del ritorno, mentre mamma e figlia camminavano sulla mulattiera che all’epoca univa le Serre alla costa jonica, Candida aveva avvertito nell’aria l’odore tipico che preannuncia la neve.

La bufera

Il freddo aumentava sempre di più e la bufera era arrivata, cogliendo mamma e figlia sul loro cammino e coprendo il sentiero diventato di colpo tutto bianco. Donna Candida faceva sempre più fatica a orientarsi, la neve aumentava e «il freddo aveva morsi mortali». Così la giovane mamma «per calmare le sofferenze e il pianto della propria creatura prese a spogliarsi, un indumento alla volta, per rivestire il piccolo corpo al quale tre anni prima aveva dato la vita».

Il sacrificio

La pietà, a questo punto del racconto, ha il sopravvento anche sul narratore. Che compie un piccolo, compassionevole salto in avanti arrivando a quando, poco dopo, giunse sul posto il mulattiere che portava le provviste che la povera Candida aveva acquistato a Santa Caterina. La neve aveva «già coperto la donna» dopo averne provocato la morte. Ma «non aveva fatto in tempo a prendersi la piccola riscaldata dal sacrificio materno». Candida era riuscita a coprire, con i suoi vestiti prima e poi con il suo stesso corpo, la bambina, tanto da tenerla in vita mentre lei moriva assiderata.

La «commovente tradizione»

Fu dopo questa tragedia che una «mano pietosa» piantò su quel punto del sentiero «una rozza croce di legno». Così ebbe inizio una «commovente tradizione»: tutte le persone - all’epoca erano quasi sempre donne - che andavano in quei boschi a fare legna, passando davanti alla croce «non dimenticavano di gettare un pezzo di legno, una frasca; e quando il mucchio era grande, un pastore o un viandante dava fuoco alla catasta perché “Mamma Candida” avesse il conforto di quel calore che le era mancato nella lontana giornata del suo sacrificio».

La nuova strada

Anni dopo fu costruita la strada che ancora oggi attraversa la Lacina, così il sentiero e la croce sparirono. Qualcuno però si ricordò di donna Candida: l’icona in sua memoria fu rifatta al margine della nuova strada, dove la tradizione della piccola catasta di legna riprese con uguale, commossa devozione. L'aveva trovata lì il pastore di cui racconta Gambino che, in quel giorno di gennaio del 1963, con essa era riuscito a scaldarsi salvandosi dalla morte per assideramento. Un episodio che permise allo scrittore di consegnare a chi oggi cammina sulle stesse strade il martirio materno di Candida.

*Li Stuori è una rubrica curata dalla redazione del Vizzarro

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