mini alaco_spettraleRiceviamo e pubblichiamo

«Continua il silenzio sul gravissimo caso dell’Alaco e dell’acqua dei rubinetti». Lo denunciano i parlamentari calabresi M5S Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni, che dei rischi dell’acqua potabile parleranno sabato 3 maggio a Rombiolo e a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia. I Cinque Stelle vi terranno due comizi, inseriti nel tour in Calabria per le elezioni europee. L’appuntamento a Rombiolo, dove si vota anche per il sindaco, è alle ore 17 in piazza Madonna del Rosario; a Serra San Bruno è, invece, alle ore 19 in piazza Monumento, nel centro storico.

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alaco spettraleSecondo quanto riferito da fonti vicine a So.Ri.Cal., nella mattinata di ieri il direttore generale della società, ing. Sergio De Marco, sarebbe caduto nell’invaso dell’Alaco per riemergerne, pochi minuti dopo, con fattezze simili a quelle di Joker, l’indimenticato antagonista di Batman.

Da quanto il Vizzarro è riuscito ad apprendere, il De Marco vagava lungo le sponde dell’invaso, quando, per cause ancora da chiarire, sarebbe caduto in acqua. Testimoni oculari riferiscono che De Marco si aggirerebbe, in evidente stato confusionale, nei dintorni di Brognaturo, il paese a ridosso del quale sorge l’impianto idrico dell’Alaco. «Era più ammalignato e vavìjato del solito (incattivito e con la bava alla bocca, ndr)», ci racconta Santo (il nome è di fantasia), uno dei più stretti collaboratori del De Marco, che preferisce rimanere anonimo, «sembrava davvero un cane rabbioso: abbiamo subito capito che c’era qualcosa che non andava».

Ancora oscure le cause dell’orrenda mutazione. Una squadra di tecnici, prontamente inviata da Arpacal sul luogo dell’incidente, non ha riscontrato anomalie e anzi ha sottolineato la regolare presenza, nell’acqua, dei celeberrimi composti aromatici derivati dal benzene, che rendono l’acqua stessa gustosissima e l’hanno fatta apprezzare in tutto il mondo. Il prefetto di Vibo Valentia, intanto, ha invitato la popolazione a rimanere nelle proprie abitazioni: il De Marco, infatti, potrebbe essere armato ed è certamente molto pericoloso.

 

BRECCHIGNUSE - Rubrica di satira a cura di Malagigi

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Martedì, 16 Aprile 2013 13:23

Il lago di gomma

mini alaco_schiumaLo hanno battezzato il lago di gomma. Un bacino artificiale nelle montagne delle Serre, a quasi mille metri d’altezza, nel cuore verde della Calabria centro-meridionale. Non è una montagna come un’altra, quella che ospita l’invaso dell’Alaco. Probabilmente ha nascosto tra i suoi abeti molti briganti sfuggiti ai Savoia e, più recentemente, anche qualche latitante di ‘ndrangheta. Una montagna in cui sono stati investiti tanti soldi, che ha dovuto cedere i suoi spazi incontaminati ad un parco eolico e ad una megapiscina abbandonata, che ha visto anche l’orrore delle nuove faide che hanno insanguinato tre province. Negli anni 70, qui, sono cominciati i lavori per costruire una diga diventata ben presto leggenda: decine di sospensioni e altrettante varianti, lavori bloccati per vincoli ambientali poi spariti, 160 miliardi di lire di fondi pubblici spesi a fronte dei 15 previsti nel progetto iniziale. Un’opera maestosa su cui si sono addensati gli interessi della malapolitica, di imprenditori e multinazionali senza scrupoli, e della ‘ndrangheta

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mini alaco_schiuma
Riceviamo e pubblichiamo
 
 
Stamani abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare sull’invaso dell’Alaco, per verificare se va chiuso. L’atto, di mia iniziativa, è firmato anche dagli amici Paolo Parentela, Federica Dieni e Sebastiano Barbanti, deputati Cinque Stelle. Grazie a un impegno collettivo insieme alle associazioni e ai comitati del territorio, nel testo è ricostruita la storia dell’opera, che rifornisce 88 comuni del Catanzarese e Vibonese, in tutto circa 400 mila persone. Il lago fu sequestrato dalla Procura di Vibo Valentia, col sospetto di avvelenamento, tornato nei mesi scorsi con il caso del benzene nei prelievi dell’Arpacal, che poi fornì la sua giustificazione. L’odierno atto ispettivo serve per avere certezze – sottolinea Federica (Dieni) – visto che finora sono stati dati elementi inesatti e contraddittori, con un pessimo esempio di prontezza e coordinamento istituzionale”.
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mini no_alacoApprendiamo dalla stampa dell’irresistibile impulso dell’ingegnere Giulio Ricciuto a chiarire i tanti misteri che ruotano intorno a Sorical, riempiendo intere colonne di giornale con proclami sulla sua, in realtà, irresponsabile gestione dell’invaso dell’Alaco e del bene comune acqua. Egregio ingegnere Giulio Ricciuto, lei comprensibilmente si lamenta e si dispera perché quando i cittadini la riconoscono per strada le gridano dietro “avvelenatore”. Ci sentiamo quindi in dovere di chiarire una volta per tutte, nero su bianco, che i cittadini hanno pienamente ragione, dato che è proprio lei l’irresponsabile “responsabile degli impianti di potabilizzazione” della diga Alaco

