Domenica, 13 Febbraio 2022 08:05

Come nasce un Monumento/2 - L'artista "commissariato" e il cambio di piazza

Scritto da Bruno Greco
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Particolare di uno scatto al Monumento ai caduti di Serra e chiesa Addolorata di Vitantonio Tassone Particolare di uno scatto al Monumento ai caduti di Serra e chiesa Addolorata di Vitantonio Tassone

La realizzazione del Monumento ai caduti di Serra San Bruno, come abbiamo già raccontato qui, per gli artisti coinvolti non avrebbe avuto solo la funzione sociale di ricordare i compatrioti caduti durante la Grande Guerra, ma si sarebbe tradotta in un’irripetibile occasione di affermazione professionale. Lasciare una propria opera in aeternum in uno dei luoghi più significativi della Calabria, ossia la cittadina della Certosa, avrebbe significato entrare nel novero di chi ha reso unico quel posto che alla vocazione religiosa ha sempre affiancato quella artistica: la mastrànza di la Serra.

Il disappunto dello scultore Vincenzo Romeo (di Radicena, l'attuale Taurianova), surclassato dal collega romano Aurelio Mistruzzi (originario di Udine), si accompagna a una disputa ancora più significativa arrivata a noi attraverso le righe di una corrispondenza che mette in risalto una sostanziale défaillance della politica serrese: l'esclusione a priori di un artista autoctono, una firma celebre quale avrebbe potuto essere quella del professore e scultore Giovanni Scrivo. Sono tante le curiosità celate nei documenti custoditi nell’archivio storico del Comune oggi recuperato e consultabile nella biblioteca “Enzo Vellone”.

Scrivo, degno erede della famiglia serrese di artisti (insegnante della scuola professionale di Lauria), viene coinvolto dal Comitato pro Monumento ai caduti per ricoprire una veste insolita, ovvero quella di mediatore incaricato di stilare il contratto della commissione, nonché quella di seguire l’evolversi dei lavori. C’è da dire che a lui viene anche affidato in un secondo momento il disegno del basamento granitico ma, si sa, che l’onore della statua supera di gran lunga il suo pur pregevole supporto. 

Stralcio della lettera del Comitato che prende atto dell'offerta dello scultore Aurelio Mistruzzi per la realizzazione del Monumento ai caduti di Serra

L’aggiudicazione

Il Comitato non ha dubbi e, chiarito l’equivoco del plagio del Fante citato nel nostro precedente articolo, il 17 gennaio del 1922 scrive una lettera in cui cita la delibera che recita di «prendere atto della sua offerta di L. 15000 pel suo Fante vittorioso, consegna Studio in Roma compreso l’imballaggio» affidando la realizzazione dell’opera allo scultore Aurelio Mistruzzi, con buona pace per il resto degli aspiranti. Pertanto, si attende il «bozzetto possibilmente in creta» o «un disegno per esporlo al pubblico» al fine di coinvolgere anche la cittadinanza a sottoscrizioni per la spesa. La risposta del Mistruzzi al Comune di Serra porta la data del 20 gennaio 1922 e viene protocollata dagli uffici municipali 5 giorni dopo. Nonostante la formale aggiudicazione dell’opera, Mistruzzi ci mette il carico da 11 tenendo a sottolineare ulteriormente il valore del suo lavoro: «Mi è grato farle sapere – scrive – che in occasione della presentazione a S. M. della medaglia “Ignoto militi” (Mistruzzi era anche un noto medaglista, ndr) – da me eseguita – S. E. il ministro Gasparotto […] si felicitò meco con entusiastiche parole per il “Fante” e, introdotti dal Re, mi additò come l’autore di uno dei più indovinati monumenti del genere». Alla parentesi autocelebrativa si accompagna anche la richiesta da parte dell’artista di una foto o mappa della piazza dove sarebbe sorto il monumento, al fine di procedere a una più attendibile realizzazione del bozzetto. 

Stralcio della lettera che lo scultore Aurelio Mistruzzi invia al Comitato pro-Monumento dopo aver ricevuto notizia dell'aggiudicazione dell'opera

In principio fu piazza San Giovanni

Individuato l’artista in Mistruzzi, dalla successiva corrispondenza viene fuori un dato storico interessante. Alla richiesta di materiale che desse l’idea del sito dove sarebbe stato eretto il monumento, il Comune di Serra invia una foto con le misure dettagliate del luogo: si tratta di piazza San Giovanni, descritta come un triangolo rettangolo con l’ipotenusa adagiata sul fianco di Corso Umberto I. Un particolare per niente secondario se si pensa che, successivamente, il monumento in questione è stato invece eretto a circa 200 metri di distanza, nella piazza Azaria Tedeschi (già Regina Margherita) oggi conosciuta anche come Piazza Monumento. Come abbiamo scritto qui, la statua del Fante con allegoria guarda in direzione del palazzo che fu residenza del Tedeschi (militare italiano decorato di medaglia d’oro al valor militare alla memoria nel corso della Grande Guerra) proprio per – è quanto tramanda la tradizione orale – omaggiarlo della vittoria.

«La vicenda del cambio della piazza per l'erezione del monumento – ha dichiarato al Vizzarro lo storico dell'arte Domenico Pisani (figlio dell'artista Giuseppe Maria) – mi ricorda la diatriba spicciola nata anche intorno all'installazione del San Bruno di mio padre. Alla fine, per non scontentare nessuno, è stato posto equidistante tra i quartieri serresi, in piazza Carmelo Tucci, sede del Municipio. Scelta poi azzeccata perché lui in San Bruno vedeva anche il fondatore della città». Unico neo la struttura con scalinata pensata dal Comune per ospitare l'opera dell'artista serrese che aveva previsto sarebbe diventata, nella parte retrostante, «l'orinatoio della città».

