Domenica, 15 Settembre 2013 13:22

Costruire la bellezza. A Pizzo i muri parlano

mini 1003033_394120327355371_1029586863_n-1Se i muri di Pizzo potessero parlare, racconterebbero di come, dopo anni di abbandono, qualcuno ha cominciato a prendersi cura di loro. Potrebbero rivelare come hanno fatto a rinascere. Direbbero a tutti perché, all'improvviso, quella gente che prima passava indifferente, schiacciata dalla quotidianità e disinteressata alla realtà circostante, adesso ha cambiato sguardo. Spiegherebbero come mai quella massa di individui anestetizzati, apparentemente insensibili alle proprie radici, tutto a un tratto ha iniziato ad accorgersi di loro e a capire che, forse, è meglio provare a costruire la bellezza piuttosto che inseguire il nulla preconfezionato che la società postmoderna propaganda come futuro.

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mini giganti"Salvador era un uomo, vissuto da uomo, morto da uomo, con un fucile in mano". In questo modo i Nomadi di Augusto Daolio ricordavano la figura dello "sfortunato" Salvador Allende, che si vide sottrarre la vita ma soprattutto il sogno de La vía cilena al socialismo sotto il famoso "cielo grigio di piombo" cileno.
 
L'11 settembre è una data storica, ricordata per ovvi motivi, soprattutto per la misteriosa caduta delle Torri Gemelle nel 2001. Ma esiste chi, per fortuna, non si sottopone alla prova del paraocchi e riesce a guardare anche oltre le cose per non essere sempre costretto ad espletare pianto da prefica sotto l'iniezione mediatica.
 
Sempre nel rispetto di tutte le vittime del mondo, l'essere umano che racconta le cose - sola facoltà che lo rende diverso dall'animale - dovrebbe avere la sensibilità di vedersi al centro "del mondo", non di "un mondo", per dare un senso differente alla propria vita.
Se l'11 settembre del 2001 qualcuno cercava di porre un freno ai soprusi e all'egemonia economica degli Stati Uniti o, se gli stessi avevano pianificato, con l'ingordigia dei banchieri, di impietosire il mondo, per il momento non lo sapremo... di sicuro sappiamo che, sempre con lo zampino degli imbellettati a stelle e strisce, l'11 settembre del 1973 si spegneva il sogno di una nazione, il Cile.
Questo per dire che la Storia ha il diritto di essere ricordata, tutta non a singhiozzi, e nel suo piccolo l'associazione politico-culturale "Rinascita per Cinquefrondi" (costola del collettivo Onda Rossa) ha cercato di sensibilizzare la gente con la riuscitissima manifestazione "Rinascita in Festa", una  4 giorni svoltasi dal 3 al 6 settembre scorso nel Parco Matteotti della cittadina di Cinquefrondi,  fatta di fiera, mostre, installazioni, musica, dibattiti politici, giochi per bambini, teatro, dj-set e cucina tipica calabrese.
 
Gli eventi culmine di ogni giornata sono stati gli Effetto Serra martedì 3 settembre, Mimì Sterrantino e gli Accusati mercoledì 4, gli Etnosound giovedì 5 e gli intramontabili Inti-Illimani venerdì 6 settembre a chiusura della manifestazione con la partecipazione dell'associazione culturale "Il Brigante" di Serra San Bruno che si è esibita lungo le vie di Cinquefrondi  col tradizionale ballo dei giganti.
 
