Venerdì, 13 Marzo 2020 14:27

Ospedale San Bruno, i sindaci e gli ex sindaci che si sentono assolti ma sono lo stesso coinvolti

Scritto da Salvatore Albanese
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L’ospedale di Serra San Bruno non pervenuto nel Piano emergenziale della Regione Calabria per le prestazioni sanitarie di contrasto alla diffusione del Coronavirus ed è subito un tripudio di comunicati stampa di sindaci ed ex sindaci delle Serre che pensano di avere la coscienza pulita. Doveva arrivare la pandemia mondiale per svegliare i primi cittadini del nostro comprensorio dal profondo letargo in cui da anni sono caduti rispetto a quella che avrebbe dovuto essere la loro battaglia madre: difendere la salute dei cittadini.

Rischiamo di dire le cose che ci siamo sempre detti, ma che oltre le parole non hanno mai trovato seguiti concreti. L’impegno sarebbe dovuto essere scontato e reale, sia perché i sindaci sono i primi responsabili della condizione di salute della popolazione dei rispettivi territori; sia perché qui ci si ostina a chiamare ospedale qualcosa che – se non fosse per l’abnegazione di chi ci lavora dentro – già da tempo non è più un ospedale; sia perché la geografia di questi luoghi e l’organizzazione della nostra rete viaria la conosciamo tutti bene, sindaci ed ex sindaci in primis.

Ma niente, come dicevamo doveva scoppiare la pandemia mondiale per accorgersi che le cose non vanno affatto bene, anzi vanno malissimo. Nonostante questo ancora si tenta di porre rimedio al fallimento assoluto con sempre nuovi fiumi di inchiostro da riversare sui giornali, comunicati stampa tutti uguali, in cui si parla di tutto e di niente, che vorrebbero essere un mero strumento di discolpa, per dare l’illusione al cittadino che si sia fatto e si stia facendo qualcosa. Ed è tutto un vespaio di parole che anche questa volta non porterà da nessuna parte: «Situazione gravissima!», «No, alla spoliazione dei servizi!», «Abbiamo il centro Coc di Protezione civile!», «La tenda del triage!», «Riaprite l’ospedale chiuso!» «La salute prima di tutto!». Buongiorno sindaci ed ex sindaci delle Serre, ben tornati tra noi. Ma non è forse giunto il momento di abbandonare la retorica spicciola dello slogan preconfezionato, dell’urlare «al lupo, al lupo!» quando il lupo ci ha già sbranati e passare alle cose serie? Quanti sindaci sono disposti e sono stati disposti negli anni a rassegnare le dimissioni perché la Sanità nel proprio territorio è stata progressivamente smantellata di tutto come in nessuna altra parte d’Italia? Quanti, individualmente o in massa, sono andati con la fascia tricolore in mano a consegnarla sul tavolo del prefetto quando il numero dei posti letto, dei reparti e dei servizi sanitari continuava a calare drasticamente, quando si è capito che la seconda ambulanza arrivata al San Bruno era una barzelletta perché non serviva a raddoppiare le forze del servizio di urgenza ed emergenza impegnate sul territorio, ma semplicemente a sostituire il primo mezzo ormai obsoleto e alla fine l’ambulanza sarebbe stata sempre e comunque soltanto una? Quanti sindaci ed ex sindaci, negli anni così come oggi, hanno presentato un esposto in Procura per denunciare quanto il comprensorio delle Serre ha subito dal 2010 ad oggi? Dai tempi della gestione Loiero (ricordano sindaci ed ex sindaci il decreto 18/2010 che limitò il San Bruno a soli 25 posti letto del solo Reparto di Medicina-Lungo degenza), per passare poi a Scopelliti (ricordano sindaci ed ex sindaci il decreto 106/2011 che ha tagliato ulteriormente i posti letto del Vibonese a 1,5 per ogni mille abitanti, il rapporto più basso in Europa?), e poi Oliverio (che ha sprecato un intero mandato, cinque anni, a litigare con commissari ad acta e governi “amici” promettendo anche «mi incateno a Roma davanti a Palazzo Chigi» ma senza mai incatenarsi a nulla se non alla sua stessa poltrona), fino ad arrivare all’attualità con Jole Santelli, che neanche ha avuto il tempo di insediarsi e ci ha già regalato la prima randellata, col suo Piano regionale Covid 19 che esclude Serra dalla distribuzione dei posti letto di Terapia intensiva e sub intensiva e ne preclude così a priori ogni potenziale rilancio anche in chiave futura. Un film sempre uguale. Quanti primi cittadini si sono adoperati nel concreto, con mezzi e strumenti civili ma forti, con fatti e non parole, per tutelare l’ospedale del comprensorio delle Serre, le rispettive comunità, se stessi, la propria famiglia? Io non ne ricordo. Chiunque si è piuttosto limitato a coltivare il proprio orticello. A evitare di sollevare indignazione, perché era meglio evitare lo scontro con i governatori amici, era meglio portarli come santi in processione nelle piazze dei paesi in occasione delle convention da campagna elettorale, era meglio promettere prestigiose cittadinanze onorarie perché altrimenti si sarebbe potuta compromettere la scalata interna al partito, altrimenti non si sarebbe potuta preservare la benevolenza dei piani alti della cittadella regionale. Senza parlare poi dei fruttuosi risultati prodotti negli anni dalla Conferenza dei sindaci che avrebbe il compito di dare un contributo tangibile proprio in tema sanitario

Allora, anche se potrebbe essere ormai troppo tardi, posate le penne e i pc, basta note stampa inutili. Unitevi senza distinzione di orientamento partitico, denunciate quello che sta succedendo e che è successo negli anni alle autorità competenti, andate in massa dal prefetto e consegnate le fasce tricolore, ditegli che qui – Coronavirus o meno – non ci sono più le condizioni per curare la gente. Ditegli che qui ci si può solo rassegnare a morire, a spegnersi lentamente.

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