Mercoledì, 04 Aprile 2012 16:52

L'imprenditore in camicia rossa

Scritto da Bruno Vellone
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mini Fazzari_AchilleLa storia di Achille Fazzari s’intreccia con quella di un modesto regno del nord, il Regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II di Savoia, che irrompe nella vita di un piccolo paese del sud – Mongiana - nel cui ventre giaceva il più importante insediamento siderurgico del Regno delle due Sicilie, le Reali Ferriere Borboniche. Achille Fazzari è un personaggio alquanto controverso: emigrato in America con la qualifica di sarto, dopo essere rientrato in Italia prese parte alla spedizione dei Mille divenendo fraterno amico di Giuseppe Garibaldi; successivamente fu deputato dello Stato unitario per due legislature e fu coinvolto in una colossale truffa ai danni di quest’ultimo. Prima dell’Unità d’Italia Mongiana era un piccolo borgo nel cui territorio esisteva il più importante polo siderurgico del regno borbonico che a sua volta era considerato la terza potenza industriale del ferro su scala europea. I regnanti borbonici, in maniera frettolosa e senza studi di fatto, avevano deciso di costruire le Ferriere in questo posto per tre ragioni: la presenza di importanti corsi d’acqua  quali il torrente Ninfo e il fiume Allaro che fornivano l’energia per il movimento delle macchine delle ferriere, i folti boschi di castagno e faggio necessari per la produzione del carbone con cui venivano nutriti gli altiforni per la fusione, e le vicine miniere di Pazzano che fornivano il minerale da cui si estraeva il ferro.

Nate nel 1771 sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone, ma entrate a regime dieci anni dopo, le ferriere di Mongiana furono prevalentemente adibite alla produzione bellica e attive nel campo dell’ingegneria civile. Dai loro altiforni, infatti, uscirono i ponti sospesi di ferro sui fiumi Garigliano e Cadore (i primi nella Penisola, 1825-28), così come pure le rotaie della prima tratta ferroviaria italiana Napoli-Portici (1839). Se le vicende della produzione mineraria durante il periodo borbonico seguono fasi alterne, causate dalle pessime condizioni di lavoro e di sfruttamento degli operai che li inducevano a eseguire il lavoro con risultati qualitativamente scarsi, un periodo più florido lo si ebbe durante il decennio francese, quando con interventi mirati fu aumentata la paga, istituita l’istruzione pubblica per gli operai e i loro figli, e resa di gran lunga più efficiente la gestione amministrativa. Con la restaurazione, dopo il Congresso di Vienna del 1815, per il polo siderurgico di Mongiana si avviò un periodo di crisi dalla quale si risollevò temporaneamente poco prima dell’Unità d’Italia. Il nuovo governo unitario decise il declino delle Reali Ferriere Borboniche che furono inizialmente vittima di carenze di finanziamenti e di un calo di produzione sempre più marcato, e successivamente della definitiva disfatta attraverso la vendita al pubblico incanto. L’asta pubblica si tenne a Catanzaro il 25 maggio 1874 e l’offerta più alta - un milione di lire - fu di Achille Fazzari, che non aveva nessuna esperienza del settore, nessuna capacità organizzativa e nessuna cognizione tecnica ma,  secondo le parole dello storico Brunello De Stefano Manno, era un «arrampicatore sociale, futuro nobile, intrallazzatore e dai vaghi atteggiamenti da mecenate». La descrizione è alquanto impietosa ma rende l’idea circa l’intento puramente affaristico che spinse l’on Fazzari ad acquistare l’ex polo siderurgico mongianese. «La vendita degli stabilimenti di Mongiana, il 25 maggio 1874 – scrive Vincenzo Falcone - rappresenta l’atto ufficiale di morte del più importante centro metallurgico del Meridione d’Italia». Achille Fazzari fece vari tentativi di riattivazione delle miniere e delle fonderie, con l'assistenza tecnica dell'ingegnere toscano Guido Dainelli, ma il tutto con scarsi risultati; così verso la fine del secolo, a causa dei costi eccessivi e dell’assenza di commesse governative, rinunciò all’opera e nel 1903 aprì lo stabilimento per la produzione di acqua minerale che va sotto il nome di “Mangiatorella”. Oggi la Fabbrica d’Armi di Mongiana e le Reali Ferriere stanno per rivedere nuova gloria. Infatti, l’amministrazione comunale sta provvedendo all’istituzione del “Museo delle Ferriere” attraverso il quale l’ente montano intende ripercorrere le vicende storiche che lo videro protagonista di un’epoca che va dal regime assolutistico-feudale borbonico al colonialismo del governo liberale dei Savoia, dei quali fu vittima ma dalle cui scorie vuole oggi affrancarsi e riscoprire insieme alla sua gente la ricetta della rinascita.

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