Con la loro data cinquefrondese, gli Inti-Illimani  hanno dato via al loro tour italiano partendo proprio dalla Calabria. Prima che gli stessi si esibissero, alle ore 19, i membri di Rinascita hanno avviato un dibattito politico con gli Inti-Illimani, portavoce Jorge Coulón Larrañaga (da sempre nel gruppo anche dopo lo smembramento che ha portato alla formazione degli Inti-Illimani Histórico nel 2004). Jorge Coulón ha raccontato ai presenti la sua esperienza italiana, un'esperienza bellissima ma "costretta" di seguito al golpe cileno dell'11 settembre del 1973. Gli Inti-Illimani, che all'epoca avevano cominciato il loro primo tour europeo, vengono avvisati da un fan il quale poco prima aveva appreso la notizia in Tv: "In Cile si è consumato il colpo di Stato. Pinochet ha preso il potere". Dapprima si pensa ad una cosa da niente, effimera, che morirà sul nascere... rendendosi conto del contrario, gli Inti-Illimani ottengono quindi il diritto di asilo politico rimanendo in Italia dal 1973 al 1988.
 
Non sono mancati nel dibattito i confronti territoriali tra Cile e Italia e la critica al sistema di annientamento della cultura che relega sempre agli ultimi posti l'Istruzione e la Sanità e il ritorno delle destre al potere, anche in Cile. Fenomeni che potranno essere sconfitti solo attraverso una rivoluzione culturale.
Alle ore 22:30 gli Inti-Illimani salgono sul palco, una miriade di persone giunte da tutte le parti della regione per ascoltarli. Eccelsi virtuosismi musicali e tutti i componenti del gruppo che alla fine di ogni pezzo si cambiano gli strumenti con la facilità e naturalezza di una stretta di mano, ad incantare un pubblico fremente di gridare il proprio inno: El pueblo unido jamás será vencido!   
 
Ci avviciniamo dunque all'11 settembre, data indimenticabile per ovvi motivi, come si ricordava sopra... Giustissimo ricordare le vittime del 2001, ma, soprattutto gli italiani e il mondo tutto non possono non ricordare le vittime del 1973 in Cile, quando la nostra nazione dimostrò coraggio offrendo asilo politico agli Intilli-Imani, del tutto ignari di ciò che gli sarebbe potuto accadere se quell'11 settembre si fossero trovati in una qualsiasi altra meta europea. 
 
 
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mini sharo_per_vizzarro_1«La famiglia Gambino ed il direttore della Casa della Cultura, Massimo Pollichieni, avendo tristemente constatato, l’indifferenza e il mancato interessamento da parte del comune di Serra San Bruno, ad assegnare una sede alla Fondazione, (che metterà a disposizione pubblica la biblioteca e l’archivio di Sharo Gambino) e avendo vagliato le varie proposte ricevute, (hanno dato disponiblità il Comune di Lamezia Terme, Comune di Vibo Valentia, Comune di Riace, Comune di Vazzano, Comune di Torre di Ruggiero, Comune di Sorianello, Comune di Arena, Comune di San Lorenzo del Vallo, Comune di San Demetrio Corone, Comune di Panettieri, Provincia di Cosenza, Provincia di Catanzaro), ha deciso, per ovvii motivi di scegliere come sede della Biblioteca il Comune di Vazzano, luogo di nascita dello scrittore calabrese».

