Giovedì, 02 Maggio 2013 15:33

L'oro di Serra

mini mbutirruL'oro di Serra è n'atra cosa. L'oro di Serra - o di la Serra, come dicono i suoi abitanti - non è una valigetta piena di soldi, non è una borsa di diamanti, non è uno scrigno di preziosi. L'oro di Serra non è oro, l'oro di Serra è n'atra cosa. Non si trova dentro forzieri introvabili, ma è altrettanto raro. Se lo trovi, lo puoi avere per pochi euro, ma prima devi essere capace di trovarlo. Non è petrolio, non è nulla che faccia gola a magnati, industriali e business-men, l'oro di la Serra è proprio n'atra cosa. E se abiti lì, se vivi a Serra da una vita, probabilmente non ti rendi neanche conto di che tesoro ti trovi in casa.

Alla Serra, ci vengo una o due volte all'anno, di solito mi fermo per un paio di settimane, giusto il tempo per assaporare boschi e aria di montagna e poi tornare nella mia piatta e inquinata città del nord. Resto a Serra giusto il tempo per non voler più tornare indietro, insomma.

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mini salvatore_lazzaroSERRA SAN BRUNO - Non ce l'ha fatta Salvatore Lazzaro (foto, a sinistra). Il 23enne, vittima di un agguato avvenuto ieri sera a Sorianello, è morto stamattina intorno alle 3 all'ospedale di Germaneto, dove era stato trasportato in seguito ad un primo intervento chirurgico effettuato presso il nosocomio serrese. Lazzaro, che era agli arresti domiciliari per reati legati agli stupefacenti, è stato raggiunto alla testa e al collo da un colpo di fucile mentre si trovava all'interno della sua abitazione. Il killer, appena calate le tenebre, si è appostato vicino alla finestra della casa in cui il giovane abitava insieme ai suoi familiari, aspettando il momento per fare fuoco. Salvatore Lazzaro era cugino di Nicola Rimedio (in foto, a destra), 26enne ucciso in un agguato il 2 giugno scorso

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mini consiglio_regionaleFABRIZIA - La famosa Legge Regionale, ormai di lungo corso, che risale al gennaio 2001 per la stabilizzazione dei lavoratori LSU-LPU non è mai stata attuata, questo è un dato più che assodato. Quel che non si comprende bene riguarda essenzialmente la vera causa, visto che i fondi annualmente vengono alfine reperiti. Almeno finora è stato così. Sembra tuttavia potersi ravvisare una motivazione che si coniuga bene con quella mentalità politico-assistenzialistica di continua dipendenza dal potere. Però, adesso, pare che sia stata eccessivamente tirata la corda, al punto di toccare il fondo della criticità. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’ennesimo rinvio dell’obbligo di stabilizzazione dei precari, con faciloneria riproposto attraverso l’articolo 55 della L.R. n. 47 del 2011. L’impegno preso nel lontano anno 2001, con la legge regionale n. 4, non è mai stato portato avanti seriamente. A parte qualche sporadico tentativo di monetizzazione per la fuoriuscita, di cui si sono avvalsi solo pochi non interessati alla stabilizzazione, non vi è stato molto altro. L’obbligo di riservare i posti nei concorsi pubblici e la possibilità di assumere per i posti soggetti a normali selezioni dei disoccupati, non hanno ricevuto la meritata attenzione.

Fabrizia, con il suo rilevante numero di precari LSU ed LPU, soffre fortemente questo disagio e l’incertezza sul futuro. A parte l’unica azione di stabilizzazione compiuta nel 2007, allorché il Comune colse l’opportunità di partecipare al bando incentivata dal doppio contributo, statale e regionale, si è dovuti assistere ad un pesante trascinarsi dell’incertezza annuale o, più spesso, trimestrale. È superfluo ma opportuno  rammentare che i perenni blocchi di legge sulle assunzioni, hanno indotto gli enti a sopperire alle carenze con gli LSU-LPU, spesso anche per servizi essenziali. Il risvolto economico di necessità ha congelato in parte le giuste rimostranze per il riconoscimento formale di questo importante bacino di lavoro pubblico, sotto gli occhi di tutti nella sua effettività sociale.

