Lunedì, 09 Marzo 2020 14:25

I giorni della paura si superano usando il cervello

Scritto da Salvatore Albanese
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Sia chiaro fin da subito, questo non è un maldestro tentativo di sottovalutare l’emergenza in corso. Il problema Coronavirus è concreto e reale, per fortuna meno accentuato dalle nostre parti, i contagi sono molto più diffusi in altri territori d’Italia, ma se ci facciamo ancora trasportare dall’emotività e dall’istinto, dall’irrazionalità, le difficoltà potremmo crearcele da soli.

L’esempio più lampante è quello registrato nella notte tra sabato e domenica scorsa alla stazione milanese presa d’assalto anche da centinaia di nostri corregionali che, spiazzati dalle misure poste in essere dal Governo (tra l’altro maldestramente trapelate prima che da ufficiose potessero diventare ufficiali) hanno deciso di abbandonarsi, di certo mossi dal panico, all’esercizio meno raccomandabile di queste ore: spostarsi per lunghi tratti dirigendosi da una zona molto interessata dal virus ad una meno interessata. Senza cadere nell’altrettanto inopportuna reazione della lapidazione e dell’ingiuria all’untore calabro di ritorno dalla Lombardia, senza ricorrere ad epiteti e paroloni inopportuni e fuori luogo, bisogna spiegare, armati di buonsenso e molta calma, che rendersi potenziali veicoli del virus per portarlo letteralmente in casa ai familiari più cari non rappresenta un buon esercizio di logica. Affatto. Essenzialmente non lo è per diversi motivi, ma soprattutto perché così si rischia in primis di subire un contagio nel corso di un viaggio lungo una decina di ore circa su un vagone stracolmo e a stretto contatto con una miriade di altri contro-emigranti improvvisati che se restassero semplicemente dove sono non sarebbero ad imminente pericolo di vita, tutt’altro, e poi soprattutto perché la sanità pubblica calabrese non è nelle migliori condizioni per riuscire ad affrontare un’eventuale impennata di casi. Basti pensare che la provincia di Vibo Valentia, dove molti nel weekend sono approdati dalla Lombardia e da altre zone rosse d’Italia, dispone di soli 6 posti letto di terapia intensiva. Attenzione, non 6 posti letto per i contagiati più gravi del Coronavirus, ma anche per loro. Il che significa che quei posti devono restare liberi anche a disposizione di potenziali ricoveri che nulla avrebbero a che fare con i contagi. Se ci sono delle persone coinvolte in incidenti automobilistici, in incidenti sul lavoro o che accusano un grave malore improvviso uno di quei posti letto dovremmo riservarlo a loro. E, ripeto, sono solo 6. Ecco perché mobilitarsi in questo momento è la cosa meno consigliata ed opportuna. E queste cose vanno spiegate con dovizia di particolari, in piena tranquillità e non agitando la rozza clava dell’invettiva. Anche in tal caso il raziocinio deve vincere sulla paura, o rischiamo di farci male da soli.

C’è solo una necessità che risulta impellente più di qualsiasi altra in questo momento ed è quella di dare semplicemente seguito alle raccomandazioni mosse da chi ne sa più di noi. Quelle suggerite dai medici, dai ricercatori, dagli scienziati che stanno studiando e curando il virus, che stanno programmando le strategie più opportune per evitare un’ulteriore diffusione: seguire tutte le precauzioni igienico sanitarie, evitare come detto i viaggi e gli spostamenti determinati da motivi superflui, limitare i contatti e la frequenza dei luoghi affollati, restare il più possibile fra le mura domestiche soprattutto se si è anziani, immunodepressi o debilitati. Il resto è inutile e nocivo. Ed in questo momento di tutto si sente la necessità eccetto che di aggiungere ulteriore caos al caos già dilagante che da settimane ormai ci circonda. La paura e le scelte mosse dall’istinto sono il più forte dei nemici in condizioni emergenziali del genere. Anche se basta una minima scintilla per innescarli.

È di questa mattina, ad esempio, il caso di una locandina di un quotidiano locale che riportava sul margine alto semplicemente il nome della cittadina in cui doveva essere esposta all’esterno di edicole e rivendite varie di tutto il territorio provinciale. Così come succede con le notizie di ogni mattina, ma letto in continuità al titolo sottostante è sembrato a molti che il luogo fosse direttamente interessato da fino a quel momento ignoti casi di contagio, due che in realtà sono quelli complessivi in tutto il Vibonese e che interessano tra l’altro una coppia di coniugi di Filandari che avrebbero contratto il virus in una recente trasferta al Settentrione. I due sono sotto osservazione, sottoposti alle terapie definite dall’usuale protocollo medico, senza l’ingerenza di complicazioni, per fortuna. Questo per far capire che nessun luogo è purtroppo immune al Coronavirus e che potrebbero registrarsi presto dei casi anche nel nostro comprensorio. Ma quando accadrà, perché accadrà, bisognerà ricorrere al buon senso e alla razionalità, mettere al bando le reazioni emotive e gli istinti primordiali che innescherebbero le classiche dinamiche di attacco o fuga. Nessuna guerra senza quartiere all’appestato, nessun isterismo collettivo. Ora serve rispetto, prima di tutto di se stessi, e senso di responsabilità, che non significa abbassare la guardia, anzi significa tutt’altro. Significa meno spettacolarizzazioni e meno drammaticità (soprattutto da parte di chi al nostro pari lavora nel mondo della comunicazione), meno speculazioni (soprattutto da chi pensa di poterne guadagnare qualcosa in termini di consensi), meno perversione dell’angoscia e più razionalità, meno paura e più cervello.

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