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mini prefettura_viboVIBO VALENTIA - Nella giornata di venerdì il Consiglio dei Ministri ha varato il riordino dei vertici di ben tre prefetture calabresi, determinando avvicendamenti - oltre che a Vibo - anche negli UTG provinciali di Cosenza e Catanzaro. Michele Di Bari, ormai ex prefetto di Vibo Valentia, sarà ora sostituito da Giovanni Bruno, per trasferirsi a sua volta alla guida della provincia modenese. Di Bari, 57enne di Mattinata (Foggia), era stato nominato alla guida dell’UTG di Vibo Valentia il 27 gennaio 2012, con decorrenza dal 6 febbraio successivo. Aveva debuttato nelle sua carriera prefettizia nel 1990 e nel 2001 era stato promosso alla qualifica di viceprefetto. In passato ha ricoperto vari incarichi, tra i quali quelli di vicecommissario governativo della provincia di Barletta-Andria-Trani, commissario straordinario di numerosi comuni, nonché commissario ad acta per l'esecuzione di provvedimenti giurisdizionali del Tar. Ora, in previsione dell’imminente trasferimento alla prefettura di Modena, ha voluto salutare il territorio vibonese con un breve ma intenso comunicato stampa: "Lascio questa splendida terra nella consapevolezza di essermi posto al suo servizio con passione ed entusiasmo per il bene delle comunità che ho voluto conoscere, apprezzandone le enormi potenzialità di crescita e di sviluppo. Un percorso che ho intrapreso, sin da subito, operando a fianco della popolazione, degli enti locali, della magistratura, delle forze di polizia, delle istituzioni territoriali, della scuola e della chiesa locale, dal sindacato e dagli organi di stampa, traendo quotidiano stimolo dal vasto patrimonio culturale del volontariato e dell'associazionismo. Una esperienza che mi ha messo al cospetto delle numerose povertà antiche ed emergenti, ma anche della forza di tanti che desiderano vivamente affrontare le attuali sfide allo scopo di assicurare una migliore qualità della vita e riappropriarsi, in talune situazioni, dei diritti fondamentali. Insieme, davvero, si possono percorrere anche strade impervie. E la proficua sinergia istituzionale che ho cercato di realizzare anche laddove poteva esserci scoraggiamento. Un grazie di cuore a tutti coloro che ho incontrato nella certezza che ogni sguardo non sarà dimenticato. Auguri per questi meravigliosi territori”.

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mini bimbo_ARiceviamo e pubblichiamo: - Vicinanza all’Associazione Culturale “Il Brigante” La testa mozzata fatta ritrovare davanti alla sede dell’Associazione culturale “Il Brigante” è l’ ennesimo gesto che manifesta la prepotenza di chi sa solo ricorrere alla brutalità per tentare di dimostrare la sua apparente forza, quella forza che sente venir meno di fronte all’impegno delle organizzazioni che esprimono la loro libertà nella costruzione del bene comune. Deve essere chiaro che il vile messaggio deve interpellare tutti e non solo chi lo ha subito, ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di affrontare le illegalità, ribellandosi e non arrendendosi alle intimidazioni, ognuno di noi deve sentirsi parte attiva nel contrasto alle mafie, con i fatti più che con atti di solidarietà, a tutte quelle associazioni che oggi sono sotto tiro della ‘ndrangheta. Ci sentiamo oggi vicini e solidali con i militanti dell’Associazione, da sempre impegnata nella lotta contro la criminalità organizzata, ideale che ci accomuna e proprio per questo non possiamo non mettere a disposizione il nostro impegno e i nostri saperi per una risposta ferma ed unitaria al grave atto intimidatorio.

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mini sede_associazione_Il_BriganteSERRA SAN BRUNO - Ieri sera l’Associazione Culturale Il Brigante ha subito una raccapricciante intimidazione: una testa mozzata di pecora è stata ritrovata, pochi minuti dopo le ore 22:30, ai piedi della porta d’ingresso della sede storica de Il Brigante, in pieno centro a Serra San Bruno. La macabra scoperta l’hanno fatta alcuni attivisti che si trovavano in quel momento all’interno dei locali dell’associazione e che hanno prontamente denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine. Un segno di matrice inequivocabilmente ‘ndranghetista: un’inquietante minaccia di morte, rappresentata con il classico rito del “macabro” cimelio della testa di animale decapitata e adagiata, col sangue ancora caldo, sull’atrio di ingresso. Un atto gravissimo che ha colpito un luogo di aggregazione sociale e di lotta politica

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Venerdì, 29 Marzo 2013 15:16

