Giovedì, 08 Agosto 2013 19:49

Feto trovato in strada a Mandatoriccio, forse si tratta di aborto spontaneo

Scritto da Loredana Colloca
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mini mandatoriccio

Una passeggiata serale al termine di una torrida giornata d’agosto. Probabilmente un’idea venuta in mente a molti, a Mandatoriccio, piccolo comune del basso Jonio cosentino di 1200 anime. Nessuno, però, poteva pensare di imbattersi nel ritrovamento fatto da alcuni passanti. Un feto di circa otto centimetri e dal peso di appena 15 grammi, abbandonato sul selciato di una stradina del centro storico. Immediata la segnalazione ai carabinieri, che, intervenuti sul luogo, hanno effettuato i primi rilievi e prelevato il feto. Trasportato presso l’obitorio dell’ospedale di Rossano, è stato sottoposto ad un primo esame esterno e, nelle scorse ore, all'autopsia effettuata dal perito incaricato dalla locale procura. 

Il patologo neonatale che ha analizzato il feto ha confermato il referto iniziale spostando di qualche settimana l'inizio della gestazione: non più quattro, ma dieci settimane. Ora si cerca la madre che potrebbe essere andata incontro ad aborto spontaneo, sottoposta ad interruzione di gravidanza per costrizione. Un’ipotesi, questa, in grado di aprire scenari ulteriori, perché la sconosciuta gestante potrebbe essere una donna  adulta e consapevole, ma anche una minore. Tutte congetture, per adesso, sulle quali carabinieri e procura stanno indagando. Poco utili alle indagini, se non addirittura dannose alla risoluzione tempestiva del caso, potrebbero rivelarsi invece le dichiarazioni di condanna senza appello giunte nelle scorse ore dal sindaco di Madatoriccio, Angelo Donnici, e soprattutto dal vescovo dell’arcidiocesi di Rossano, Santo Marcianò. Entrambi parlano di gesto esecrabile. Un dato indiscutibile. Suonano imprudenti, invece, le considerazioni su "deriva morale" e "dilagante cultura della morte" espresse dal presule. Che sanno di condanna preventiva, e potrebbero spingere chi sa qualcosa, o la stessa  protagonista della tragedia, a scegliere il silenzio.

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    Il padre e i due figli sono adesso ai domiciliari.

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    Il fondo in questione, di proprietà di un avvocato vibonese, era da tempo oggetto di attenzioni da parte della famiglia Donato, che – secondo i carabinieri - cercava di impossessarsene con minacce e pressioni indirizzate al proprietario del fondo e a tutte le persone che si recavano all’interno per lavorarlo.

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