Lasciarli nell’incertezza del futuro è una crudeltà a cui deve porsi riparo. Così come pare abbastanza dura la condizione di incertezza finanziaria per l’altro importante bacino occupazionale rappresentato dagli operai  agro-forestali, da qualche tempo tornati in un critico limbo di incertezze per il pagamento delle spettanze. Il quadro delle miserie politiche e gestionali della nostra Regione appare nero su molti versanti.

 Il competente Dipartimento regionale assicura che si sta preparando una norma transitoria per risolvere il problema, una escamotage per finanziare il debito e per proseguire “sotto altra forma”. Nondimeno, allo stato dei fatti, come efficacemente afferma Sergio Pelaia nell’articolo di mercoledì, la sorte di tutte queste persone - già precari e senza diritti da oltre 15 anni - ad oggi è ancora più incerta.

La complicazione della mancata stabilizzazione condiziona la possibilità di finanziare adeguatamente anche i normali interventi in favore dei disoccupati. Infatti, i fondi regionali annualmente stanziati per l’occupazione vanno stornati nell’unico calderone del ripiano (parziale, perché insufficienti) dei debiti che si accumulano per questi lavoratori precari, comunque lasciati nell’incertezza perenne. Dopo tanti anni, se non altro moralmente, dovrebbero essere considerati creditori di una maggiore considerazione politico-normativa nei confronti di questa Regione scialacquona e priva di onesta attenzione nei loro confronti. È utile rammentare che il legislatore nazionale, con il d.l. n. 78 del 2009, per convenire ad una responsabile conclusione del precariato, avrebbe inteso consentire alla Regione, nel triennio 2010-2012, la stabilizzazione “nelle amministrazioni pubbliche, mediante la previsione di una riserva di posti in concorsi banditi per assunzioni a tempo indeterminato”. Non, invece, l’esatto contrario, come azzardato con la norma cancellata dalla sentenza, che azzardava la proroga al 2014 del termine finale di stabilizzazione dei precari.

Nella maggior parte delle politiche di bilancio regionale possiamo rilevare, come cittadini calabresi, una continua rincorsa per sfuggire completamente alle responsabilità politiche e sociali, specie nei confronti dei meno fortunati. Ma le alchimie operate sono risultate parecchio inefficaci. Sarebbe opportuno ammettere onestamente che la strategia di indebitamento della Regione Calabria deve essere rivista sia in legalità che in efficacia degli interventi. La recente sentenza n. 18/2013 è il termometro del metodo sbagliato. Sono troppi i settori in cui la Regione ha splafonato: dalla sanità, alle assunzioni di dirigenti senza copertura finanziaria; dagli incentivi all’Aeroporto reggino, allo striplamento della Stazione Unica Appaltante  mediante  l’incremento da una a tre delle «sezioni tecniche» con la previsione di un dirigente «equiparato a quello di servizio della Giunta regionale» per ogni Sezione; e via di seguito. Inoltre sta continuando nell’indebitamento disponendo incarichi extranorma molto probabilmente di favore. Il tutto rimunerato con le tasse dei cittadini ed anche a spese dai lavoratori precari che non possono raggiungere la sospirata tranquillità. Ma anche da tutti i calabresi disoccupati che un’occasione di lavoro, anche part-time ed a sollievo momentaneo delle enormi difficoltà, la gradirebbero come una boccata d’ossigeno per non soccombere alla miseria.

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mini precari_4Potrebbe scatenare un vero terremoto sociale la comunicazione inviata poche ore fa dal Dipartimento Lavoro della Regione Calabria a tutti gli enti "utilizzatori" di Lsu-Lpu (Comuni, Province, Comunità montane, Asp, cooperative sociali). Per effetto della sentenza n.18/2013 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittimo l'art.55, comma 1, della legge regionale 47/2011 (che modificava il termine per la stabilizzazione spostandolo dal dicembre 2011 al 2014), questi enti non hanno più il presupposto giuridico per mantenere in servizio i lavoratori precari che, stando così le cose, non potranno neanche ricevere le spettanze riguardanti il 2013. Il Dipartimento Bilancio, infatti, ha rimandato indietro, non impegnata, la proposta di decreto di impegno fondi per sussidi e integrazioni LSU-LPU annualità 2013.

