Domenica, 17 Dicembre 2023 07:34

Fanno il deserto e lo chiamano hub

Scritto da Sergio Pelaia
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Lo si ripete da ogni palco e pulpito: a rendere ancora uniche le aree interne del Sud sono la natura, la storia, l’arte, il paesaggio. In una parola: la bellezza. Ma invece che tutelarla la si continua a sacrificare sull’altare di un finto, già manifestamente inesistente, progresso. La nuova frontiera è l’hub energetico, dunque invece dei funghi qua spuntano solo progetti per installare nuove pale eoliche nei boschi. Gli ultimi riguardano ancora le Serre.

Un’azienda milanese creata nel 2021, senza dipendenti e con capitale sociale di 10mila euro, poi acquisita da una società partecipata da un colosso statunitense delle rinnovabili, vuole costruire – scrive il giornalista Vincenzo Imperitura su LaCnews24 – 5 pale eoliche tra Pizzoni e Vazzano, con la connessione alla rete nazionale prevista nel territorio di Serra San Bruno, più altre 5 tra Vallelonga e Torre di Ruggiero, con opere di connessione a Chiaravalle.

Qui e qui si possono consultare i dati tecnici dei progetti presentati alla Regione e già inviati ai Comuni interessati e al Parco delle Serre. Compreso il parere intermedio della Regione – con molti rilievi sulla documentazione mancante – in cui si menzionano gli altri impianti adiacenti: Monterosso Calabro, San Sostene, San Vito dello Ionio, Torre di Ruggiero, Fossa del Lupo di Gasperina-Vallefiorita-Palermiti.

Insomma, a prescindere che li si realizzi o meno, i progetti in questione sono solo gli ultimi, in ordine di tempo, di una lunga serie. Ormai da anni i territori sono infilzati da pale su pale. Sarà anche “green” ma quello dell' energia è pur sempre un business e chi mette soldi per sostituire gli alberi con cemento e pale – e la chiamano pure “energia pulita” – incassa profitti per venderla altrove. È il mercato, bellezza. Che a queste latitudini è fiorente. Arrancano, invece, realtà come le Cer, Comunità locali di autoproduzione e autoconsumo di energia rinnovabile che vengono invocate da chi si oppone all' eolico selvaggio e sostenute, ma solo a parole, anche da una legge regionale..

Il fatto è che le montagne sono le nostre case senza muri, sono le nostre cattedrali laiche e noi abbiamo permesso che le profanassero, che violassero il domicilio delle nostre anime. 

Eppure, mentre la viabilità interna crolla (anche) sotto il peso delle grandi pale, si fa un gran parlare solo, e ancora, del ponte, nella regione e nel Paese in cui non si riescono a rialzare nemmeno i ponticelli crollati sotto il peso di un dissesto idrogeologico che è in gran parte doloso. Con centinaia di milioni di euro che ballano, soldi pubblici spostati e barattati senza neanche dire nulla, se non a cose fatte, al popolo contribuente.

Quello stesso popolo che aspetta in questi giorni il ritorno di sorelle, cugini, figli ma anche madri e padri, costretti ad andare a guadagnarsi il pane nelle regioni in cui l’“alta velocità” c’è davvero e da cui i treni per tornare a casa costano quanto un mese d’affitto. Un'altra speculazione, un’estorsione consumata sugli affetti delle persone.

Quelle stesse persone che i treni durante il resto dell’anno li prendono in direzione contraria se, loro malgrado, hanno bisogno di cure. Che osservano rassegnate lo smantellamento sistematico della sanità pubblica e che (chi può) vengono costrette a pagare i privati implorando per favore ciò che sarebbe un loro diritto.

Di fronte a tutto ciò poche voci contrarie - su tutte quella dello scrittore Gioacchino Criaco - e nessuna autocritica. Solo retorica vuota sulla “valorizzazione dei borghi”, solo selfie e convegni, solo chiacchiere sul proprio ombelico, solo spot e guerre per bande, mentre fanno di noi la colonia definitiva. Mentre fanno un deserto e lo chiamano hub.

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