Sabato, 01 Dicembre 2012 15:49

Serra: Caso Zaffino, Tassone ('Al lavoro per il cambiamento'): 'Dall'amministrazione atteggiamento omertoso'

Scritto da Redazione
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Riceviamo e pubblichiamo

'Un uomo è tale più per le cose per tace, che per quelle che dice'. Il sindaco e la sua maggioranza si sono, forse, ispirati all’aforisma di Camus per nascondere ai cittadini i retroscena del caso più inquietante e clamoroso della storia politica cittadina. L’ormai famigerato “caso Zaffino”, tiene banco, da oltre un anno, senza che cittadini e consiglieri di minoranza abbiano la possibilità di conoscere la verità. Sindaco ed assessori continuano a tacere.

Un silenzio non interrotto, neppure con l’arrivo, della commissione d’accesso agli atti. Un evento che, già di per se, fotografa una situazione anomala e scaglia Serra ai confini della terra di nessuno. Non intendiamo avviare un gioco al massacro, convinti che, allo stato, questa ed altre vicende, non debbano essere utilizzate come arma di lotta politica. Non auspichiamo lo scioglimento del consiglio, ma confidiamo nel lavoro svolto dalle istituzioni preposte. Non desideriamo, pertanto, entrare nel merito delle tegole giudiziarie cadute in testa all’amministrazione cittadina, tuttavia riteniamo che, su alcune vicende, l’atteggiamento, del sindaco e della maggioranza, più che al silenzio, assomigli all’omertà. A dimostrarlo una serie di fatti incontrovertibili. A cominciare, dalla convocazione del consiglio comunale alle 9 di mattina, con l’evidente scopo di limitare la partecipazione dei cittadini; per finire, alla continua violazione di norme legislative e regolamentari, con l’omessa risposta alle interrogazioni ed alle interpellanze. In particolare, le risposte non date agli atti di sindacato ispettivo e di controllo denotano, non solo arroganza, ma, anche, un comportamento proteso a nascondere informazioni e circostanze importanti sull'attività amministrativa. E’ necessario fare chiarezza! A partire dalle dichiarazioni del sindaco, che, nel corso dell’ultima seduta di consiglio, ha asserito di aver revocato la delega all’assessore Zaffino dopo essere venuto “ a conoscenza di alcuni documenti presenti presso gli uffici del Patto territoriale”. Documenti sul cui contenuto, nonostante le reiterate richieste, il sindaco, non ha sentito la necessita di rendere edotto il consiglio. Un fatto clamorosamente grave, tanto più che l’atto, sottoscritto dal sindaco, con il quale è stata revocata la delega all’ex assessore Zaffino riporta quale motivazione la “necessità di rilanciare l’azione amministrativa”. Il sindaco, quindi, per sua implicita ammissione, ha dichiarato il falso al cospetto dell’intero consiglio. A ciò si aggiunga, che, la responsabilità della presenza della commissione d’accesso va ascritta unicamente ai misfatti compiuti dalla sola maggioranza. In tutto questo tempo, nessuno ha, infatti, sentito la necessità di fare chiarezza sui contenuti dell’esposto presentato dall’ex assessore Zaffino. Per esempio, nessuno ha smentito o denunciato il “Corriere della Calabria” che, nell’edizione del 4 ottobre scorso, a pagina 28, ha pubblicato ampli stralci dell’esposto. Possibile che il Sindaco non abbia nulla da dire sul contento dell’articolo, nel quale si afferma, tra l’altro, che l’ex assessore Zaffino “sarebbe stato messo alla porta perché ritenuto soggetto contiguo ad ambienti criminali”? In merito alle dichiarazioni rilasciate, in campagna elettorale, dall’allora coordinatore provinciale del Pdl, sulla sottoposizione al vaglio della prefettura della la lista guidata da Rosi, vorremmo sapere, per esempio, se e quando la lista è stata inviata in prefettura, quando è stata prodotto la risposta ed il contenuto della stessa. In caso contrario, vorremmo conoscere le ragioni di una bugia tanto clamorosa, quanto preoccupate. Così come, il sindaco dovrebbe chiarire se è vero che è stato “proprio lui a proporre la candidatura a consigliere” a Zaffino. Se è vero che, per vincere le “ritrosie” di Zaffino, “sarebbe intervenuto il consigliere regionale Nazzareno Salerno”. Se e quando avrebbe appreso della presunta contiguità “ad ambienti criminali” del suo ex assessore. Se è vero che ha “ordinato ad una dipendente comunale ” di retrodatare “alcuni documenti” dell’ufficio anagrafe? Se si, perché? Tutti quesiti che necessitato di una risposta che purtroppo non arriva. Non basta affermare che al “comune non ci sono atti illegittimi”. Tutti sanno, infatti, che il condizionamento della criminalità organizzata non si evince, necessariamente, da atti amministrativi, quanto da atteggiamenti, situazioni, frequentazioni che, spesso, condizionano la fase elettorale. La particolarità del nostro territorio richiede, quindi, un livello di attenzione e sorveglianza più alti che altrove. Per tale motivo, la politica non può e non deve essere distratta. Per tale motivo, la politica nello scegliere i propri candidati a ruoli istituzionali deve operare scelte rigorose ed intransigenti. Purtroppo,però, a Serra il “ dovere morale” sembra essere soltanto un vuoto e disatteso slogan pronunciato in campagna elettorale.

Mirko Tassone

'Al lavoro per il cambiamento'

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    Riceviamo e pubblichiamo:

    I consiglieri comunali sedicenti Pd della città di Vibo Valentia, dopo aver celebrato ieri mattina il Festival del pretesto e dell'ipocrisia, prima ancora di scendere dalle scale di via Argentaria hanno incassato l'ennesima figura barbina.

    Mentre in effetti Russo e compagni affastellavano argomenti e ricercavano giustificazioni per definire un inciucio politicamente inqualificabile, il consigliere Stefano Luciano li scavalcava a sinistra sul tema che di più mette a nudo le incoerenze e le timidezze del gruppo: la sfiducia a Costa.

    Dalle chiacchiere ai fatti, già oggi in sede di approvazione del DUP abbiamo verificato quanto regge il patto di potere sancito - officiante Vito Pitaro, con Mangialavori e il centrodestra - sulle elezioni provinciali di Vibo. Gli eroici tutori dell'ortodossia democratica in salsa vibonese hanno fatto ancora una volta da stampella a Costa e dimostrato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quali erano i contorni del baratto politico stipulato in sfregio al Pd di tutto il territorio vibonese.

    Repentinamente chi, per qualche giorno, quando il proprio voto valeva 8, ha fatto il leone, è tornato a farsi pecorella in consiglio comunale quando è tornato valere 1, esattamente come accade da 3 anni. Del resto, la clamorosa incoerenza del gruppo dei "lanciatori di segnali" e cacciatori di incarichi in astinenza, oltre che nella totale infondatezza dell'assunto secondo cui per rafforzare il partito a Vibo bisogna votare Forza Italia, sta nella faccia tosta di presentarsi in federazione sedendo allo stesso tavolo con un consigliere che appena sei mesi fa si è candidato alle politiche in altra coalizione e che è già automaticamente decaduto dell'anagrafe degli iscritti.

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    Pino Pellegrino

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