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Direttore responsabile: Bruno Greco
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Se i muri di Pizzo potessero parlare, racconterebbero di come, dopo anni di abbandono, qualcuno ha cominciato a prendersi cura di loro. Potrebbero rivelare come hanno fatto a rinascere. Direbbero a tutti perché, all'improvviso, quella gente che prima passava indifferente, schiacciata dalla quotidianità e disinteressata alla realtà circostante, adesso ha cambiato sguardo. Spiegherebbero come mai quella massa di individui anestetizzati, apparentemente insensibili alle proprie radici, tutto a un tratto ha iniziato ad accorgersi di loro e a capire che, forse, è meglio provare a costruire la bellezza piuttosto che inseguire il nulla preconfezionato che la società postmoderna propaganda come futuro. Sono i luoghi in cui i napitini nascono, crescono e vivono quelli riqualificati grazie al “Mura Mura Fest 2013”. E non si tratta solo di un'opera di recupero materiale del centro abitato, bensì di una vera e propria rivoluzione del modo di pensare gli spazi e dar loro un senso. Un sentimento, addirittura. «Le difficoltà sono state tantissime – spiegano gli attivisti dell'associazione culturale “Radici”, promotori dell'evento – e le fatiche ancor di più, ma i risultati sono di fronte ai vostri occhi se solo vorrete aprirli». Domenico Ceravolo, Jacopo Callipo, Marco Giannattasio, Giacomo Macrì e Gloria Pizzonia sono riusciti a costruire – grazie anche al supporto di molti commercianti della provincia – una sinergia con l'amministrazione comunale guidata da Gianluca Callipo, che ha prodotto un (doppio) risultato notevole: ha ridato dignità agli spazi urbani attraverso l'arte e ha rinforzato le fondamenta di un evento che, alla sua seconda edizione, è diventato motivo di orgoglio per gli “indigeni” e di attrazione per i forestieri.
Il noto centro costiero ha così vissuto, tra fine luglio e Ferragosto, due settimane di fervore culturale – tra live painting, esposizioni, poster e stencil art – con performance d'arte e di musica che hanno regalato all'estate napitina tratti finora sconosciuti, strappando dall'oblio in cui erano relegati tanti luoghi che adesso, invece di rimanere nascosti, sono diventati parte integrante (e determinante) del contesto urbano e della realtà sociale a cui appartengono. Sono diventati identità, cultura, condivisione, appartenenza.
A questa rinascita hanno contribuito nomi illustri della scena nazionale ed europea, ma non è mancato l'apporto di molti talentuosi artisti locali. Tra questi c'è Loredana Remolo, che ha già ottenuto diversi riconoscimenti per i suoi live painting. Le sue opere non hanno avuto meno successo di quelle di Borondo, artista spagnolo conosciuto in tutta Europa che ha realizzato un murales alto più di sei metri raffigurante una stretta di mano. L'“albero di parole” di Opiemme, invece, ha trovato spazio nei pressi del municipio della città, oggetto di recente di un attentato incendiario. Accattivanti anche per le opere di Sbagliato, crew romana che ha lasciato un'impronta creativa su alcuni archi in cemento costruiti negli anni 90. Più nascoste le icone lasciate da Stencil Noir sui muri in zona “stazione”, mentre Uno, artista di origini calabresi, ha eseguito dei lavori di arredo urbano in località “Mazzotta”. Mozzafiato, infine, l'installazione realizzata da Edoardo Tresoldi, un “Collezionista di venti” alto circa due metri, posizionato in maniera permanente su un tetto che dà sulla piazza di Pizzo, con lo sguardo rivolto al mare.
È così che si combattono, da queste parti, il degrado sociale e il conformismo culturale: lo raccontano i muri di Pizzo, che adesso parlano davvero.
(articolo pubblicato sul Corriere della Calabria n. 115)
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