mini provinceIl Consiglio dei Ministri ha approvato stamattina il decreto-legge che completa il percorso avviato nel mese di luglio, finalizzato al riordino delle province e all’istituzione delle città metropolitane. In Calabria, come previsto, spariranno le province di Vibo Valentia e Crotone, che torneranno con Catanzaro. "Dal 1° gennaio prossimo le giunte delle province italiane saranno soppresse - si legge nel comunicato di palazzo Chigi -  e il Presidente potrà delegare l’esercizio di funzioni a non più di 3 Consiglieri provinciali". Il numero delle province delle Regioni a statuto ordinario si ridurrà da 86 a 51 (comprese le città metropolitane). "Il riordino delle Province - è la posizione del Governo - è il primo tassello di una riforma più ampia che prevede la riorganizzazione degli uffici territoriali di governo (prefetture, questure, motorizzazione civile etc etc) in base al nuovo assetto. Dunque anche gli altri uffici su base provinciale saranno di fatto dimezzati. Al termine di questo processo sarà possibile calcolare gli effettivi risparmi che comporterà l'intera riforma".

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mini consiglio_anti_abolizione_ProvinceIl Consiglio provinciale di Vibo Valentia, presieduto questa sera da Francesco Miceli, ha approvato all’unanimità il documento unitario definito recentemente dal coordinamento nazionale dei presidenti dei Consigli provinciali, attraverso il quale si sollecita l’adozione di una serie di iniziative per contrastare il processo di abolizione delle Province. L’Assemblea - tenutasi nell’ambito della mobilitazione coordinata dall’Upi, che ha visto nella giornata odierna la convocazione di tutti i Consigli provinciali d’Italia - ha affrontato gli stessi temi discussi durante la riunione congiunta dei cinque Consigli provinciali calabresi, che si è tenuta a Lamezia il 23 gennaio scorso. È stato probabilmente questo il principale motivo della scarsa partecipazione registratasi oggi, nonostante la convocazione fosse aperta alla partecipazione di tutte le forze sociali, economiche e politiche del territorio. Presenti soltanto 12 consiglieri, quasi esclusivamente di maggioranza; grandi assenti, invece, sindaci, consiglieri regionali e parlamentari, tranne l’ex senatore Antonino Murmura, considerato unanimemente il padre fondatore della Provincia di Vibo Valentia, essendo stato a suo tempo il principale promotore della sua istituzione.

A introdurre la discussione è stato il presidente Francesco De Nisi, che ha rimarcato le contraddizioni giuridiche e sostanziali di una scelta legislativa «giustificata dalla presunta volontà di tagliare le spese, ma che nei fatti incrementerà nel complesso i costi della Pubblica amministrazione». 
«Le funzioni esercitate delle Province sono insostituibili - ha continuato -, tant’è che la nuova normativa delega alle Regioni la programmazione su area vasta e riconosce quindi implicitamente la necessità di un coordinamento su base territoriale. In pratica, si vuole sostituire un’amministrazione democraticamente eletta, e per questo diretta espressione dei cittadini, con aziende regionali che finiranno inevitabilmente per far lievitare la spesa pubblica». 
Sulla questione dell’abbattimento dei costi, considerata la ratio della nuova disciplina, De Nisi ha particolarmente insistito, sottolineando che «un solo consigliere regionale costa quanto l’intero Consiglio provinciale vibonese». «L’Assemblea regionale costa alla collettività 100 milioni di euro l’anno, a fronte dei 300mila euro spesi per quella provinciale - ha aggiunto -. Se davvero avessero voluto tagliare le spese, avrebbero dovuto iniziare dalle Regioni e da tutte quelle aziende pubbliche che consumano ogni anno miliardi di euro. La lotta alla Casta non si fa mandando a casa consiglieri provinciali democraticamente eletti che fruiscono di indennità pari a circa 400 euro al mese, come accade per quelli vibonesi».
Il presidente della Giunta ha posto l’accento anche sul destino lavorativo dei circa 60mila dipendenti impiegati nelle Province, «che dovranno essere trasferiti in altre amministrazioni pubbliche, a meno che non si adottino, come pure è stato paventato, provvedimenti di mobilità forzata, con un futuro di precarietà per tantissime famiglie. Come si può ipotizzare, ad esempio, che la Regione assorba i circa tremila dipendenti delle cinque Province calabresi, se nel 2006 a sua volta ne ha trasferiti duemila nelle stesse amministrazioni, contestualmente al passaggio-farsa delle funzioni che non erano più di sua competenza?».
Infine, De Nisi si è soffermato sulle incognite derivanti dall’abolizione dei confini provinciali e, dunque, sul venir meno di tutti quei presidi che sussistono soltanto su base territoriale, a cominciare da Questure, Prefetture e Aziende sanitarie. «È sempre pericoloso sottrarre spazi alla democrazia - ha concluso - e abolire le Province per assecondare tensioni demagogiche e populiste è un errore abnorme».
Sulla stessa lunghezza d’onda il consigliere Stefano Soriano, che si è rammaricato per la scarsa partecipazione al Consiglio aperto, stigmatizzando in particolare l’assenza dei rappresentanti dei Comuni, «sui quali graveranno le conseguenze negative dell’abolizione delle Province».
Appassionato e ricco ci spunti l’intervento dell’ex assessore Murmura, che ha sottolineato l’incostituzionalità del processo legislativo in atto. «Difendere le Province significa difendere la Costituzione della Repubblica italiana», ha detto, invitando a sollevare la questione dinnanzi alla Consulta.
«Di afasia determinata dall’ignoranza», ha parlato invece il consigliereBarbara Citton, mentre Vittoria Toscano, della Fp-Cgil, si è detta «sconcertata per l’assenza dei cittadini e dei vari rappresentanti politici e istituzionali».
Tornando nel merito dell’ordine del giorno, con il documento approvato questa sera all’unanimità, «la Provincia richiede alla Regione di promuovere il ricorso alla Corte Costituzionale, per fare dichiarare l’incostituzionalità delle disposizioni contenute nell’art. 23, commi 14 - 21, del decreto legge 201/2011 che violano i principi costituzionali di autonomia e democrazia e sono in contrasto con la forma di stato prevista dal titolo V, parte II, della Costituzione». Inoltre, unitariamente alle altre Province italiane, si chiede al Governo e al Parlamento di approvare una riforma organica delle istituzioni di governo di area vasta che sia basata sulle seguenti priorità: «Intervento immediato di razionalizzazione delle Province attraverso la riduzione del numero delle amministrazioni; la razionalizzazione dovrà essere effettuata in ambito regionale, con la previsione di accorpamenti tra Province, mantenendo comunque saldo il principio democratico della rappresentanza dei territori, con organi di governo eletti dai cittadini e non nominati dai partiti. Ridefinizione e razionalizzazione delle funzioni delle Province, in modo da lasciare in capo alle Province esclusivamente le funzioni di area vasta. Eliminazione di tutti gli enti intermedi strumentali (agenzie, società, consorzi) che svolgono impropriamente funzioni che possono essere esercitate dalle istituzioni democraticamente elette previste dalla Costituzione. Istituzione delle Città metropolitane come enti per il governo integrato delle aree metropolitane. Riordino delle amministrazioni periferiche dello Stato, legato al riordino delle Province. Destinazione dei risparmi conseguiti con il riordino degli enti di area vasta ad un fondo speciale per il rilancio degli investimenti degli enti locali».
Ufficio stampa Provincia Vibo Valentia
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mini Giuseppe_MorroneIl Consiglio regionale ha proceduto alla sostituzione temporanea del consigliere Franco Morelli, con il primo dei non eletti del Pdl della circoscrizione di Cosenza Giuseppe Ennio Morrone (foto). Morrone, primo dei non eletti con 6.838 voti, ha partecipato ieri ai lavori del consiglio. Morelli e' stato temporaneamente sostituito perche' arrestato il 30 novembre scorso nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Milano con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

