Domenica, 30 Settembre 2012 15:28

Il Quotidiano sotto scacco: la protesta parte da Reggio Calabria, sciopero dal 10 ottobre

Scritto da Bruno Greco
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mini QuotidianoIl posto di lavoro oggi è più che mai un’utopia. Ma la passione per la professione supera qualsiasi ostacolo fino a farsi anche succube dello sfruttamento incondizionato. Fare giornalismo non è cosa semplice, e soprattutto farlo in Calabria, vuoi per le difficoltà nel gestire e pubblicare le notizie di cronaca, vuoi per le retribuzioni che sfiorano il ridicolo. A questo si aggiungono i costi, non riconosciuti dall’azienda, per telefonate, spostamenti e quant’altro. Così, la battaglia dei giornalisti calabresi, dopo inutili ed accomodanti proteste sporadiche, sembra voglia raggiungere obiettivi superiori. Con una lettera che a piè di pagina presenta 30 sottoscrizioni, i collaboratori del "Il Quotidiano della Calabria" che ogni giorno curano le pagine di Reggio città, Locride e Piana di Gioia Tauro, hanno comunicato alla Finedit (gruppo editoriale della testata) e all’amministratore delegato Antonella Dodaro, la disponibilità a non pubblicare più articoli a partire dal prossimo 10 ottobre

nel caso l’amministrazione non dovesse far fronte ai pagamenti arretrati dei corrispondenti che ogni giorno, con fare certosino e con i rischi che derivano dalla professione, costruiscono il giornale che gonfia le tasche dell’editore.

Così, facendo valere le proprie opinioni, i 30 giornalisti scrivono nella loro missiva: «Non siamo più disposti a tollerare ulteriori ritardi o vane promesse (perché nella maggior parte mai mantenute) di saldare i conti. Né tantomeno ci accontentiamo di pagamenti sporadici. In ogni azienda che si rispetti e che si reputi eticamente ineccepibile, tanto più in una società che pubblica una testata sempre in prima linea contro le ingiustizie, il contributo dei propri collaboratori dovrebbe essere valorizzato e non mortificato».

In questo modo, alla chiusura degli uffici di corrispondenza di Polistena e Siderno, andrebbe ad aggiungersi nella provincia di Reggio uno sciopero da parte di molti corrispondenti intenti a fermare la loro collaborazione per far valere i propri diritti. Sciopero che lascerebbe un’intera provincia scoperta provocando così un forte calo delle vendite.

Pertanto, piuttosto che cercare una soluzione per degnissimi lavoratori, l’ad della testata Antonella Dodaro, si è permessa il lusso di sospendere dall’attività i collaboratori della provincia di Reggio affermando con assurda presunzione: «Preliminarmente osservo che molti di voi hanno una collaborazione recente con la nostra testata e, dunque, non possono conoscere la puntualità "ministeriale" con cui questa azienda ha sempre onorato i pagamenti dei collaboratori (oltre che fornitori e dipendenti) fino al 2009, anno in cui è iniziata la crisi a cui si sono aggiunte difficoltà soggettive».

Quindi, venendo a mancare la "puntualità ministeriale" (già da diversi anni!), in generale, il lavoratore odierno dovrebbe cullarsi del fatto che l’azienda in passato è stata virtuosa e nel frattempo "campare d’aria" nella speranza di tempi migliori.

L’espediente del padrone che piange miseria è sempre uguale, e in più si aggiunge la "difficoltà soggettiva" che nulla spiega a riguardo. Non è che il bilancio che attesta la buona salute del giornale viene destinato ad altro? In più, dato l’evidente periodo nero, a farne le spese sono solo le api operaie o anche le varie regine che si dilettano col dispensare opinioni e commenti? Boh…!

Alla risposta strategica dell’ad, segue pertanto quella del Cdr della testata. E i componenti non si sottraggono dall’affermare che «quanto denunciato dai collaboratori ripropone un tema di fatto già affrontato in occasione dell’accordo di giugno ed in quella sede l’azienda si era impegnata a rateizzare a partire da quel mese anche le spettanze arretrate dei corrispondenti.  Dobbiamo prendere atto che ciò non è avvenuto. Nonostante ciò i corrispondenti di Reggio e delle altre province hanno continuato ad assicurare le loro collaborazioni senza le quali il giornale non potrebbe uscire».

Pertanto, come fanno capire i membri del Cdr, la testata è soggetta a «continue “fughe” dal giornale di collaboratori validi perché l’azienda non ha (in molti  casi mai) provveduto alle retribuzioni». E in merito alla perdita dei collaboratori, le preoccupazioni piuttosto che essere espresse dai vertici aziendali si riscontrano nei componenti del Cdr, che nella loro lettera sostengono: «Uno scenario, quello descritto nella missiva inviata dai collaboratori di Reggio Calabria, che se non risolto da parte aziendale e se messo in atto dagli stessi, potrebbe portare alla concreta possibilità del blocco delle pagine provinciali per mancanza di pezzi o nella migliore delle ipotesi ad una foliazione ridotta. E ciò sarebbe gravissimo per l’immagine del nostro giornale. Questo accadrebbe, poi, in una realtà, come quella della provincia di Reggio e provincia dove il confronto quotidiano con i giornali concorrenti è altissimo».

Lo stesso Sindacato Giornalisti della Calabria sposa la causa dei corrispondenti. Così, nella propria missiva, il segretario regionale ha sostenuto: «Vi ribadisco la totale disponibilità del Sindacato Giornalisti della Calabria a sostenere le vostre sacrosante rivendicazioni, di concerto con il Cdr che ho sempre stimolato ad affrontare con particolare attenzione le questioni relative ai collaboratori».

Secondo il segretario Carlo Parisi, il primo passo da fare sarebbe quello di «convocare un’assemblea dei collaboratori per l’elezione di un rappresentante che tenga i rapporti con il Cdr».

Oltre ai mancati pagamenti, sembra che siano tante le irregolarità aziendali, tra le quali la presenza in redazione centrale nella giornata di domenica di giornalisti senza un regolare contratto.

È arrivato a questo punto il momento in cui tutti devono sapere. Buona lotta e buono sciopero a tutti!   

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