Sabato, 10 Dicembre 2011 20:36

La casta e i Robin Hood al contrario

Scritto da Salvatore Albanese
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mini Robin-Hood-walt-disneys-robin-hoodChe la politica non possieda più la capacità di ascoltare le istanze del popolo non è certo una novità. Ma quando questa si adopera con astuzia per accrescere ancora di più i propri interessi forse vale la pena di fermarsi un po’ per iniziare a chiedersi “dove stiamo andando?”, o meglio “dove si vuole arrivare?”

Dopo tutto alcuni mostri abbiamo contribuito a costruirli anche noi. Li abbiamo tirati su un po’ per volta. Li abbiamo forgiati giorno dopo giorno, saziandoli nel cuore delle campagne elettorali di applausi e calde strette di mano che, di contro, hanno poco in comune con i saluti gelidi e distaccati del post elezioni. Alcuni addirittura li abbiamo legittimati al potere, nutrendoli di ics tracciate di fretta in anguste cabine elettorali, con matite ben temperate da tante false speranze palesatesi nel tempo in reali illusioni.

La politica è sorda. Lo sanno i giovani che provano sempre meno amore nell’interessarsene e lo sanno i padri di famiglia che (e non è un luogo comune) riescono a stento ad arrivare alla fine mese. Ma, in alcuni casi, non si tratta di incapacità di ascoltare e né tanto meno di sordità acuta. Si tratta piuttosto di sfrontatezza, arroganza e malizia. Altrimenti non si spiegherebbe perché, in un’epoca in cui finalmente la politica inizia ad interrogarsi sui costi della politica, a qualcuno venga in mente di remare controvento, continuando a privilegiare la casta, senza ricordare che l’obiettivo di chi ci governa non è di certo la crescita dello spessore del proprio portafogli.

Ma facciamo un passo indietro.  

Lunedì 11 luglio scorso, durante la seduta del Consiglio Regionale, uno dei massimi esponenti del partito berlusconiano della nostra provincia, Nazzareno Salerno, ha avuto la premura di presentare un emendamento che mirava al ripristino del vitalizio per gli assessori regionali esterni e per i sottosegretari di giunta. Che tradotto significa assicurare la pensione a vita anche a coloro i quali non sono stati eletti dal popolo ma, piuttosto, nominati direttamente dai partiti. Si tratta di un fatto grave che la stessa maggioranza ha etichettato fin da subito come uno scellerato e maldestro tentativo di favorire qualche collega politico. Un tentativo che dipinge sul volto di Salerno la maschera del furbetto mancato. Infatti il consigliere aveva introdotto nell’assestamento di bilancio l’inghippo celandolo dietro la dicitura di “disposizione abrogativa e sostitutiva dell’art. 1 della legge regionale del 26 febbraio 2010 numero 7”. Una dicitura eccessivamente tecnica, in puro politichese, perché altrimenti magari la gente “capisce”!

Per fortuna le critiche sono state immediate, oltre che da tutti i partiti del consiglio, anche da parte della stessa maggioranza, tanto che perfino Cesella Gelanzè dello stesso PdL ha impiegato poco per definire la proposta di Salerno scellerata e vergognosa, e addirittura il governatore Scopelliti dai banchi della presidenza, e di fronte al consiglio regionale al gran completo, ha “invitato” Salerno a ritirare immediatamente l’emendamento, bollandolo come “un attacco vergognoso alla politica dei sacrifici. Sacrifici che sempre più gravano solo sulle spalle dei cittadini”.

Quindi, nonostante nei giorni scorsi sia stato reso noto l’ammontare degli stratosferici stipendi dei nostri consiglieri regionali, tra i più alti di tutta Italia (più di 12.000 euro al mese di stipendio base!), Salerno continua, come un Robin Hood al contrario, nella sua imperterrita battaglia di paladino dei più ricchi, visto che già nei mesi scorsi aveva dato parere favorevole sulla norma che avrebbe consentito ai consiglieri regionali di mantenere un doppio incarico e di conseguenza un doppio stipendio (consigliere regionale  e contemporaneamente sindaco di una città).

Ecco perché a questo punto è necessario chiedersi quali siano gli obiettivi veri della politica che ormai da tempo ha smarrito il suo ruolo originario, fino ad allontanarsi definitivamente dai bisogni reali di cui invece dovrebbe rendersi portavoce. Bisogni reclamati da un territorio e da migliaia di cittadini che si misurano quotidianamente con le difficoltà della nostra epoca e che francamente, vivendo in una terra martoriata, non considerano affatto una priorità il ripristino del vitalizio agli assessori esterni o il garantire un doppio incarico a potenziali “sindaci-consiglieri regionali”.

E io pago!

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    Riceviamo e pubblichiamo:

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