Domenica, 27 Gennaio 2013 13:49

Provaci ancora Ciccio. De Nisi e la corsa verso il Senato

Scritto da Salvatore Albanese
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mini DeNisiLaureato in ingegneria al Politecnico di Milano, Francesco De Nisi, fresco ex Presidente della Provincia di Vibo, iniziò la sua carriera politica nel non poco lontano 1997. Nel ‘99, dopo essere già stato eletto Consigliere provinciale alla corte di Ottavio Gaetano Bruni, entrambi all’epoca in forza al PPI, divenne Sindaco del suo paese natio: Filadelfia. Tre anni dopo venne confermato, ancora con Bruni, Consigliere provinciale e, nel 2006 di nuovo Sindaco con un consenso bulgaro dell’89,8%: un trionfo! Insomma quella di Ciccio De Nisi è stata, almeno fino al primo decennio del nuovo millennio, una storia di candidature, vittorie e riconferme, per un uomo, politico cattolico, dipinto da tutti come giusto, affidabile e mite. Forse troppo. Poi il salto di qualità: dopo aver sfiorato, nelle file dell’Ulivo, l’elezione alla Camera dei Deputati, nel 2008 viene eletto Presidente della Provincia di Vibo Valentia, sorretto da un’ampia coalizione di centro-sinistra che finirà per segnarne sfavorevolmente le sorti.

Tanto che il suo mandato, con scadenza prevista per il 2013, finì per consumarsi ben prima: ad ottobre il Bilancio di Previsione non passa in Consiglio per un solo voto e De Nisi è automaticamente sfiduciato. Un temporale politico che provoca la morte anticipata dell’amministrazione provinciale e che già la mattina successiva porta lo stesso Presidente a rassegnare le dimissioni. Ma più che un atto di resa, il congedo poco felice di De Nisi, ha fin da subito il sapore della pura strategia politica: il 30 ottobre era l’ultimo giorno utile per scendere dal trono provinciale e rimuovere così la propria ineleggibilità nella prospettiva di una candidatura alle politiche di fine febbraio. Insomma l’ultimo tratto di un disegno già immaginato da tempo.

Il seguito è storia attuale, prevedibile e prevista. De Nisi a dicembre approda alle primarie del Pd per il Parlamento, ed anche se l’altro “fuoriclasse” vibonese Bruno Censore lo surclassa con quasi 1000 voti di differenza, il partito stesso lo ripesca e gli regala una sesta posizione nella lista per il Senato. Certo non è una passeggiata di piacere, ma per De Nisi le possibilità di sedere su una calda poltrona romana rimangono in piedi, perché lui, gatto dalle 7 vite, ci ha abituati all’impossibile.

Pianificazioni a parte, i conti, riguardo alla parabola politica di De Nisi, non tornano affatto: come mai  - nonostante il suo sia stato il mandato più fallimentare nella storia della Provincia vibonese, ultima in tutta Italia, agonizzante e sconquassata, senza infrastrutture, offerta occupazionale, industrie, agricoltura, artigianato - De Nisi viene addirittura candidato per il Senato? Si tratta per caso di un giusto riconoscimento ai meriti del suo operato? Quali sono questi meriti? Possibile che in chiave politica non conti nulla il fatto che lo stesso De Nisi sia attualmente indagato per peculato, assieme ad altri 32, per aver illegittimamente distribuito 100mila euro ai gruppi consiliari provinciali? Possibile che non paghi il conto per essersi lavato le mani di una Provincia prossima al dissesto e con un ammanco in Bilancio di un milione e 300mila euro?

De Nisi è l’emblema di una politica marziana, che sembra interessarsi poco di quello che accade a qualche metro di distanza dal proprio ombelico. Per nulla assorta a risolvere i mali del territorio e, di contro, completamente immersa nel mercatino rionale dei listini già pronti come i 4 salti in padella Findus. Candidati, sempre gli stessi, scongelati dai partiti in base alle necessità del momento. Spetta a noi riscaldarli, se non a 180 gradi in microonde, nella cabina elettorale con la solita, inappagante, ics. 