Nel corso della seduta di ieri, poi, c'è stata l'approvazione della legge che amplia la platea e i benefici delle vittime della 'ndrangheta, già in parte previsti nella Legge Regionale n. 31 del 16 ottobre 2008. E' stato inoltre approvato, all'unanimità dall'intero Consiglio, un ordine del giorno presentato da Bruno Censore (Pd) che impegna il presidente della Giunta regionale a rivolgersi al ministero della Giustizia per evitare la soppressione in Calabria di molti uffici del Giudice di pace.

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La commissione Bilancio (guidata dal presidente del Consiglio regionale Francesco Talarico, in sostituzione di Franco Morelli) ha approvato ieri sera a maggioranza il bilancio di previsione 2012 della Regione Calabria, il bilancio pluriennale 2012-2014 e il collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2012. La manovrà riguarda risorse per 9 miliardi di euro, dei quali, però, sono disponibili solo 800 milioni - l'anno scorso erano 870 milioni, e il taglio è dovuto alla riduzione dei trasferimenti statali.

mini Francesco_TalaricoTra le norme più importanti, da registrare lo slittamento al 30 giugno 2012 della fine del commissariamento di Arssa e Afor. L'ennesima proroga della fase commissariale dei due enti, già in liquidazione, è stata approvata con il solo voto contrario dei rappresentanti di Pd e Idv. Da segnalare, nel collegato alla manovra finanziaria, i seguenti provvedimenti: un finanziamento per il Museo nazionale di Reggio Calabria per il biennio 2012-2013 pari a undici milioni di euro a valere sul Por Calabria Fesr 2007/2013; interventi a sostegno del sistema produttivo dell’area di Gioia Tauro; modifiche alla legge sulla fondazione dei "Calabresi nel mondo"; l’istituzione del fondo regionale per le prestazioni socio-sanitarie erogate sul territorio regionale dalle strutture accreditate di competenza del settore politiche sociali, con una dotazione per l’esercizio finanziario 2012 di 15 milioni di euro; l’introduzione della contabilità economico-patrimoniale, estesa ad enti strumentali e aziende della Regione; la rideterminazione di alcuni tipi di imposta; la istituzione dell’Iresa, l’Imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili. Inoltre, nel collegato 2012 è prevista l’adozione da parte della giunta regionale del piano dei pagamenti entro il 28 febbraio di ogni anno, allo scopo di render ancora più idoneo lo strumento di verifica della compatibilità della spesa regionale rispetto alle vigenti regole di finanza pubblica.

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