Giovedì, 17 Marzo 2016 10:24

Cinque anni dalla tragica scomparsa di Flavio Avolio. Il ricordo

Scritto da Salvatore Albanese
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SERRA SAN BRUNO - Una tragedia immane. Una morte drammatica, che il tempo non è affatto riuscito a farci dimenticare. Sono passati cinque anni esatti dalla morte in mare di Flavio Avolio. Annegato a largo della costa di Pizzo il 17 marzo 2011, mentre era intento a cimentarsi nella sua più grande passione: la pesca subacquea. Ventisettenne, di origini napoletane, ma residente a Serra San Bruno da circa 5 anni prima del tragico epilogo.

Amava il mare e ogni qualvolta ne aveva la possibilità si dedicava alla pesca in apnea. Ma in quel maledetto giovedì di marzo, l’ultima immersione si era rivelata fatale. Flavio era arrivato, in una mattinata baciata da un timido sole, su uno dei tratti di mare che più prediligeva per le immersioni. Ma sarà, da lì a poco, il destino beffardo a trasformare quel suggestivo angolo di Tirreno in una trappola mortale. Dopo l’ennesima immersione, Flavio, rimasto incastrato tra gli scogli, non sarebbe più risalito dalle acque. 

I familiari, la fidanzata, si erano subito preoccupati per non aver ricevuto l’abituale telefonata con la quale Flavio avvertiva di essersi rimesso sulla strada che lo avrebbe riportato a casa. L’ansia cresceva e si faceva dolore, poi, nelle ore successive, quando il timore che qualcosa fosse andato storto diventava sempre più una certezza, fino a trasformarsi nello strazio tremendo, incommensurabile, di non poterlo più riabbracciare.

Amici e familiari, allarmati per il ritardo e il silenzio, erano accorsi verso Pizzo, sul punto di costa dove Flavio soleva immergersi. L’autovettura parcheggiata a pochi metri dal mare, la Capitaneria di porto che avviava le prime ricerche. Saranno però proprio i familiari, poco dopo, ad individuare il corpo del giovane, incastrato negli scogli a una ventina di metri scarsi dalla riva.

Le operazioni di recupero del corpo furono lunghe e complicate. Servirono cavi d’acciaio, cuscinetti ad aria ed una gru meccanica per rimuovere lo scoglio e liberare Flavio nel tardo pomeriggio di quel giorno maledetto, quando la sua anima era già volata in cielo.

Un destino tremendo. Una morte agghiacciante, capace di far sentire piccola e impotente un’intera comunità. Il dolore composto della famiglia. Sconforto e rabbia. Lacrime. E un ricordo che rimarrà vivo per sempre.

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