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mini stadioserraSERRA SAN BRUNO - Tutto rinviato tra Serrese e Pianopoli. Nel pomeriggio odierno, allo stadio comunale 'La Quercia' sarebbero dovuti scendere in campo i biancoblu di mister Rolando Megna e l'undici catanzarese del collega Mastroianni. A causa delle abbondanti nevicate che, nella giornata di venerdì, hanno interessato un po tutto il comprensorio, il rettangolo di gioco era a dir poco impraticabile, tant'è che le squadre non si sono neppure presentante alla struttura di via Aldo Moro. In settimana, il Comitato regionale Calabria della Lega nazionale dilettanti si pronuncerà sulla prima data utile per il recupero dell'incontro. Sull'altro fronte, quello delle partite giocate, il Soriano di mister Baroni non va oltre l'uno a uno dall'insidiosa trasferta di Nicotera e interrompe, così, la lunga striscia di vittorie consecutive. Domenica prossima, la capolista riceverà il Prasar, mentre la Serrese sarà impegnata in trasferta contro il Real Pianopoli.

(foto tratta dal profilo facebook dell' A.C. Serrese e riferita alla giornata di ieri)

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mini stillitani
Francescantonio Stillitani sbatte la porta e se ne va. Dopo l’esclusione dalle liste per il Senato e soprattutto per la Camera dei Deputati, l’Assessore regionale al Lavoro, Formazione Professionale e Politiche Sociali, in una nota stampa diffusa nel pomeriggio rende pubblica la sua decisione di abbandonare il partito di Casini e soprattutto, di rimettere l’incarico rivestito ormai da due anni in seno alla Giunta regionale. “Non me la sento di continuare a militare nell’Udc e perciò lascio il partito, non condividendone più la logica gestionale che ritengo oggettivamente ingiusta” spiega Stillitani precisando di non voler aderire al momento a nessun altro progetto politico. Non si tratterebbe quindi di un esodo in un altro partito in previsione di una potenziale candidatura per le imminenti politiche, anche perché ormai la maggior parte degli schieramenti hanno quasi tutti reso ufficiali i nomi dei rispettivi candidati pronti a contendersi una poltrona all’ombra del Parlamento.
Stillitani inoltre “consapevole di essere stato eletto Assessore in quota Udc”, ritiene giusto rimettere “a disposizione del Presidente Scopelliti l’incarico assegnatogli”. Lo stesso Stillitani, in chiusura della nota stampa diffusa oggi, non ha mancato di ringraziare proprio Scopelliti per la fiducia fino ad ora accordatagli. 
I malumori per il politico vibonese emergono quindi in seguito alle recenti scelte operate dall’Udc regionale in accordo con i vertici nazionali, che gli avevano preferito Michele Trematerra (secondo dopo Casini nel listone “Scelta Civica” guidato da Mario Monti per il Senato) e Katia Stancato (economista ed imprenditrice cosentina). Mentre alla Camera sotto il simbolo Udc, i posti eleggibili sono stati assegnati al capolista Lorenzo Cesa ed, in ordine, Roberto Occhiuto (deputato uscente) e Franco Talarico. Oltre a Stillitani, che avrebbe quindi rifiutato la quarta posizione, rimangono quindi fuori dai giochi per sopraggiunti limiti d’età gli uscenti Mario Tassone e Ida D’Ippolito.
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Giovedì, 10 Gennaio 2013 18:49

Politiche 2013, è rissa nell'Udc calabrese

mini francescantonio-stillitaniNon c’è nulla di più sporco della “politica-mercato” che accende la vigilia di ogni elezione. E mentre i cittadini si aggrovigliano nel legittimo tentativo di capire a chi dare o non dare il consenso, illudendosi di poter consultare programmi e progetti, le idee latitano e la corsia preferenziale che porta a Roma è dominata, principalmente, da conflitti e strategie d’assalto.

