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Un potentissimo ordigno esplosivo, procurato direttamente dagli uomini del clan Mancuso di Limbadi e ceduto poi ai Loielo, che lo avrebbero utilizzato per un micidiale attentato nella lotta aperta per il predominio sul territorio vibonese. È questa la ricostruzione della Dda di Catanzaro nell’operazione che ieri mattina ha portato all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti di rilievo, già detenuti, delle cosche criminali della provincia. I tre sono stati incolpati dagli inquirenti per la detenzione di una bomba da tre chili con innesco radiocomandato da far esplodere a danno delle cosche avverse, per avere la meglio, quindi, nella lotta tra famiglie per il predominio nella gestione delle attività illecite nei comuni del comprensorio delle Serre, territorio divenuto teatro, ormai da molti anni, di diverse faide di ‘ndrangheta mai risolte.L’operazione effettuata dagli uomini della squadra mobile di Vibo e Catanzaro era stata avviata in seguito ad un controllo operato dalla polizia il 23 febbraio scorso in località "Serricella" di Rosarno (Rc), quando durante un posto di blocco e successiva perquisizione Filippo Pagano (22 anni di Soriano) e Rinaldo Loielo (22 anni di Ariola di Gerocarne) erano stati fermati in una Smart con a bordo, nel bagagliaio, una bomba. Erano stati proprio i due a dichiarare agli uomini della Polizia, al momento dei controlli, il possesso dell’ordigno disinnescato poi dagli artificieri di Reggio Calabria. I due sono stati quindi tratti in arresto assieme a Panteleone Mancuso (52 anni, ritenuto esponente di spicco dell’omonima famiglia di Limbadi). E proprio i Mancuso, secondo gli inquirenti avrebbero quindi concertato il fatto, procurando l’ordigno da girare poi al clan dei Loielo.
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