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Direttore responsabile: Bruno Greco
Redazione: Salvatore Albanese, Alessandro De Padova
Reg. n. 4/2012 Tribunale VV
Dimissioni improvvise. Spiegazioni improbabili, contraddittorie. Un copione scritto male, con un sottotesto poco chiaro. Il "caso Parghelia" è scoppiato ieri, quando il sindaco Maria Brosio ha rassegnato le dimissioni insieme ai consiglieri comunali di maggioranza. Alla base della decisione, secondo quanto dichiarato dalla Brosio, ci sarebbe un articolo di stampa in cui si faceva riferimento ad un componente della giunta comunale che avrebbe subito delle pressioni nell'esercizio del suo mandato. L'articolo in questione è stato scritto da Giuseppe Baglivo sulla Gazzetta del Sud, e il copione scritto male lo vorrebbe "colpevole" della caduta dell'amministrazione comunale. Un film già visto: è difficile non pensare che si tratti solo di un pretesto, di una scusa, di una motivazione raffazzonata per nascondere la verità all'opinione pubblica e tentare di scaricare colpe inesistenti sul solito giornalista che, in questo caso, è solo colpevole di fare bene il suo lavoro.
Nell'articolo di Baglivo era riportato il contenuto dell'ordinanza del gip distrettuale che il 19 dicembre scorso ha portato a diversi arresti tra gli uomini del clan La Rosa di Tropea. Operazione "Peter Pan". Richiamando gli atti dell'inchiesta, veniva data notizia di presunti condizionamenti nell'assegnazione di appalti del Comune di Parghelia, con la presunta contropartita in sostegno elettorale da parte di un soggetto noto alle forze dell'ordine. Ecco, qui il copione diventa più credibile, ma si ripiomba subito nel surreale con le dichiarazioni del sindaco: "Sono notizie che gettano un'ombra sul nostro operato che è sempre stato improntato alla massima trasparenza e legalità. Considerato che non desideriamo che il nostro operato venga sminuito da veleni e sospetti che possono altresì danneggiare la comunità di Parghelia, composta per la maggiorparte da gente onesta e laboriosa, abbiamo deciso di rassegnare le dimissioni".
Il sindaco era stato più volte oggetto di intimidazioni anche gravi. Per come la mette adesso l'amministrazione dimissionaria, quindi, si dovrebbe dedurre che la politica abbia ceduto alle pressioni, che si sia arresa, invece di combattere il malaffare. Il che già sarebbe grave, ma forse meno grave della verità. Gli amministratori si dicono sereni e tranquilli, certi della bontà e legittimità del loro operato, ed è proprio qui che dal copione viene fuori il sottotesto: queste dichiarazioni di serenità arrivano sempre più puntuali, in Calabria e ancor più nel Vibonese, quando gli amministratori vedono avvicinarsi ai palazzi municipali le ombre degli investigatori di Procure e Prefetture. Ed anche in questo caso, si può starne certi, è così. Il sindaco di Parghelia, evidentemente, ha avuto buonissimi motivi per credere che dopo l'inchiesta "Peter Pan" la Prefettura avrebbe inviato a Parghelia la Commissione d'accesso agli atti, noto prologo per un probabile scioglimento per mafia. Così ha provato a fare gol da centrocampo all'ultimo minuto: dimissioni in blocco e tentativo di scaricare la colpa sulla stampa. Un copione scritto male per un film già visto, che ormai viene riproposto ciclicamente ai cittadini vibonesi. E non c'è mai un lieto fine.
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