Sergio Di Giorgio: la zampogna come mamma

mini una cosa a treRacconta Peppe Ranieri detto “Lu Pulici”, allievo di Bruno Tassone maestro costruttore di zampogne da Serra San Bruno, e a sua volta maestro, o meglio uno dei maestri di zampogna di Sergio Di Giorgio, che il giorno in cui impalmò la sua Clara, con un occhio guardava il prete che celebrava il sacro uffizio e con un altro guardava fuori verso i suoi amici “zampognari” che intanto proprio fuori dalla Chiesa di Briatico accordavano gli strumenti preparandosi alla festa. “La zampogna è la Mamma”, risponde alla mia “giornalistica” domanda “Cos’è la zampogna?”. Di Giorgio comincia il suo percorso artistico e scientifico nella musica, nella ricerca e nello studio della tradizione musicale popolare fondando assieme a Francesco Forgione, Goffredo Plastino, Ettore Castagna il gruppo musicale “Re Niliu”, gruppo al quale  si aggiunsero da subito Danilo Gatto e Salvatore Megna (“The Voice” della canzone calabrese) e altri nel corso dei vent’anni circa di storia. Mimmo Vazzana, Diego Pizzimenti, Mimmo Mellace, Claudio Messineo.

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mini IMMAGINEXCOSERRA SAN BRUNO - Lou Palanca 2 (pseudonimo di Fabio Cuzzola) l'ha definita una "storia scomparsa". "Dimenticata". "Celata negli anni". La storia è quella di Luigi Silipo, sindacalista ed esponente di rilievo del Partito comunista italiano, assassinato a Catanzaro il primo aprile 1965, mentre rientrava a casa. A distanza di quarantasette anni, ancora oggi nessuno è riuscito a dare delle risposte. Di cosa si è trattato? Per quale motivo è stato ucciso Luigi Silipo? C'è l'ombra della 'ndrangheta dietro l'assassinio del dirigente del Pci? Si è trattato di un omicidio politico o passionale? Interrogativi, dubbi e incertezze che, ancora oggi, attendono di essere risolte. Un omicidio colmo di misteri insomma. Dopo un primo periodo di partecipazione e interesse, l'accaduto venne progressivamente dimenticato, fino ad essere cancellato dalla memoria collettiva.
Lou Palanca, attraverso il libro ''Blocco 52'', cerca di ripercorrere quei fatti e di fare luce sulla morte di Silipo. Storia di un dirigente del Pci per certi aspetti atipico. Dissidente rispetto ai quadri dirigenti del partito di Enrico Berlinguer e Palmiro Togliatti. Il romanzo, edito da Rubettino, è uscito nelle librerie lo scorso 30 dicembre e nella serata di sabato è stato presentato nel corso di una iniziativa organizzata dall' associazione culturale ''Il Brigante''. L'evento, dal titolo ''Pagine perdute. Calabria canta e piange: da Mastro Bruno Pelaggi a Sharo Gambino, da Ciccio Svelo a Lou Palanca'' - rientrante nell' ambito degli eventi organizzati dal ''Brigante'' in occasione del 100esimo anno dalla morte di Mastro Bruno Pelaggi, poeta e scalpellino serrese - si è aperto, appunto, con la presentazione del volume di Lou Palanca, per poi proseguire, in serata, con una cena sociale, allietata da musica e poesie, con Gianni Cusumano, Giancarlo Galante, Francesco Villari e Pino Amaddeo ('Autori Appesi') e dalle incursioni poetiche di Ulucci Alì. Il dibattito ha rappresentato anche l'occasione per ricordare altre figure vittime di una Calabria «negligente e menefreghista», come l'ha definita  lo stesso Cuzzola.
Peppino Valarioti. Ciccio Vinci. E tanti altri ancora. Ma anche Mastro Bruno Pelaggi, Sharo Gambino e Ciccio Svelo. Personaggi che hanno contribuito alla crescita culturale e politica della nostra regione. Quello di sabato, dunque, è stato un momento di ritrovo. Un evento utile per ripercorrere le vicende dei figli illustri della nostra terra. ''Blocco 52'', invece, è come un "figlio che deve condotto e portato sulla giusta via» affinché «la storia si diffonda e continui a camminare sulle gambe di ognuno di noi". Sulla morte di Silipo, però, prendono vita altre storie - raccontante da Lou Palanca - che dal capoluogo calabrese arrivano fino a Praga. Una narrazione "a più voci" racconta queste vicende, fra il "richiamo al sogno interrotto di una società più giusta e il mistero di un caso irrisolto". 