 

L’importante per tutti non è spiegare che cosa faranno o vorranno fare una volta eletti, l’importante è esserci. Al bando programmi elettorali e proposte innovative, basta che si mangi.

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mini bastone_del_cittadino_a_FabriziaRiceviamo e pubblichiamo: 

FABRIZIA - In questi giorni si sono accavallati un paio di eventi politici di notevole rilievo sostanziale i quali, tuttavia, considerandoli all'esito dello svolgimento e sotto il profilo della magra risonanza ottenuta, si sono rivelati di scarsissimo interesse partecipativo per la cittadinanza di Fabrizia: il Consiglio Comunale di sabato scorso e le primarie del Centro-sinistra del 25 novembre.

Quasi ignorati entrambi.

Il Consiglio comunale non ha più nulla da far conoscere: il sistema è consolidato ed il potere non ha altro compito se non quello di perpetrare se stesso – sia pur nel totale immobilismo amministrativo e decisionale.

Una mesta presidenza, quasi artificiale, utile solo per la modesta remunerazione e, forse, per ravvivare un morente sentimento di potere in estinzione.

Nonostante gli argomenti abbastanza rilevanti per l'intera collettività, siamo costretti ancora una volta a sottolineare la negativa dimostrazione d'interesse della gente e, cosa ancora più grave, della minoranza consiliare – latitante sia sotto il profilo della forma sia sotto quello dei contenuti. Questo è, non ci stanchiamo di rilevarlo, un grave nocumento alla democrazia, poiché in assenza della necessaria partecipazione dell'Opposizione consiliare, si perde il contrappeso democratico della gestione della cosa pubblica.

Sotto il profilo contenutistico, poi, non si è capito bene quali siano i provvedimenti che il Consiglio ha approvato per l'assestamento di bilancio. Infatti, chi aveva il potere e dovere di richiedere i chiarimenti, cioè l'Opposizione, non ha rivolto il suo interesse al problema, pur mantenendo formalmente l'attribuzione elettorale. L'Amministrazione in carica ringrazia sicuramente per l'autonomia ed il monopolio di fatto che, a scapito delle istanze democratiche e partecipative, gli è stato regalato.

Eppure, l'assestamento di bilancio è un argomento così importante che, da solo, avrebbe meritato maggior credito. Mancano circa 59 mila euro per quadrare il bilancio, è stato detto. La soluzione ha fatto riferimento semplicisticamente alla necessità di affrontare con oculatezza la situazione, non rilevando altri problemi sostanziali. Pare tuttavia che i problemi ci siano. Perché, altrimenti, prevedere la necessità di vendere appositamente le case popolari, non in risposta a legittime istanze abitative degli aventi diritto, ma solo strumentalmente, per quadrare il bilancio? Pur assumendo per buono l'intervento di salvaguardia degli equilibri di bilancio mediante l'alienazione di case popolari, si deve in ogni caso tener presente che l'entrata che si prevede a copertura del disavanzo deve avere il requisito della certezza. Nel caso di alienazione di immobili (secondo la Corte dei Conti) la certezza di entrata si ha solo in presenza del titolo che ne attesti la compravendita, non essendo sufficiente il compromesso o il preliminare di vendita, dai quali si acquisisce solo il diritto di portare a termine l'operazione. Pertanto, nel caso di specie, con la semplice emissione del bando per la dismissione non si può dire che si sia di fronte ai requisiti richiesti per avere la “certezza” dell'entrata. Tutto ciò è questione sostanziale: riguarda il rispetto del principio di legalità nell'agire amministrativo – a prescindere dalla giustezza e dalla opportunità inerente la scelta della vendita delle case, probabilmente abitate da famiglie che non possiedono le capacità economiche per acquistare la proprietà di un alloggio. Per inciso, non si può tralasciare un altro dato oggettivo: Fabrizia è strapiena di case in vendita, forse a più buon mercato e migliori di quelle offerte dal Comune.