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mini acqua_pubblicaIn occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua del 22 marzo, anche a Lamezia, il Comitato Lametino Acqua Pubblica organizza un week end di mobilitazione a partire dalla partecipazione alla manifestazione NO ALACO di sabato 23 marzo che si terrà a Vibo e dal banchetto di domenica 24 marzo  per la campagna di raccolta firme per la Legge Regionale di Iniziativa Popolare per l’acqua pubblica (vedi www.abccalabria.org) e per l'ICE, (Iniziativa dei Cittadini Europei con la quale si propone alla Commissione Europea di legiferare sul diritto all'Acqua Pubblica).

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mini lago_Alaco_sponda_sud-ovest_2Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ed il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” sostengono con forza la manifestazione “NO ALACO” che si terrà a Vibo Valentia il prossimo sabato 23 marzo dalle ore 9,30 con partenza da piazza San Leoluca. La diga sull’Alaco ha rappresentato negli anni un caso esemplare di sprechi ed inefficienze: lavori infiniti, finanziamenti bloccati, interrogazioni parlamentari, carte sparite, costi lievitati a dismisura. Da quando poi la Sorical , società mista pubblico-privata (Regione-Veolia), ha allungato i suoi tentacoli, a circa 400.000 persone in 88 comuni di tutta la Calabria è stato negato il diritto all’acqua, perché dai loro rubinetti scorre un liquido maleodorante ed infetto, pompato da un lago malato, ex discarica a cielo aperto mai realmente bonificata.
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mini Spagnuolo

Il Procuratore Mario Spagnuolo ed il sostituto Michele Sirgiovanni, la questione del benzene/non benzene - rintracciato ad inizio dicembre 2012 nelle acque dell’Alaco e poi sparito in sole 24 ore - proprio non riescono a ‘berla’. Una diffidenza legittima, condivisa dai 400mila calabresi che da quasi 7 anni, pagano e subiscono l’erogazione di un liquido giallastro e maleodorante direttamente dai rubinetti delle proprie case. Il 6 dicembre scorso l’Arpacal aveva eseguito nell’impianto dell’Alaco – posto sotto sequestro dal maggio 2012 – due prelievi di campioni d’acqua in punti diversi dell’invaso. In entrambi i casi era stata riscontrata una presenza massiccia di benzene e, assai stranamente, i dati erano stati resi pubblici soltanto due mesi dopo: il 29 gennaio successivo.
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mini 50_9_mediumSi sono radunati in silenzio, di nascosto come fieri partigiani, per dirci che in fondo tutto va bene e che non dobbiamo ‘allarmarci’: “L’acqua dell’Alaco è potabile”. Lo comunica in pompa magna il polivalente - professionista delle ‘tavole rotonde da parata’ - Franco Zoccali. Lo stesso direttore generale della presidenza della giunta regionale aveva, per la giornata di ieri, convocato appunto una delle sue solite tavole rotonde, spacciata per riunione operativa, a cui avevano partecipato anche il direttore generale del dipartimento Lavori pubblici, Giovanni Laganà, gli ingegneri Pallaria e Merante, (custodi giudiziari degli impianti sequestrati dalla Procura di Vibo Valentia), i vertici dell'Arpacal, della Sorical, delle Asp di Catanzaro, Vibo e Reggio Calabria e, stranamente, nessuna rappresentanza di cittadini.

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mini lago_Alaco_sponda_sud-ovestBuongiorno. Chissà se qualcuno finalmente si sveglierà. Quello di oggi è un buongiorno al veleno, in verità, per centinaia di migliaia di calabresi, ma è pur sempre un buon giorno se servirà a far capire che le denunce solitarie degli attivisti pro acqua pubblica non erano frutto di “inutili allarmismi” né di visioni catastrofiche alimentate da manie di protagonismo. L’acqua dell’Alaco è avvelenata. La non notizia è arrivata ieri, poco prima delle 16, in decine di comuni collegati al lago di gomma che infanga le pianure della Lacina. Alcuni sindaci magari avranno pure strabuzzato gli occhi una volta letto il fax inviato dalle autorità sanitarie. Immaginate, ad esempio, il candido stupore di un Bruno Rosi o di un Nicola D’Agostino. Per questi sindaci un po’ naif è stato molto semplice, fino a ieri, dire che quell’acqua era potabile. Non avevano alcun peso sulla coscienza. Placidi e mansueti, all’apparenza bonari, proprio come il pantano da cui ci hanno fatto abbeverare per anni. Si fidavano di analisi incomplete, ridicole, mica potevano credere al grido d’allarme di quei quattro scalmanati.

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