Martedì, 22 Novembre 2022 10:41

L'ospedale "contenitore" e il marketing politico

Scritto da Francesco Barreca
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Una foto di repertorio della sala operatoria del "San Bruno" Una foto di repertorio della sala operatoria del "San Bruno"

Il recente consiglio comunale aperto, tenutosi su richiesta delle forze di opposizione sabato 19 novembre, ha avuto il grande merito di riunire intorno a un tavolo una comunità ansiosa di risposte e rappresentanti politici e istituzionali che quelle risposte dovrebbero darle. Al di là di quali siano state le domande e quali le risposte, però, questo consiglio comunale ha anche rappresentato un case-study (come si dice in linguaggio accademico) di quale sia la situazione della sanità non solo nelle Serre, nella provincia di Vibo e in Calabria, ma più in generale delle aree interne e isolate, perché i problemi che affliggono i serresi spesso sono i medesimi che affliggono gli abitanti dell’Appennino tosco-emiliano o delle alpi lombarde, con buona pace di chi vede nel “fuori” un mondo mitico e felice dove tutto funziona e tutto è garantito.

Una prima cosa che mi ha molto impressionato seguendo il consiglio è stata l’insistenza sulla necessità di “riempire l’ospedale di contenuti.” So bene che cosa questa espressione significhi, così come so bene che ormai il linguaggio politico e istituzionale nasconde dietro espressioni e frasi fatte l’incapacità o la mancata volontà di intervenire in maniera programmatica e sistematica. L’espressione “ospedale di contenuti” mi colpisce perché il termine contenuto è usato quasi nel senso in cui viene impiegato nel marketing digitale, in cui significa di fatto un prodotto – da vendere, promuovere, sfruttare, dal quale trarre profitto. Pensiamo, ad esempio, ai social network: vivono e prosperano grazie ai contenuti, alle nostre foto, ai nostri post. Senza contenuti il social network fallisce e perciò ne ha bisogno sempre di nuovi, mentre quelli vecchi, una volta postati, vengono presto superati, dimenticati. Se applichiamo questa logica agli ospedali parlando di “ospedali di contenuti” non possiamo, credo, fare a meno di porci la domanda: chi trae profitto dai contenuti? La prima risposta che viene in mente è, quasi certamente, che a trarne profitto siano gli utenti. Questo però non è del tutto vero, anzi nella pratica non lo è quasi mai. Chi si ricorda della bellissima e nuovissima sala operatoria che fu inaugurata in pompa magna tempo fa nell’ospedale San Bruno? – ecco, quello è un contenuto. E chi ne ha tratto profitto? Forse gli utenti dell'ospedale? E se consideriamo come contenuto anche il personale medico, la semplice assunzione di un anestesista o di un chirurgo a chi giova se quell’anestesista o quel chirurgo non viene messo in condizione di lavorare? Agli utenti dell’ospedale o a chi su quel chirurgo, su quel contenuto, ci fa conferenze stampa o lo aggiunge come numero nelle statistiche per dimostrare di aver fatto qualcosa?

Il problema insito nell’espressione “ospedale di contenuti” è che ci spinge a pensare alla salute in termini di prodotto. Ma questo non va bene. Piuttosto, bisogna partire dal presupposto che l’ospedale deve essere un “ospedale di servizi”, non di contenuti. La differenza è linguistica e sostanziale, perché chi chiede servizi non vuole semplicemente la sala operatoria, l’ambulanza e il chirurgo: vuole un’ambulanza che raggiunga il paziente e lo porti in ospedale dove un chirurgo possa operarlo in una sala operatoria. Tutto questo è una sola cosa, un solo processo, non tre “contenuti” separati; tutto questo è un solo servizio. Uno dei primi grandi torti che è stato perpetrato ai danni delle comunità delle aree interne è stato quello di convincerle che tutto si riduce a un problema di contenuti, così che, mentre chi gestiva la sanità pubblica delle aree montane si preoccupava dei contenuti, quella privata prosperava e prospera offrendo (a pagamento, s’intende) servizi.

Che la priorità dei contenuti sui servizi sia ormai radicata lo testimonia il fatto che siamo qui a chiedere, quasi fosse un’ultima ratio, un “ospedale di montagna”. Che cosa significhi “ospedale di montagna” non è molto chiaro. Gli ospedali di montagna (o "di zona disagiata") sono entità istituzionali ambigue create allo scopo di ridurre la spesa sanitaria senza perdere troppo consenso elettorale – in altre parole, si tratta di ospedali "contenitori", da riempire di contenuti più che di servizi. Questa circostanza fa sì che essi vivano sempre in condizioni di precarietà e resistano solo in presenza di uno stato di agitazione permanente delle loro comunità di riferimento. Non accade solo a Serra; a Porretta Terme, ad esempio, in provincia di Bologna, la situazione è analoga. E La dinamica è sempre la stessa, questi ospedali ricevono un contenuto e allo stesso tempo vengono spogliati di un servizio. La montagna, allora, appare come una sorta di montagna di Sisifo: la comunità attraverso le proteste e le mobilitazioni spinge fino in cima un enorme peso che poi rotola di nuovo giù lungo il versante opposto, e si ricomincia. È fatale, perché gli ospedali di montagna nascono proprio con questo scopo. Lo stato di agitazione permanente necessario per mantenere in vita gli "ospedali contenitori" crea anche delle barriere politiche difficili da abbattere. Se i contenuti sono prodotti dai quali trarre profitto, perché qualcuno non dovrebbe farlo? I richiami all’unità, alla condivisione di intenti oltre la politica lasciano il tempo che trovano perché tradiscono l’illusione che non si tratti di una questione politica. In realtà, invece, è proprio una questione genuinamente politica, nel senso più alto di gestione condivisa del bene pubblico. Si può andare (e si deve andare) oltre i partiti, ma non si può andare oltre la politica, una politica partecipativa, fatta di discussioni e confronti anche aspri (anzi, ben vengano gli aspri confronti), come quella che abbiamo visto durante il consiglio comunale aperto e che, si spera, proseguirà. Altrimenti accontentiamoci dei medici cubani o di un’altra ambulanza, continuiamo ad assistere al gioco delle parti di chi da incendiario si riscopre pompiere e viceversa, e quando abbiamo bisogno di servizi rivolgiamoci alle cliniche private, sperando che abbiano offerte speciali in corso.

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