Tornando poi al cambio di piazza concepito per ospitare il Monumento, Pisani considera attendibile l'espediente pensato per omaggiare Azaria Tedeschi, ma anche il fatto che piazza San Giovanni non sarebbe stata adatta a ospitare il monumento per come si presenta il progetto finale. Un documento trovato dallo stesso Pisani spiega l'impossibilità di mantenere il primo sito: «Questo Monumento che misura, come appare dalle fotografie esposte, circa sei metri di altezza, per lo slancio che dovrà avere e per la sua stessa mole non può perdersi in un piccolo largo affogato da altri fabbricati, che lo sovrastano, quali la stessa Chiesa S. Giovanni, il palazzo del dott. Pisani; né collocarsi in sostituzione del Mausoleo religioso (ossia l'obelisco trasferito prima al cimitero ma che ora si trova sulla scalinata di Santa Maria per volere proprio di Giuseppe Maria Pisani, ndr) che ab antiquo si eleva avanti la Chiesa medesima, in quanto oltre a costituire un vecchio e pio ricordo per i cittadini di Serra, è un segno intangibile e sacro presso cui i fedeli, per inveterata consuetudine, convengono raccolti per pregare nel giorno delle Palme». 

L’intoppo sul basamento 

Dunque, la conformazione di piazza San Giovanni era poco propensa a ospitare il basamento pensato da Giovanni Scrivo. Pensato appunto dallo scultore serrese ma rivendicato dal Mistruzzi assieme al Fante, anche se dalla corrispondenza del 1922 si capisce benissimo che l'autore sia stato proprio Scrivo. E basta vedere anche i modellini in creta del Mistruzzi per comprendere che il suo basamento non abbia nulla a che vedere con l'attuale. «Non solo la corrispondenza rivela che Scrivo sia l'autore del basamento – ha chiosato Pisani – ma, come tramandato anche oralmente, in quel periodo nelle botteghe serresi tutti sapevano che lui stesse lavorando al basamento». In merito al Fante del Mistruzzi Pisani commenterà in un articolo sulla rivista Esperide tutti i documenti riguardanti l’opera, che qui anticipiamo, dal titolo "Il Monumento ai caduti di Serra San Bruno opera di Aurelio Mistruzzi".

     

A sinistra, una vecchia cartolina raffigurante il monumento ai caduti di Serra col basamento di Giovanni Scrivo. A destra, il modello in creta di Aurelio Mistruzzi trovato negli archivi comunali dal professor Domenico Pisani e pubblicato sull'ultima edizione de La Platea (pag. 194) curata assieme a Don Leonardo Calabretta


Quindi, se l’amore per il futuro Fante del Mistruzzi era cosa ormai assodata, nel bozzetto dell’artista non era stato accolto con lo stesso entusiasmo il progetto del basamento, molto importante per due fattori: uno, perché avrebbe ospitato i nomi dei caduti e le decorazioni; due, perché lo stesso sarebbe stato realizzato da scalpellini e maestranze serresi. Il giudizio del Comitato è negativo in quanto lo vorrebbe «più ricco ed importante» anche se la spesa avesse dovuto raggiungere le «diecimila lire». L’artista originario di Udine invierà nuovi progetti del basamento con «massa architettonica più alta» e «vasta superficie per l’iscrizione dei 103 nomi». In più, con la disponibilità di nuovi fondi, Mistruzzi avrebbe fatto anche «in bronzo lo scudo con rami di quercia e d’alloro». Poi ancora la descrizione dei dettagli e delle misure fino alla preliminare approvazione da parte del Comitato, che avrebbe anche fornito i blocchi grezzi di granito da lavorare. Tutto seguito da preventivo dettagliato e deciso attraverso una fitta corrispondenza che va dal 5 aprile al 17 agosto 1922, data in cui nella lettera il Comitato prega lo scultore di «voler pazientare ancora un po’ di giorni per la regolare ordinazione del Monumento». È proprio qui che i membri del sodalizio avrebbero infatti incaricato il professore e scultore Giovanni Scrivo di recarsi a Roma per «trattare concretamente» col Mistruzzi «pel Monumento medesimo».

È dunque arrivato il momento per la politica di assumere un tecnico, un artista serrese. Forse per mancanza di competenza, o forse per rimediare a quella che si è rivelata (a torto) una commissione completamente affidata a un forestiero, bravo sì ma troppo concentrato sul proprio lavoro per poter guardare con gli occhi di una intera comunità che nemmeno lontanamente gli apparteneva. Il ruolo di Giovanni Scrivo diventa quindi determinante. Egli è l’interfaccia del Comitato, il rappresentante del Comune, il professionista incaricato di curare il contratto e vigilare sui lavori. Come prevedibile, tra due artisti del calibro di Mistruzzi e Scrivo è facile che si accenda la fiamma della rivalità e, da parte sua, lo scultore serrese non risparmierà di metter puntualmente bocca sul lavoro, a suo dire, «fritto e rifritto» del collega, che di lì a poco avrebbe posto un’importante firma nella sua amata Serra. Anche se, come dicevamo, alla fine sarà lo stesso Giovanni Scrivo a ideare il basamento che nei bozzetti del Mistruzzi non ha trovato approvazione da parte del Comitato.

2/continua

Leggi anche:
Come nasce un Monumento/1 - La contesa tra artisti

 

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