(articolo pubblicato su Calabria Ora)

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mini SSL20177SERRA SAN BRUNO - Ha rubato interamente la scena ai giovani presenti in sala con le sue storie, i suoi racconti di vita, i suoi aneddoti. Mario Tozzi, geologo noto al pubblico della tv, ha partecipato nella mattinata di ieri all' incontro organizzato nell'aula magna dell' Istituto di Istruzione Superiore "Einaudi" di Serra San Bruno, rientrante nell'ampio e articolato progetto del Tropea Festival 'Leggere&Scrivere', la rassegna culturale che, in questi giorni, sta interessando comuni quali Vibo Valentia, Soriano Calabro e - appunto - Serra San Bruno. Il convegno, dal titolo “Dopo il millennio. Natura, ambiente e sviluppo sostenibile” è stato moderato dal dirigente scolastico Tonino Ceravolo. Presenti, oltre a Mario Tozzi, anche Mauro Minervino, antropologo e scrittore e Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario vibonese. Dopo una breve introduzione del dirigente Ceravolo, a prendere la parola è stato Minervino, il quale si è soffermato, in particolare, sulle problematiche della nostra regione, sottolineando come 'il Sud e la Calabria rappresentano l'estrema complessità di questo Mondo. A me piace raccontare la Calabria di oggi. Mettere in luce le contraddizioni ma anche le bellezze di questa terra. Luoghi che bisogna amarli e custodirli, perchè rappresentano un pezzo della nostra storia, delle risorse per la nostra vita. Insomma, ripartire dalla cura dei luoghi. Una sfida - ha aggiunto Minervino - che i giovani devono prendere al volo. Un compito difficile si, ma non impossibile da attuare'. Subito dopo, ad intervenire è stato Mario Tozzi che, in estrema sintesi, ha posto l'attenzione sull' evoluzione dell'uomo e sulla scarsità di risorse presenti sulla Terra. La conclusione dei lavori è toccata a Floriani che, dal canto suo, ha considerato il Festival come 'un'esperienza culturale di particolare rilievo per tutto il Vibonese che, sicuramente, cercheremo di ripetere anche il prossimo anno'.

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mini TEMPO-NUOVO-1-bisRiceviamo e pubblichiamo:

Domenica 9 dicembre l’Associazione culturale “Tempo nuovo” presenterà il cartellone della sua sedicesima stagione teatrale.

In programma: spettacoli di prosa, commedie brillanti, ma anche rappresentazioni che invitano alla riflessione,  tenendo conto dei gusti eterogenei degli spettatori e mantenendo l’alto profilo che ha sempre contraddistinto le stagioni di “Tempo nuovo”.

Punto di riferimento culturale per un ampio comprensorio, nel corso degli anni il sodalizio: ha promosso e realizzato  laboratori teatrali per bambini e ragazzi, ha creato una sua compagnia, ha prodotto spettacoli, ha portato in scena rappresentazioni rivolte alle scuole, ha promosso presentazioni di libri e manifestazioni, ha sostenuto delle pubblicazioni e allestito rassegne musicali.

L’appuntamento con la presentazione della nuova stagione è previsto alle ore 17.30 presso il Teatro “Tempo nuovo” sito in via Cappuccini a Chiaravalle Centrale.

È rivolto ai suoi affezionati spettatori, all’intera cittadinanza e a quanti vorranno parte dall’intero comprensorio.

Per contattare l’associazione “Tempo nuovo” si può chiamare al numero 0967/92186, visitare il sito www.teatrotemponuovo.it, consultare il profilo facebook, o scrivere all’indirizzo iQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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