Venerdì, 24 Gennaio 2020 15:18

Il grande inganno di Matteo Salvini

Scritto da Salvatore Albanese
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Ancora qualche ora di fermento e poi tutto tornerà freddo e spento, così com’è stata abituata ormai da troppo tempo la Calabria. Con il suo chiassoso cordone di nani e ballerine, la campagna elettorale per le Regionali ci ha ancora una volta bruscamente distratti dalla letargia del lungo inverno in cui da anni siamo stati calati. Arrivati agli sgoccioli è tempo di verdetti. Non vi è dubbio allora che il baccano più sublime lo abbia coltivato Matteo Salvini – leader in trasferta in un pianeta adesso semplice da conquistare perché diventato improvvisamente amico – che ha fertilizzato a dovere il terreno in cui riuscire ad issare, da qui a breve, l’ennesima figura di Alberto da Giussano, il guerriero di Legnano simbolo, nel lontano 1982, della testata Lombardia Autonomista. Ma questa, almeno pare, è tutta un’altra storia. Tornando ai giorni nostri, dalla Sila allo Stretto l’entusiasmo per il politico padano è alle stelle. Sì, proprio tra i terroni. E la ricetta dell’“inganno” non è poi così abbondante di ingredienti: ovunque la piazza preriscaldata si glorifica al cospetto di un quarto d’ora scarso di cabaret e oltre sei volte tanto di autoscatti ai cellulari per una coda di indigeni lunghissima, allineata per la lunga attesa di un confortante abbraccio. Come se non bastasse, c’è anche il colpo del “rinculo”, inteso come quel richiamo che a distanza di tempo continua a tenere viva la fiamma dell’esaltazione: chi di voi dopo un bel concerto, una volta tornato a casa, non si è messo i dischi nelle orecchie della stessa band ascoltata ore prima per tentare di allungare la libidine? Così Salvini, nel comizio successivo a quello tenuto di recente a Serra San Bruno, in diretta tv parla di quanto è bella la Certosa di Serra San Bruno proprio perché sa che i serresi ancora lo stanno seguendo. Lo stesso, ad esempio, il 20 gennaio nel comizio di Comacchio, nel Ferrarese (si vota anche in Emilia Romagna), dove sul palco elogiò la bellezza di Galatea (Forli-Cesena) dove era stato accolto la sera precedente. Insomma, un copione sempre uguale: oltre alle «sardine che non hanno voglia di lavorare», ai «comunisti col Rolex d’oro al braccio», ai «compagni che qui hanno arrestato a centinaia», al «cambieremo le cose anche se nessuno ha la bacchetta magica» (gag inscenate in ognuna delle piazze in cui si è esibito in queste ultime settimane, potete verificare), basta spiegare nel paese successivo quanto sia stato bello il paese precedente e il gioco è fatto. «Ci ha dato lustro», «ha parlato bene a tutti di noi»: fa presa tra la massa il giochino sempre uguale. Quello del “rinculo”.

