Domenica, 22 Aprile 2012 19:02

Durante un incendio nel bosco, mentre tutti gli animali fuggivano

Scritto da Sergio Gambino
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mini sharo_gambinoDurante un incendio nel bosco, mentre tutti gli animali fuggivano, un passerotto volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Chi volarissi mu fai!" Gli chiese il cinghiale. "Vajiu e astutu lu fuocu!" Rispose l'uccellino. "Cu 'na guccia d'acqua?" Disse il cinghiale con un ghigno beffardo. Ed il passero, proseguendo il volo, rispose: "Jio la parti mia la fazzu. Si la faciti puru vui....". A questa  “paravula” rispolverata nell’archivio dei ricordi paterni, Valerio, figlio di Luzzetto Pelaia (e della mia cara maestra Palma), compagno di infanzia di Sharo, commenta citando Baruch Spinoza: “C'è dietro una visione classica e spinoziana (deus sive natura) al contempo della vita. Una salvaguardia per non farsi travolgere dalla follia di questo mondo...”. E sì, la follia di questo mondo. Folle per certi versi, ma se tutti, come quel passerotto, facessimo la nostra parte, sarebbe possibile anche spegnere quel fuoco. Allora capiamo l’importanza che la stampa libera, popolare, fatta dal “basso” del proletariato, da gente che non ha bisogno di fare notizia per veicolare l’informazione e soggiogare le masse con questa potente droga che è la televisione

, quest’orrenda invenzione che entra nelle nostre case programmando la nostra vita. Ci fanno vivere come dicono loro, mostrandoci quello che vogliono loro, facendoci credere quello che vogliono loro, alienandoci da quello che è il mondo esterno. Vanno veicolate informazioni e create reti tra di noi per parlare e condividere le cose. Ma è importante vederci, parlarci, incontrarci e programmare le nostre attività, altrimenti la rivoluzione su feisbuc (in inglese ho molte lacune, e poi ‘sta globalizzazione un po’ ci ha stufato, preferisco il serrese, il locale…) lascia il tempo che trova. Ad esempio il web è servito ad aprire gli insensibili occhi del PDL locale e dell’amministrazione comunale che, dopo la mia denuncia, in fretta e furia ha provveduto a cambiare l’ormai famigerato “palo” di via Sharo Gambino, come se il problema fosse quello. La “metafora” dell’insegna stradale voleva essere una denuncia dello stato di abbandono culturale che, purtroppo, non si nasconde piantando un palo. Ma a prescindere da tutto ringraziamo per il gesto.

Il Venticinque Aprile del 1945 i partigiani entrarono vittoriosi nelle principali città italiane, vittoriosi contro il nazi-fascismo. E non sono bastati vent’anni di berluscoglionismo per farcelo dimenticare. Il venticinque Aprile del 2008 moriva Sharo Gambino, e noi, per dimostrare a tutti che la memoria non si cancella, installeremo comunque una targa “abusiva”, fatta da due Mastri serresi quali mio cognato Marco Ariganello e Nazzareno Vavalà, che ringrazio di cuore, per celebrare degnamente un uomo. Nemo profeta in Patria est (…chi pensa che sia un film di Walt Disney, faccia copia incolla su google…), ma questa volta sì, perché, quando ancora non c’era la televisione, Sharo andava a letto presto (Calabria Erotica è l’ultimo suo lavoro in una pubblicazione postuma) e ha lasciato alle mie cinque sorelle, a me e a Sharo jr, a noi, ai Briganti, ai serresi, ai calabresi, l’eredità più bella, quel grande amore per la sua terra, chè se ci mettessimo ognuno di noi quella goccia d’acqua nel becco spegneremmo l’incendio che brucia i nostri “abeti” della cultura. Noi, pochi ma buoni “quanto sia sia” (dissa Catina) il venticinque Aprile, prima di partire per Reggio Calabria a festeggiare con i compagni reggini il 25 Aprile, ricorderemo Sharo a suono di poesie e ciaramiedhi. I compagni. Cum panis, cioè che mangiano lo stesso pane. E noi non mangiamo lo stesso pane di questi assassini che ci stanno facendo morire avvelenati dall’acqua e per scarsa assistenza medica. Noi mangiamo lo stesso pane, perché non c’è PD e PDL, ma ci siamo ricchi e poveri. Ci hanno fatto odiare tra di noi perché siamo dell’Inter o della Juventus. Ci hanno fatto dimenticare di essere proletari e padroni. Ma noi non dimentichiamo la nostra terra, le nostri madri, i nostri figli, i morti ammazzati, la gente sparita, i ladri che ci stanno rubando la vita, non dimentichiamo la Sorical, non dimentichiamo Sharo Gambino, Nicola Zitara, Pasquale Cavallaro, Saverio Srati, Alvaro, Repaci….ma neanche Fernando Settimisi, morto di stenti. Non dobbiamo dimenticare nulla e reagire perché è possibile farlo. Senza violenza, incontrandoci e rimboccandoci le maniche. Dobbiamo fare tesoro delle nostre risorse e se, come sarà tra breve, saremo davvero in una situazione di bisogno, l’unica via d’uscita per sopravvivere sarà il ritorno alle polis, alle città stato, all’economia fatta girare all’interno di una micro comunità, cominciando a creare delle produzioni dalla terra. Cito ancora mastro Bruno Barillari: “Caro Sergio, la ricchezza di un popolo è la sua terra”. Non pensiamo che questa “crisi”, questo “coma farmaceutico” dell’economia, passi tra qualche anno. Il boom del consumismo è finito, e coloro che comandano il mondo non hanno nessuna intenzione di mollare l’osso, anzi, la situazione andrà inasprendosi. La politica delle promesse, del posto, della pensione, è finita, non può dare niente nessuno, si sono presi tutto. Il web è bello….ma se usato con moderazione. Incontrarsi e agire, e lavorare assieme, produrre e poi la sera, magari, condividere il proprio orto con l’amico di Acri, per esempio…e condividere un 25 Aprile di liberazione. Vinceremo, ne siamo certi.

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