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    «È necessario – ha aggiunto Solano – partire dai sindaci e dagli amministratori, i primi che si impegnano quotidianamente per cercare di risolvere questi disagi. Sono sicuro che, assieme, riusciremo ad arrivare a quella sinergia utile per raggiungere questo obiettivo. Intendo lavorare con tutti nell’interesse del territorio e, di conseguenza, sia con i consiglieri di maggioranza che con quelli di opposizione. Abbiamo già avviato una sinergia con gli uffici preposti affinché si possa ridare decoro a questo territorio. Quindi, inizieremo a lavorare su manutenzione e viabilità. Il dissesto? Nel giro di un anno e mezzo, anche prima, speriamo di venirne fuori».

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    Riceviamo e pubblichiamo:

    I consiglieri comunali sedicenti Pd della città di Vibo Valentia, dopo aver celebrato ieri mattina il Festival del pretesto e dell'ipocrisia, prima ancora di scendere dalle scale di via Argentaria hanno incassato l'ennesima figura barbina.

    Mentre in effetti Russo e compagni affastellavano argomenti e ricercavano giustificazioni per definire un inciucio politicamente inqualificabile, il consigliere Stefano Luciano li scavalcava a sinistra sul tema che di più mette a nudo le incoerenze e le timidezze del gruppo: la sfiducia a Costa.

    Dalle chiacchiere ai fatti, già oggi in sede di approvazione del DUP abbiamo verificato quanto regge il patto di potere sancito - officiante Vito Pitaro, con Mangialavori e il centrodestra - sulle elezioni provinciali di Vibo. Gli eroici tutori dell'ortodossia democratica in salsa vibonese hanno fatto ancora una volta da stampella a Costa e dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quali erano i contorni del baratto politico stipulato in sfregio al Pd di tutto il territorio vibonese.

    Repentinamente chi, per qualche giorno, quando il proprio voto valeva 8, ha fatto il leone, è tornato a farsi pecorella in consiglio comunale quando è tornato valere 1, esattamente come accade da 3 anni. Del resto, la clamorosa incoerenza del gruppo dei "lanciatori di segnali" e cacciatori di incarichi in astinenza, oltre che nella totale infondatezza dell'assunto secondo cui per rafforzare il partito a Vibo bisogna votare Forza Italia, sta nella faccia tosta di presentarsi in federazione sedendo allo stesso tavolo con un consigliere che appena sei mesi fa si è candidato alle politiche in altra coalizione e che è già automaticamente decaduto dell'anagrafe degli iscritti.

    Peraltro il segretario di Federazione, diversamente da quanto ritenuto dalla banda degli onesti, mi risulta abbia già avviato la procedura presso la commissione di garanzia per la violazione dell'art. 4 del codice etico per come conclamata e dagli stessi ieri pubblicamente certificata.

    Pino Pellegrino

    Dirigente del Partito democratico

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    Tra gli adempimenti preposti dagli organi istituzionali dell’ente intermedio vibonese, coordinati dal segretario generale, Mario Ientile, ci sono l’esame inerente le condizioni di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di presidente e di consigliere provinciale, degli eletti alle recenti elezioni; la convalida; il giuramento e le comunicazioni del presidente. Assieme a Solano, eserciteranno la loro funzione istituzionale in seno al Consiglio provinciale i neo eletti: Giuseppe Policaro, Giuseppe Roberto Muratore, Domenico Anello e Maria Rosaria La Grotta (esponenti della lista “Rinascita Vibonese”); Antonio Zinnà (componente della lista “Forza Civica”), Antonio Carchedi, Maria Francesca Pascale, e Gregorio Profiti (espressione politica del Partito democratico); Maria Fiorillo e Carmine Mangiardi, membri della compagine “Civilmente Impegnati”.

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