Il futuro, il nostro futuro è già qui, ma guai a parlare del passato e di quello che la Calabria era e resta per i leghisti più ferventi. Non vi è modo però di discutere purtroppo neanche dell’immediato presente perché i programmi, i temi concreti, le soluzioni pratiche grazie alle quali riuscire a risollevare fin da subito le sorti della bella e amara Calabria continuano a latitare: dal palco di Salvini solo frasi fatte, concetti semplici, qualunquismi, ricostruzioni fantasiose, ingiurie verso dei liberi cittadini mentre altri - concittadini dei primi - sghignazzano divertiti. Dividi et impera. Chi di voi ha capito come vorrebbe Salvini ridisegnare la Sanità in Calabria? Le scuole e l’istruzione? I trasporti? Il lavoro? Non lo avete capito, semplicemente perché non lo ha detto. E non lo ha detto perché non gli conviene farvelo sapere. La Lega (non più Nord) punta tutto sulle politiche dell’Autonomia differenziata, ne avrete sicuramente sentito parlare, spero. È la nuova frontiera di quel federalismo tanto caro a Umberto Bossi che proietterà le Regioni più povere d’Italia dritte dritte dalla padella alla brace. Ma andiamo per gradi, partiamo dal presupposto che stiamo sbavando eccitati dietro a Matteo Salvini, un mestierante della politica che non rappresenta la “novità” in nessun senso e che ha già avuto successo in tante occasioni nel riuscire a dimostrare di essere un inetto, perché è in politica da vent’anni circa, perché è già stato Ministro dell’Interno, è già stato più volte e continua ad essere parlamentare nazionale (eletto l’ultima volta proprio grazie ai voti della circoscrizione Calabria) ed europeo, è già stato alla guida di questo Paese con le numerose maggioranze di Governo a trazione berlusconiana senza mai riuscire a produrre nulla di positivo, neanche una briciola per la (adesso) tanto amata Calabria. Partiamo anche da un secondo presupposto: è il leader di un partito che da decenni rappresenta i calabresi e i meridionali in un certo modo: aspetto sul quale non ci dilungheremo più di tanto perché sono cose che tutti noi «parassiti», «nullafacenti», «puzzolenti», «palle al piede» conosciamo bene. Detto ciò, l’Autonomia differenziata “spinta” di cui Salvini stranamente non ci ha parlato dal palco (in Emilia invece ne parla parecchio) e su cui Salvini e la Lega puntano molto (in particolare i governatori della Lombardia e del Veneto) consiste in una riforma che trasferirà ulteriori funzioni dallo Stato centrale alle Regioni con conseguenti risorse finanziarie parametrate alla popolazione residente e al gettito dei tributi. Vuol dire che più la Regione è ricca e popolosa, maggiori sono le risorse delle quali potrà disporre per i suoi servizi. E, qualora qualcuno se lo fosse dimenticato, già adesso il divario tra Nord e Sud è enorme, con centinaia di euro a persona messe a disposizione per il welfare al Nord rispetto a poche decine di euro per le stesse cose al Sud. Considerando inoltre che le Regioni che avranno ottenuto più soldi rispetto a quanto pagato per i servizi potranno mantenere per sé l’eventuale avanzo, rinvestendolo per migliorare ulteriormente quello stesso servizio, è evidente che il gap tra Nord e Sud si allargherà ulteriormente: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Il nostro voto dovrebbe servire certo a combattere chi fino ad ora i fondi a disposizione della Regione Calabria li ha sprecati, li ha utilizzati male, ossia tutte le amministrazioni regionali di centrodestra e centrosinistra che si sono succedute nel tempo, ma allo stesso modo non dovremmo chiuderci per qualche secondo in una cabina elettorale per puntare tutto su chi i fondi sta decidendo di non farceli più arrivare, se non quelli utili a malapena a riuscire a garantire i livelli essenziali delle prestazioni. Ammesso poi che si possa riuscire a tenere in vita anche solo il minimo con un sistema come quello che l’Autonomia differenziata della Lombardia e del Veneto immagina anche per la Calabria e per tutto il resto d’Italia. Ma non si cada nell’equivoco: non dovremmo obbiettare a tutto questo solo perché avvertiamo qualche sussulto di malinconica nostalgia e siamo pronti a rispolverare la nota “questione meridionale”. Si tratta piuttosto dell’attualissima contrapposizione tra ricchi e poveri. Chi di voi pensa francamente che questo sistema proposto da Salvini e dalla Lega possa aiutare a risollevare la qualità della vita e dei servizi in Calabria e non ad affossarli ulteriormente? Chi di voi pensa che tutto questo possa servire ad invertire la rotta per la Sanità o per la forte mobilità sanitaria, per il lavoro e per il costante esodo dei giovani e dei meno giovani verso il Settentrione, per l’istruzione, per le Università, eccetera? E soprattutto perché Salvini quando viene in Calabria piuttosto che sprecarsi in spettacolini buffi e sempre uguali non ci parla di queste cose, di come vuole rendere le Regioni più povere d’Italia ancora più povere?    

 

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