Infine, sull'argomento dei rilievi della Corte dei Conti, riferiti in sintesi dal Sindaco, liquidato con noncurante ovvietà mediante un semplicistico rinvio al “prendere per buona” la relazione della Responsabile di Ragioneria, non vi è stato alcun esaustivo chiarimento. Si potrebbe, in teoria, comprendere il disagio per l'assoluta mancanza di pubblico, se non fosse che nella stessa sala vuota, il Sindaco ha, invece, ritenuto essenziali altre comunicazioni, di natura politico-propagandistiche, quale il preannuncio del prossimo resoconto semestrale dell'amministrazione.

A tutto ciò si aggiunga una breve meditazione sullo svolgimento delle primarie del Centro-sinistra: ancora una volta si rileva il fenomeno di un grande disinteresse per alcuni eventi di rilievo della vita sociale. E' stato così per questa occasione di democratica partecipazione alla scelta della leadership di metà del popolo italiano, del rappresentante che probabilmente dovrà governare le sorti del Paese Italia per cinque anni dal prossimo marzo 2013. Si consideri che ha votato uno scarso 6% degli aventi diritto. Cosa dire? Sarà colpa del disamore per la politica, come dappertutto? Oppure ci sarà un motivo più radicato nell'ambito locale, che discenda da umori contrastanti e da notevoli incertezze per un futuro sociale in forte inibizione, promanante dalla strana mescolanza politica e dall'intreccio di interessi tutt'altro che democratici e trasparenti su cui è stato costruito l'ultimo esperimento elettorale?

Maria Cirillo

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mini pasquale_con_la_madre_maria_rosa

SERRA SAN BRUNO - È morto senza un perché. Ed i genitori, ancora oggi, chiedono verità e giustizia. Vogliono che sia fatta luce sulla morte di Pasquale. Non accettano che dopo appena un anno dal delitto, la Procura della Repubblica abbia deciso di archiviare il caso. Per Pasquale, così come per molte altre vittime innocenti, non ci sono colpevoli. I morti ammazzati, però - soprattutto in Calabria - ormai non si contano più. Giovani nel pieno della maturità trucidati barbaramente. Filippo Ceravolo, Pasquale Andreacchi e tanti altri. Vittime innocenti. Figli di una terra dimenticata da tutto e da tutti. Soprattutto dai media nazionali. Gli assassini di Pasquale, dunque, rimangono impuniti. E a Serra è come se nulla fosse successo. Il silenzio della gente comune è assordante. In questi casi, chi sa qualcosa, preferisce non parlare.
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Sabato, 27 Ottobre 2012 17:34

La mattanza degli innocenti

mini filippo_ceravoloSERRA SAN BRUNO – A 19 anni credi che nulla possa intaccare la tua felicità. Ti senti quasi onnipotente. Sai di avere tutta una vita davanti, e quindi ti godi a pieno la dolcezza di quell’età. E’ giusto che sia così. E Filippo Ceravolo era così. Stava vivendo la sua giovinezza in un angolo di Calabria in cui nascere, purtroppo, è una sfortuna. Si divideva tra il lavoro, che lo portava in ogni angolo della regione a vendere dolciumi insieme al padre, e la fidanzata. Probabilmente proprio da lei stava andando giovedì sera. Era tranquillo, come al solito, perché a 19 anni non pensi di rischiare la vita se chiedi in prestito l’auto ad un conoscente. Ed è giusto che sia così. Invece a Soriano, nell’Alto Mesima, nelle Serre, non è così. Si muore a 19 anni, assassinati, senza nessuna colpa. Filippo è stato scambiato per un altro, e gli hanno sparato a pallettoni, alla testa. L’auto su cui viaggiava è intestata a Danilo Tassone. Pare che gliel’avesse prestata il fratello di Danilo, Domenico, 27 anni. Ancora non è chiaro se Domenico fosse insieme a Filippo al momento dell’agguato, se gli avesse dato un passaggio o se gli avesse solo prestato la macchina, fatto sta che Filippo è stato trovato sul ciglio della strada

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